Per vivere di rendita è meglio puntare sui BTP o sulle azioni da dividendo?

Claudia Cervi

17/11/2025

Quanto si guadagna nel 2025 se investi 50.000 o 150.000 euro su BTP o azioni da dividendo, con rendimenti netti, esempi concreti e le scelte più efficienti.

Per vivere di rendita è meglio puntare sui BTP o sulle azioni da dividendo?

Vivere di rendita è un’idea che affascina molti risparmiatori italiani. Non significa smettere di lavorare o immaginare la vita su una spiaggia tropicale, ma costruire un flusso costante che integri il proprio reddito e renda più leggere le scelte di ogni giorno.

Con i tassi che dopo la grande corsa al rialzo hanno iniziato a scendere, i conti deposito che piano piano limano gli interessi e le Borse che continuano a macinare nuovi record, dove ha più senso cercare la propria rendita. Nei BTP, rassicuranti e agevolati dal Fisco, oppure nelle azioni da dividendo, più generose ma anche più esposte alla volatilità.

Chi ha messo da parte 50 mila euro, o magari 150 mila, oggi è davanti a un bivio meno banale di quanto sembri. I titoli di Stato italiani offrono cedole non più esplosive come nei mesi di massima tensione sui tassi, ma la tassazione al 12,5% fa gola soprattutto a chi ha patrimoni importanti. Dall’altra parte ci sono le big di Piazza Affari che staccano dividendi con rendimenti spesso superiori alle cedole dei bond, sostenuti da utili in crescita e politiche di payout aggressive.

Analizziamo tre BTP italiani oggi sul mercato e cinque titoli italiani ad alto dividendo, traducendo in flussi reali quello che significa “vivere di rendita” per orientarsi meglio.

BTP (cedole fisse e tassazione al 12,5%)

Passiamo ai numeri e partiamo dai titoli di Stato che molti consulenti indicano come “ancora indispensabili” nella costruzione di una rendita. Il vantaggio principale è la tassazione al 12,5% sui proventi, decisamente più bassa rispetto al 26% che grava sui dividendi azionari. E questo elemento non va sottovalutato quando si ha un capitale significativo.

Prendiamo tre esempi concreti:

  • Il BTP TF 3,10% 01/03/2040 (ISIN IT0005377152) ha cedola annua del 3,10 % e sul mercato era scambiato a circa 92,57.
    Il rendimento lordo effettivo risulta quindi superiore al 3,10%. Immaginando 50.000 euro investiti: la cedola lorda sarebbe 50.000 × 3,10 % = 1.550 euro. Dopo tassazione del 12,5% resterebbero circa 1.356 euro netti all’anno. Per 150.000 euro, la cedola lorda salirebbe a 4.650 euro, il netto a circa 4.068 euro.
  • Il BTP TF 3,85% 01/09/2049 (ISIN IT0005363111) con cedola del 3,85% e prezzo intorno a 95,86. Su 50.000 euro investiti, la cedola lorda è di 1.925 euro (netta di circa 1.684 euro). Su 150.000 euro , lorda 5.775 euro , netta circa 5.051 euro .
  • Il BTP FX 4,30% 01/10/2054 (ISIN IT0005611741) con cedola del 4,30% e prezzo di mercato circa 99,88. Per 50.000 €, cedola lorda 2.150 euro, netta di 1.881 euro. Per 150.000 euro, lorda 6.450 euro, netto pari a 5.642 euro.

Questi esempi mostrano che, con una parte obbligazionaria ben selezionata, un capitale “moderato” come 50.000 euro può generare circa 1.300-1.900 euro netti all’anno; con 150.000 euro, si va dai 4.000 euro ai 5.600 euro, a seconda del titolo scelto. Non cifre elevate, ma rendite che permettono di muoversi con più libertà. Tuttavia bisogna accettare due condizioni: mantenere il titolo fino a scadenza (o considerare il rischio di mercato nel frattempo) e che la cedola non cresce, ma resta quella definita all’emissione.

Azioni da dividendo (rendimento, rischio e opportunità)

Ora spostiamoci sull’altro versante, quello delle azioni che staccano dividendi elevati, oggi molto considerate in Italia per chi ha occhi sulla rendita. Il ragionamento è: se una società solida paga una cedola che rende il 5-6 % lordo, può diventare una vera macchina da rendita. Ma attenzione al “rischio”: volatilità, politiche aziendali, contesto macro possono cambiare tutto.

Ecco 5 titoli italiani citati spesso nei portafogli orientati al dividendo:

  • ENEL: dividendo 2025 pari a 0,47 euro per azione.
    Con un prezzo di circa 8,97 euro (al 17 novembre 2025) il dividend yield lordo è circa il 5,41%.
  • Assicurazioni Generali: cedola 2025 pari a 1,43 euro per azione.
    Al prezzo attuale, intorno ai 33,45 euro, il dividend yield si aggira attorno al 4,30%.
  • Intesa Sanpaolo: acconto dividendo 2025 pari a 0,186 euro che verrà staccato il 24 novembre.
    Considerando il prezzo attuale pari a 5,75 euro, lo yield lordo sarebbe del 6,20%.
  • UniCredit: acconto dividendo 2025 pari a 1,4282 euro per azione che verrà staccato il 24 novembre.
    Con il prezzo attuale pari a 63,85 euro, il dividend yield lordo è del 4,55%.
  • Poste Italiane: acconto dividendo 2025 pari a 0,40 euro per azione.
    Se il prezzo e 21,12 euro, il dividend yield lordo è pari al 5,45%.

La media ponderata di questi titoli si colloca intorno a un dividend yield lordo del 5,18%, che scende a circa 3,83% netto dopo la tassazione al 26%.

Calcoliamo ora i flussi di rendita che possono generare due investimenti, uno di 50 mila euro e uno di 150 mila:

Su 50.000 euro investiti, con un rendimento lordo del 5,18% la rendita è di 2.590 euro, mentre il guadagno netto è di circa 1.916 euro.

Su 150.000 euro investiti, il flusso cedolare lordo è di 7.770 euro. Il guadagno netto è di circa 5.748 euro.

I numeri parlano chiaro: se si guarda solo al flusso netto, l’azionario batte quasi sempre i BTP a parità di capitale investito. Ma al prezzo della volatilità. Operazioni straordinarie, cicli economici, cambi nelle politiche di dividendo possono ribaltare i calcoli da un anno all’altro. E va considerato che i prezzi delle azioni oscillano, e in certe fasi anche in modo molto brusco.

Per vivere di rendita, la strategia migliore è quella di imparare a combinare queste due anime del mercato, sfruttando la stabilità fiscale dei BTP e la crescita potenziale dei dividendi.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.