Perché Andrea Delmastro si è dimesso?

Simone Micocci

24 Marzo 2026 - 19:10

Andrea Delmastro si è dimesso: per quale ragione? Ecco cosa ha portato il Sottosegretario al ministero della Giustizia a lasciare l’incarico.

Perché Andrea Delmastro si è dimesso?

Alla fine Andrea Delmastro si è dimesso da Sottosegretario al ministero della Giustizia.

Una decisione che non arriva tanto a seguito della sconfitta al referendum sulla giustizia, quanto per le vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto. Anzi, c’è proprio chi mette quanto successo con Andrea Delmastro tra le cause della vittoria del No al referendum, per quello che molti ritengono che si sia trattato più di un voto politico che nel merito della riforma.

Ma esattamente, ma per quale motivo Andrea Delmastro si è dimesso da Sottosegretario? Non tutti conoscono la vicenda che lo sta vedendo coinvolto in questi giorni che tra l’altro arriva a seguito di un’altra vicenda controversa che lo vide in parte protagonista, quella dello sparo nel Capodanno 2025.

Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio cosa è successo tanto da portare le dimissioni (insieme al Capo di Gabinetto del ministero della Difesa, Giusi Bortolozzi).

Perché Andrea Delmastro si è dimesso?

Le dimissioni di Andrea Delmastro dalla carica di sottosegretario alla Giustizia arrivano in un contesto politico e giudiziario particolarmente delicato, segnato da polemiche e vicende personali che negli ultimi mesi hanno inciso sulla sua permanenza al governo.

A chiarire le motivazioni è stato lo stesso Delmastro con una nota diffusa dopo l’uscita dall’esecutivo: “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”.

Parole che indicano chiaramente come la decisione non sia stata legata direttamente alla sconfitta del referendum sulla giustizia, per quanto comunque abbia inciso, ma piuttosto alle vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto e che, secondo diversi osservatori, hanno contribuito a creare un clima politico sfavorevole per la maggioranza proprio durante la campagna referendaria. In questo senso, il caso Delmastro è stato letto da alcuni analisti come uno degli elementi che avrebbero spinto parte dell’elettorato a esprimere un voto più politico che di merito sulla riforma.

Nel dettaglio, il caso nasce dalla scoperta di una sua partecipazione societaria nella “Le 5 Forchette Srl”, società costituita nel dicembre 2024 a Biella per la gestione di un ristorante nella zona Tuscolana di Roma, la “Bisteccheria d’Italia”. Nella compagine figuravano anche altri esponenti locali del partito, ma a suscitare polemiche è stata la presenza, come amministratore unico, di una giovane imprenditrice risultata essere figlia di un uomo ritenuto vicino al clan camorristico dei Senese, realtà criminale da anni radicata nella Capitale.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Delmastro avrebbe ceduto la propria quota tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dopo che la posizione giudiziaria del padre della giovane socia era diventata definitivamente chiara con la sentenza della Cassazione. A rendere ancora più delicata la situazione hanno contribuito alcune fotografie pubblicate sui quotidiani che lo ritraggono insieme all’uomo in un ristorante della famiglia già nel 2023, quindi prima della nascita della società, e successivamente in altre occasioni conviviali nel locale romano tra il 2025 e l’inizio del 2026.

Dal canto suo, Delmastro ha respinto ogni accusa, rivendicando il proprio impegno politico contro la criminalità organizzata e sostenendo di aver lasciato la società non appena venuto a conoscenza dei legami familiari della socia. Ha inoltre sottolineato come la giovane non fosse indagata né imputata e ha definito la scelta di uscire dalla compagine una decisione presa per coerenza etica e per evitare qualsiasi ombra sulla sua attività istituzionale.

Tra gli episodi che hanno segnato il percorso recente del sottosegretario c’è anche il processo legato allo sparo avvenuto durante la notte di Capodanno 2025 a Rosazza, per la quale Delmastro è stato chiamato a testimoniare davanti al tribunale di Biella nel procedimento che vede imputato il deputato Emanuele Pozzolo, accusato di porto illegale di arma da sparo e di munizionamento da guerra.

Nel corso dell’udienza il sottosegretario ha ricostruito quanto accaduto durante il veglione, sottolineando di non essere presente nella stanza al momento del colpo: “Ero fuori. Ho sentito un botto che poteva essere un petardo, poi mi hanno detto dello sparo”. Il procedimento giudiziario è ancora in corso e prevede nuove tappe nei prossimi mesi.

E andando a ritroso c’è anche il caso Cospito, il quale ha portato alla condanna in primo grado a otto mesi, con pena sospesa, per rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito della vicenda che ha riguardato l’anarchico Alfredo Cospito. In quell’occasione il tribunale di Roma ha ritenuto che il sottosegretario avesse diffuso informazioni riservate provenienti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, quali relazioni sui colloqui avvenuti in carcere tra Cospito, detenuto al regime del 41 bis, e alcuni esponenti della criminalità organizzata.

Il contenuto di quelle informative, classificate come “a limitata divulgazione”, fu poi utilizzato in Aula dal deputato Giovanni Donzelli durante un intervento politico che accusava l’opposizione di ambiguità nei confronti del terrorismo e della mafia.

Insomma, una figura che in questi anni di mandato come Sottosegretario non ha mancato di attrarre su di sé elementi di divisione. Ecco perché rassegnare le dimissioni viene interpretata come un passo politico volto a evitare ulteriori ripercussioni sull’azione del governo e sul dibattito pubblico già acceso dopo il referendum.

Una decisione che, nelle intenzioni dello stesso Delmastro, sarebbe stata assunta per assumersi la responsabilità della situazione e tutelare l’esecutivo in una fase particolarmente complessa.

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