Percentuali invalidità: cosa spetta, quanto e quali sono le agevolazioni previste

Simone Micocci

5 Ottobre 2021 - 10:31

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A seconda della percentuale d’invalidità riconosciuta dall’apposita commissione, ci sono sussidi e agevolazioni a cui si ha diritto. Ecco una panoramica completa.

Percentuali invalidità: cosa spetta, quanto e quali sono le agevolazioni previste

Ti è stata appena riconosciuta una certa percentuale d’invalidità, in quanto affetto da una minorazione fisica o psichica, e adesso vuoi sapere quali sono le agevolazioni o le prestazioni a cui hai diritto. Il nostro ordinamento, infatti, prevede sì numerosi diritti e agevolazioni per coloro ai quali viene riconosciuto lo stato d’invalidità, tuttavia queste dipendono dalla percentuale di riduzione della capacità lavorativa che è stata riconosciuta.

In poche parole, benefici e prestazioni dipendono dalla gravità dell’invalidità - espressa in percentuale - e da ulteriori condizioni aggiuntive, come gli anni di contributi previdenziali accreditati o il possesso dello stato di disoccupazione.

In questa guida faremo chiarezza, a seconda della percentuale d’invalidità riconosciuta, su quali sono le agevolazioni a cui si ha diritto. Come vedrete di seguito, possono essere previsti dei sussidi economici, come la pensione d’inabilità e l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali, oppure previdenziali, come la maggiorazione contributiva per invalidità, o, ancora, di tipo lavorativo, come il collocamento mirato. Più sale la percentuale d’invalidità, a ogni modo, maggiori sono i benefici previsti.

Che cos’è l’invalidità?

Per capire quando si ha diritto alle agevolazioni collegate all’invalidità, bisogna innanzitutto aver ben chiaro che per invalidità si intende la riduzione della capacità lavorativa, derivante da un’infermità o da una menomazione.

Se l’interessato non è in età lavorativa (minorenni, Over 65), per valutare l’invalidità non ci si deve riferire alla capacità lavorativa, ma alla capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

L’invalidità non deve essere confusa con l’handicap che è lo svantaggio sociale derivante da un’infermità o una menomazione; nello specifico, è considerato portatore di handicap chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa.

Una condizione ancora differente è la non autosufficienza, che consiste nell’impossibilità permanente di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza, o di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Quando si ha diritto alle agevolazioni per invalidità?

L’invalidità può dare luogo a benefici e agevolazioni quando è riconosciuta da una specifica commissione medica. Per il riconoscimento è necessario, dopo aver ottenuto l’apposita certificazione medica introduttiva rilasciata dal proprio medico curante, inoltrare all’Inps la domanda d’invalidità.

Invalidità pari o superiore a 1/3

Chi possiede un’invalidità riconosciuta in misura almeno pari a un terzo (ossia al 33,33%), ha diritto a protesi ed ausili relativi alla patologia riconosciuta nel verbale di accertamento della commissione medica.

La commissione medica può inoltre, indipendentemente dalla percentuale d’invalidità riconosciuta, indicare sul verbale il diritto al contrassegno per usufruire dei parcheggi per disabili. Il contrassegno è rilasciato dal proprio Comune di residenza.

Contrassegno disabili, a chi spetta?

Visto che lo abbiamo appena citato, soffermiamoci un attimo sul contrassegno disabili, ossia di quel beneficio che permette alle persone con determinate disabilità di avere maggior facilità nella circolazione con l’auto.

Oltre a permettere di parcheggiare nelle zone riservate ai disabili, dunque, questo permette anche la circolazione in altre zone, come ad esempio nelle ZTL. Va detto, però, che questo non è collegato a una particolare percentuale d’invalidità. Non viene rilasciato a tutti gli invalidi, ma solo a quelli che hanno problemi a muoversi. Ci sono, ad esempio, invalidi al 100% cui il contrassegno non spetta.

Il tagliando, infatti, con durata di 5 anni viene riconosciuto soltanto ai non vedenti e a coloro che hanno una capacità di deambulazione sensibilmente ridotta. Inoltre spetta, con durata inferiore ai 5 anni anche a coloro che si trovano temporaneamente con una capacità di deambulazione sensibilmente ridotta (ad esempio a causa d’infortunio) o alle persone che non hanno una autonomia funzionale e necessitano di assistenza continua per recarsi nei luoghi di cura.

