Pensioni, via Quota 100 e ritorno della Fornero: la soluzione per non penalizzare gli italiani

Antonio Cosenza

4 Marzo 2021 - 12:39

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Riforma pensioni necessaria: con l’addio di Quota 100 si torna alla Fornero. Ecco la soluzione pensata da Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Pensioni, via Quota 100 e ritorno della Fornero: la soluzione per non penalizzare gli italiani

Si avvicina per gli italiani l’addio di Quota 100 con il ritorno integrale delle regole dettate dalla riforma Fornero del 2011. Un avvicendamento che inevitabilmente andrà a penalizzare gli italiani, specialmente coloro che per pochi mesi non raggiungeranno i requisiti per andare in pensione a 62 anni con Quota 100.

Per questo motivo, come spiegato da Alberto Brambilla - presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali - il Governo Draghi dovrà pensare al più presto ad una soluzione per non penalizzare gli italiani.

Ne ha parlato al Messaggero, spiegando anche quale potrebbe essere questa soluzione.

Riforma pensioni: cosa significa che “ritorna la Fornero”?

Con l’addio di Quota 100, misura che consente il pensionamento anticipato all’età di 62 anni, si produrrà uno scalone di oltre cinque anni. Senza Quota 100, infatti, si potrà andare in pensione con le sole regole previste dalla riforma Fornero, quindi cinque anni dopo (all’età di 67 anni con la pensione di vecchiaia o anche con 42 anni e 10 mesi di contributi con la pensione anticipata).

Per risolvere questo problema e non penalizzare coloro che per pochi mesi non raggiungeranno i requisiti per il pensionamento con Quota 100 si sta pensando all’introduzione di una serie di misure come già fatto all’indomani della riforma Fornero.

Questo vorrebbe dire nuove salvaguardie e una serie di nuove anticipazioni per sopperire a questo scalone. Si parla, ad esempio, di Quota 102 con delle penalizzazioni in uscita per chi decide di andare in pensione a 64 anni e con 38 anni di contributi.

Ma si tratta ancora di misure che andranno solamente a “tamponare” e non a risolvere. Per questo motivo, ha spiegato Brambilla, sarebbe più opportuno procedere con una revisione della Legge Fornero valida almeno per i prossimi 10 anni.

Riforma delle pensioni: revisione della Fornero

Secondo Brambilla sarebbe più opportuno prevedere una revisione definitiva della Legge Fornero, valida almeno per 10 anni in modo da dare ai lavoratori certezze per il futuro.

La riforma potrebbe essere attuata seguendo diversi passaggi essenziali. Il primo, il più importante, è quello che prevede la totale equiparazione delle regole generali per i modelli retributivi, misti e contributivi.

Ricordiamo, infatti, che oggi chi ha iniziato a lavorare interamente dopo il 1° gennaio 1996 può andare in pensione con altri requisiti, ad esempio all’età di 71 anni e con 5 anni di contributi (pensione di vecchiaia contributiva) o all’età di 64 anni e 20 anni di contributi (pensione anticipata contributiva). Secondo Brambilla servirebbe prevedere dei requisiti uguali per tutti, pensando ad una soluzione più a lungo termine.

Il secondo, comunque essenziale, è quello che guarda a come risolvere il problema dei contributivi puri, i quali rischieranno di avere un assegno molto basso. Per questi bisognerà pensare fin da subito a nuove tutele pensionistiche per i giovani, a partire dal 2036; per farlo bisognerà istituire già da oggi un fondo di equità, da finanziare con 500 milioni di euro l’anno.

E ancora: per Brambilla è essenziale sganciare definitivamente l’anzianità contributiva dall’andamento dell’aspettativa di vita. Per il momento il blocco dei requisiti per la pensione anticipata è in vigore fino al 2026; servirà andare oltre a questa data in quanto 41 anni e 10 mesi di lavoro per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini, sono sufficienti per andare in pensione.

E infine: Brambilla è d’accordo con Quota 102, ma non dovrà prevedere penalizzazioni in quanto queste sono già insite nel meccanismo del calcolo dei coefficienti di trasformazione. D’altronde: con il sistema contributivo andare in pensione prima è penalizzante per il lavoratore in quanto ne va a ridurre l’assegno. Qualsiasi altro taglio sarebbe immotivato.

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