Pensioni, ufficiale la nuova età pensionabile in Italia. È più bassa di quanto pensi

Simone Micocci

15 Gennaio 2026 - 10:13

A quanti anni si va davvero in pensione in Italia? Ecco l’età media effettiva rilevata nell’ultimo Rapporto di Itinerari Previdenziali.

Pensioni, ufficiale la nuova età pensionabile in Italia. È più bassa di quanto pensi

È stato pubblicato il nuovo Rapporto sul bilancio del sistema previdenziale italiano, giunto nel 2025 alla 12a edizione e realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Un documento molto importante in quanto consente di andare oltre i luoghi comuni sulle pensioni e di capire come funziona davvero il sistema previdenziale nel nostro Paese.

Nel dettaglio, questo Rapporto rappresenta un unicum nel panorama italiano in quanto offre una visione d’insieme del welfare, ricollocando previdenza e assistenza all’interno del bilancio dello Stato. Un passaggio fondamentale se si considera che oggi la spesa per la protezione sociale assorbe oltre la metà della spesa pubblica complessiva.

Ebbene, dall’analisi dei dati consuntivi emerge chiaramente uno degli aspetti più dibattuti: l’età pensionabile effettiva. Se sulla carta, infatti, la pensione di vecchiaia resta fissata a 67 anni (almeno fino al 2027 quando ci sarà un primo incremento di un mese), ma i numeri raccontano una realtà diversa. La presenza di canali di pensionamento anticipato, deroghe e strumenti contributivi fa sì che, in media, in Italia si vada in pensione prima di quanto comunemente si creda.

Più precisamente, il Rapporto fotografa la situazione di Inps e Casse professionali con dati aggiornati al 2023, analizzando iscritti, pensionati, contributi e importi degli assegni, e lo fa grazie a una base storica che risale fino al 1989, permettendo di cogliere l’evoluzione del sistema nel lungo periodo. Un quadro che mostra come il tema pensioni non possa essere ridotto alla sola soglia dei 67 anni: come vedremo di seguito, infatti, l’età reale di uscita dal lavoro è più bassa, e i dati ufficiali lo confermano.

Ecco l’età effettiva per la pensione in Italia

Il dato chiave che emerge dal 12° Rapporto sul bilancio del sistema previdenziale italiano è uno solo, ed è destinato a far discutere: nel 2023 l’età media effettiva di pensionamento in Italia è stata pari a 64,7 anni.

Un valore nettamente più basso rispetto ai 67 anni previsti dalla pensione di vecchiaia e che fotografa con precisione la distanza tra la soglia “legale” e quella reale di uscita dal lavoro. Questo dato è stato calcolato considerando tutte le nuove pensioni liquidate - vecchiaia, anticipate e prepensionamenti - ed è ponderato per genere, quindi rappresentativo della situazione complessiva.

Entrando nel dettaglio, l’età effettiva risulta pari a:

  • 64,3 anni per gli uomini
  • 65,3 anni per le donne

La differenza è spiegata dalla maggiore incidenza delle pensioni anticipate tra gli uomini, che nel 2023 hanno rappresentato oltre il 60% delle nuove uscite dal lavoro. Ed è proprio il peso delle forme di pensionamento anticipato a “trascinare verso il basso” l’età media complessiva.

Se si guarda infatti alle singole tipologie di pensione, il quadro diventa ancora più chiaro. Per la sola pensione di vecchiaia, l’età media effettiva di decorrenza sale a 67,5 anni, in linea, e addirittura leggermente superiore, al requisito anagrafico previsto dalla legge. Al contrario, per le pensioni anticipate, l’uscita dal lavoro avviene mediamente intorno ai 61,4 anni, confermando quanto questi canali incidano sulle statistiche complessive.

In altre parole, i 67 anni non rappresentano l’età “standard” di pensionamento, ma solo quella di riferimento per chi accede alla vecchiaia ordinaria. La realtà è che una quota consistente di lavoratori riesce ad andare in pensione prima, anche grazie ad alcune agevolazioni previste dalla stessa legge Fornero.

Pensione di vecchiaia, perché molti ci arrivano dopo i 67 anni

Un altro dato che emerge dal Rapporto di Itinerari Previdenziali e che può sorprendere riguarda proprio la pensione di vecchiaia. Se l’età legale di accesso resta fissata a 67 anni, nel 2023 l’età media effettiva di decorrenza della pensione di vecchiaia, certificata dal documento, è stata pari a 67,5 anni, quindi superiore alla soglia prevista dalla legge.

Ma per quale motivo? Un risultato apparentemente controintuitivo, ma che si spiega osservando più da vicino come funziona davvero l’accesso alla pensione di vecchiaia. Non tutti, infatti, riescono ad andare in pensione esattamente al compimento dei 67 anni. In molti casi entrano in gioco finestre di decorrenza, ritardi amministrativi o la necessità di perfezionare il requisito contributivo minimo dei 20 anni, che può non essere pienamente soddisfatto al momento del raggiungimento dell’età anagrafica.

A pesare sono soprattutto le carriere lavorative frammentate, sempre più frequenti negli ultimi decenni. Periodi di disoccupazione, lavoro discontinuo, contratti atipici o contributi versati in gestioni diverse possono far slittare l’uscita dal lavoro, costringendo molti lavoratori ad attendere qualche mese in più prima di poter accedere alla pensione.

Il dato medio risente anche del fatto che chi non riesce ad accedere alla pensione anticipata spesso resta al lavoro oltre i 67 anni, mentre chi ha carriere più lunghe e continue tende a uscire prima sfruttando i canali anticipati. Il risultato è che la pensione di vecchiaia “pura” finisce per essere utilizzata soprattutto da chi ha percorsi contributivi più deboli, con un conseguente innalzamento dell’età media effettiva.

In questo senso, il Rapporto smonta un altro luogo comune: i 67 anni non sono sempre il traguardo finale, ma per molti rappresentano solo una soglia minima da superare. E i dati ufficiali mostrano come, paradossalmente, proprio la pensione di vecchiaia porti spesso a uscire dal lavoro più tardi di quanto previsto sulla carta.

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