Invalidità superiore al 45%

Chi possiede una percentuale d’invalidità sopra il 45% ha la possibilità di usufruire del collocamento mirato previsto dalla Legge 68/99. Per questi e per altre categorie d’invalidi, difatti, è infatti previsto l’accesso ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati ai disabili.

Nel dettaglio, gli invalidi che hanno diritto all’iscrizione nelle categorie protette sono:

  • le persone in età da lavoro con minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali ed i portatori di handicap intellettivo, in possesso d’invalidità (riduzione della capacità lavorativa) superiore al 45%;
  • gli invalidi del lavoro, con un grado d’invalidità, accertato dall’Inail, superiore al 33%;
  • i ciechi assoluti o le persone con un residuo visivo non superiore a 1/10 a entrambi gli occhi;
  • i sordomuti, cioè le persone colpite da sordità sin dalla nascita o prima dell’apprendimento della parola;
  • le persone che hanno diritto all’assegno d’invalidità civile, per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione permanente a meno di 1/3 della capacità lavorativa;
  • gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla 1° all’8° categoria.

I lavoratori con invalidità civile superiore al 45% possono inoltre essere conteggiati dall’azienda nelle quote di riserva relative alla legge sul collocamento obbligatorio, purché assunti almeno con un contratto part-time del 50% più un’ora (ad esempio, considerando un orario ordinario di 40 ore settimanali, saranno sufficienti 21 ore la settimana).

Invalidità superiore al 50%

I lavoratori dipendenti, con invalidità riconosciuta superiore al 50%, possono fruire di un congedo per cure relative all’infermità riconosciuta, per un periodo non superiore a 30 giorni l’anno.

Il congedo è retribuito come le assenze per malattia, ma non rientra nel periodo di comporto, cioè nel periodo massimo di conservazione del posto.

I costi sono, però, a carico dell’azienda, quindi la possibilità di ottenere il permesso per invalidità va verificato all’interno del contratto collettivo di riferimento.

Invalidità superiore al 60%

I lavoratori dipendenti con invalidità almeno pari al 60% hanno la possibilità di essere computati nella quota di riserva dell’impresa presso cui sono assunti, a prescindere dall’orario del contratto.

Il beneficio non è riconosciuto se l’invalidità è stata causata da un inadempimento del datore di lavoro.

Invalidità superiore ai 2/3 (67%)

Per chi possiede un’invalidità superiore ai 2/3 (ovvero, tradotto in percentuale, di almeno il 67%) è prevista l’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale. Si può godere inoltre di un’agevolazione per il pagamento dei medicinali prescritti con ricetta medica.

I dipendenti pubblici che risultano invalidi in misura superiore ai 2/3 hanno diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili.

Non esiste una possibilità di anticipare la pensione con il 67% d’invalidità civile, ma tuttavia c’è una misura che accompagna l’invalido al pensionamento e con la quale la cessazione dell’attività lavorativa non è richiesta.

Si tratta dell’assegno ordinario d’invalidità che, tra gli altri requisiti, richiede una riduzione della capacita lavorativa superiore a due terzi. Ma come abbiamo accennato la misura richiede anche il rispetto di altri requisiti.

Si tratta di una misura previdenziale, ovvero con importo spettante calcolato sui contributi realmente versati e proprio per questo motivo richiede che il beneficiario abbia maturato almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 anni versati nei 5 anni che precedono la presentazione della domanda.

Cosa molto importante: l’assegno ordinario di invalidità è accessibile sia da lavoratori autonomi che da lavoratori dipendenti ma solo del settore privato; non ne possono, quindi, fruire i dipendenti del pubblico impiego (perché hanno a disposizioni diverse misure per l’inabilità lavorativa che sono precluse a chi dipendente della pubblica amministrazione non è).

