Altro che trasferirsi in India o in Vietnam. Apple ha rafforzato la propria presenza in Cina inaugurando a Shanghai il più grande Apple Store del Paese, nonché il più grande al di fuori degli Stati Uniti e secondo a livello mondiale.
Il negozio, l’ottavo della metropoli (New York si ferma a sette), si trova nei pressi del Tempio Jing’an. Alla presentazione della struttura, costata 11,6 milioni di dollari, erano presenti sia l’amministratore delegato della società di Cupertino, Tim Cook, che il vicepresidente senior del settore retail dell’azienda, Deirdre O’Brien, a conferma dell’importanza dell’evento.
Centinaia di persone hanno atteso l’apertura del centro, a conferma - almeno in linea teorica - di come il brand statunitense continui ad essere considerato uno status symbol dai clienti cinesi nonostante la guerra commerciale e geopolitica in corso tra Stati Uniti e Cina.
La mossa di Apple descrive la strategia del gruppo, intenzionato a respingere l’assalto degli agguerritissimi concorrenti locali, Huawei in primis, e a rilanciare le vendite in un mercato, quello della Repubblica Popolare Cinese, tanto strategico quanto delicatissimo.
Le mosse di Apple
“Siamo entusiasti di aprire Apple Jing’an, un negozio che fonde perfettamente la tradizione con il moderno e si integra perfettamente con questo storico quartiere di Shanghai”, ha affermato Deirdre O’Brien. L’azienda, intanto, ha descritto lo store appena aperto a Shanghai con toni avveniristici: “Dalla nostra fenomenale linea di iPhone ai nuovi MacBook Air da 13 e 15 pollici, Apple Jing’an riunisce tutti i nostri prodotti e servizi insieme a un team straordinario per creare un’esperienza di acquisto davvero magica per i nostri clienti”.
In ogni caso, la visita di Cook oltre la Muraglia andava ben oltre la mera apertura di un negozio. Il CEO della società californiana ha infatti sorriso ai fotografi il giorno dell’inaugurazione del negozio di Shanghai, per poi dirigersi immediatamente a Pechino in vista del China Development Forum, dove i leader aziendali interagiscono con i politici cinesi.
Del resto i numeri parlano chiaro: le vendite di iPhone in Cina sono diminuite del 24% nelle prime sei settimane dell’anno (storicamente una stagione di punta per gli acquirenti cinesi intenzionati ad acquistare un nuovo telefono). Non aiuta il divieto governativo sui prodotti Apple (Iphone compresi) varato dal Partito Comunista Cinese per i funzionari delle agenzie statali e delle grandi aziende sostenute dal governo, aggravato dalle recenti tensioni con gli Usa.
“Continuiamo a investire in Cina, nella catena di fornitura, in ricerca e sviluppo e nei nostri negozi”, ha tuttavia dichiarato Cook al ministro del Commercio cinese Wang Wentao. Dal canto suo, Wang ha dichiarato che la Cina è disposta a collaborare con gli Stati Uniti per creare un ambiente commerciale giusto, stabile e prevedibile per le aziende americane e cinesi, che il Paese sta promuovendo l’innovazione tecnologica e che settori come l’intelligenza artificiale e il cloud computing offrono enormi opportunità a società come Apple.
Una situazione complicata
Apple, come detto, sta assistendo a un sostanziale calo delle spedizioni di iPhone in Cina. Nello specifico, è stata rilevata una riduzione del 33% a febbraio rispetto all’anno precedente, principalmente a causa della crescente concorrenza di rivali cinesi come Huawei e Xiaomi. Il colosso statunitense ha spedito oltre la Muraglia circa 2,4 milioni di smartphone nel mese preso in esame, segnando il secondo calo consecutivo dell’anno e prolungando la tendenza all’indebolimento della domanda per il dispositivo di punta dell’azienda (nel suo mercato estero più strategico).
La situazione si è fatta complicata per l’azienda guidata da Tim Cook quasi in concomitanza con la rinascita di Huawei nel segmento degli smartphone premium 5G avvenuta nel settembre dello scorso anno. Dopo l’uscita della serie Mate 60, la società cinese ha registrato un’impennata delle vendite sul mercato interno.
Nel 2023, secondo IDC Research, la società californiana aveva conquistato per la prima volta la leadership degli smartphone in Cina, con una quota di mercato record del 17,3%. Adesso, in base ai dati di Counterpoint Research, quella stessa quota sarebbe scesa dietro a quella di Vivo, Huawei e Honor.
Come se non bastasse, Apple deve fare i conti con due grane legali non da poco: con una multa da parte dell’Unione Europea di quasi 2 miliardi di dollari per pratiche anticoncorrenziali di streaming musicale e con una causa del governo statunitense in cui si sostiene che l’azienda avrebbe violato le leggi antitrust.