Pensione: come ci va chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996

Pensioni: quali requisiti per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996? Facciamo chiarezza.

Pensione: come ci va chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996

Per andare in pensione ci sono dei requisiti differenti a seconda dell’opzione alla quale si ricorre. Ma non solo: i requisiti per il pensionamento variano anche in base alla data in cui si è iniziato a lavorare, ovvero dal regime di calcolo dell’assegno nel quale si rientra.

Nel dettaglio, c’è una data da tenere bene in mente: il 1° gennaio 1996, data che ha segnato il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo per il calcolo dell’assegno. Con questo passaggio sono cambiate le regole per il calcolo della pensione (molto più vantaggiose con il sistema retributivo), ma questo ha influito anche sulla data del pensionamento.

Per coloro che rientrano interamente nel sistema contributivo, quindi per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e non vanta alcuna settimana contributiva antecedente a questa data, ci sono dei requisiti ulteriori per accedere alla pensione di vecchiaia, come pure ci sono delle opzioni a loro riservate. A tal proposito, vediamo quali condizioni deve soddisfare per andare in pensione chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, ossia coloro che rientrano interamente nel regime di calcolo contributivo della pensione.

Pensione di vecchiaia per chi rientra nel regime contributivo

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 può andare in pensione a 67 anni con la pensione di vecchiaia. Così come per coloro che rientrano nel regime retributivo e nel misto, anche questi devono aver maturato almeno 20 anni di contribuzione per andare in pensione.

Tuttavia, per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 è previsto un ulteriore requisito: nel dettaglio, si tratta di una condizione di tipo economico, in quanto la normativa stabilisce che alla data del pensionamento bisogna aver maturato un assegno di pensione superiore ad 1,5 volte l’assegno sociale. Dal momento che questo nel 2020 ha un valore pari a 459,83€, ne risulta che l’assegno maturato dall’interessato deve superare i 689,74€.

Altra condizione, che tutti devono soddisfare, è quella per almeno 5 anni dei 20 anni di contribuzione devono essere di contribuzione effettiva.

Pensione di vecchiaia contributiva

Esclusivamente per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, vi è un’opzione contributiva della pensione di vecchiaia. Nel dettaglio, questa dà la possibilità di smettere di lavorare anche con soli 5 anni di contribuzione (non sono ammessi contributi figurativi), ma in tal caso il diritto alla pensione si raggiunge al compimento del 71° anno di età.

Pensione anticipata per chi rientra nel regime contributivo

Per quanto riguarda la pensione anticipata, invece, non ci sono differenze per chi ha iniziato a lavorare prima del passaggio al sistema contributivo e per chi invece lo ha fatto successivamente al 1° gennaio 1996. Nel dettaglio, anche quest’ultimi possono accedere alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica, purché nel frattempo abbiano maturato almeno:

  • 42 anni e 10 mesi di contribuzione se uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contribuzione se donne.

Anche alla pensione anticipata precoci, con la quale si può smettere di lavorare al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione, è accessibile anche da coloro che rientrano nel regime di calcolo contributivo. L’importante è aver maturato almeno 12 mesi di contribuzione prima del compimento del 19° anno di età e far parte di una delle seguenti categorie:

  • disoccupati di lungo corso;
  • invalidi con percentuale pari o superiore al 74%;
  • caregivers;
  • lavoratori usuranti.

In tal caso si potrà ricorrere a quella che comunemente è conosciuta come Quota 41.

Pensione anticipata contributiva

Anche per la pensione anticipata, però, esiste un’opzione riservata esclusivamente a coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996. Questa permette l’accesso alla pensione al compimento del 64° anno di età a fronte di 20 anni di contributi maturati.

Vi è però un terzo requisito da soddisfare, di tipo economico: nel dettaglio, alla data del pensionamento bisogna aver maturato un assegno di importo superiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Come visto in precedenza, questo nel 2020 ammonta a 459,83€: l’importo della pensione, quindi, deve essere di almeno 1.287,52€ per poter anticipare l’uscita dal lavoro.

Niente Quota 100 per chi ha iniziato a lavorare dal 1996

Attenzione: non ci sono norme che impediscono l’accesso a Quota 100 per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, tuttavia per come è strutturata questa opzione è ovvio che i suddetti lavoratori ne sono esclusi.

Chi ha iniziato a lavorare dal 1996, infatti, oggi può aver maturato un massimo di 24 anni di contribuzione effettiva, alla quale eventualmente si può aggiungere qualche contributo da riscatto. È impossibile, quindi, che questi riescano prima del 31 dicembre 2021 - ultimo giorno utile per accedere a Quota 100 - a maturare i 38 anni di contributi richiesti per anticipare l’accesso alla pensione all’età di 62 anni.

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