Invalidità pari o superiore al 74%

Chi possiede un’invalidità riconosciuta pari o superiore al 74% ha diritto a un assegno di assistenza, concesso sino all’età per la pensione di vecchiaia (67 anni nel 2021), il cui importo è di 287,09 euro mensili, con un limite di reddito di 4.931,29 euro (i valori si riferiscono al 2021).

La pensione d’invalidità civile necessita dello stato di disoccupazione, ma non richiede, come l’assegno d’invalidità ordinario, il pagamento di un minimo di contributi all’Inps.

La prestazione è incompatibile con qualsiasi pensione diretta d’invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, e con tutte le prestazioni pensionistiche d’invalidità per causa di guerra, di lavoro o di servizio, comprese le rendite Inail. In questi casi, l’interessato può comunque optare per il trattamento più favorevole.

Oltre alla pensione d’invalidità civile, chi è invalido in misura almeno pari al 74% può ottenere due importanti benefici pensionistici:

  • l’Ape sociale, un anticipo pensionistico a carico dello Stato, che permette di uscire dal lavoro sino a 4 anni prima del compimento dell’età pensionabile; l’Ape sociale richiede un minimo di 30 anni di contributi (può essere riconosciuta alle donne una riduzione contributiva di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due);
  • la pensione anticipata per i lavoratori precoci, che consente di pensionarsi con 41 anni di contributi, se si possiedono almeno 12 mesi di contribuzione da effettivo lavoro versati prima del compimento di 19 anni di età.

Invalidità pari o superiore al 75%

Per chi possiede un’invalidità riconosciuta dal 75% in su sono previsti dei benefici per la pensione: nel dettaglio, per ogni anno lavorato sono accreditati 2 mesi di contributi in più, sino a un massimo di 5 anni.

L’agevolazione della maggiorazione contributiva spetta a partire dalla data di riconoscimento dell’invalidità in misura pari o superiore al 75%.

Invalidità pari o superiore all’80%

Per coloro che possiedono un’invalidità pari o superiore all’80%, è previsto dal decreto Amato (D.lgs. 503/92) l’accesso anticipato alla pensione di vecchiaia, con 56 anni d’età, per le donne, e 61 anni, per gli uomini. È richiesta una finestra mobile, a partire dalla data di maturazione dei requisiti, pari a 12 mesi.

Il beneficio della pensione di vecchiaia anticipata è riservato ai soli dipendenti del settore privato: l’invalidità civile non è sufficiente per l’accesso alla pensione di vecchiaia anticipata, ma è richiesto uno specifico riconoscimento da parte dell’Inps.

Invalidità del 100%

Chi è invalido al 100%, o inabile, può fruire dei seguenti benefici:

  • pensione per invalidi civili totali, o pensione d’inabilità civile: la prestazione è concessa a chi possiede un reddito annuo sino a 16.982,49 euro (il valore si riferisce all’anno 2021), ed è compatibile, sino al limite di reddito, con l’assegno ordinario d’invalidità; per ottenere il trattamento, che ha lo stesso ammontare della pensione d’invalidità civile (287,09 euro per il 2021), non è richiesto lo stato di disoccupazione;
  • pensione d’inabilità: per il trattamento non basta l’invalidità del 100%, ma è richiesto il riconoscimento dell’inabilità permanente e assoluta a qualsiasi attività lavorativa; bisogna inoltre possedere almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio. Il trattamento è calcolato allo stesso modo della pensione, ma è aggiunta una maggiorazione contributiva;
  • pensione d’inabilità per i dipendenti pubblici: la pensione d’inabilità, senza maggiorazione, è riconosciuta anche ai dipendenti pubblici che sono riconosciuti inabili alle mansioni, o al proficuo lavoro (per proficuo lavoro si intende la capacità di prestare servizio in maniera continuativa ed efficace); a seconda della categoria di appartenenza e del tipo d’inabilità, sono richiesti un minimo di 15 o 20 anni di contributi;
  • assegno d’accompagnamento: hanno diritto all’indennità di accompagnamento, o accompagno, pari a 522,10 euro mensili (l’importo è adeguato annualmente), gli invalidi al 100% non autosufficienti, cioè impossibilitati a compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza o che non possono deambulare senza l’aiuto di un’altra persona; l’assegno è riconosciuto senza limiti di reddito.

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