Pensioni, quale riforma se il campo largo vince le elezioni? La risposta di Fratoianni (Avs)

Simone Micocci

8 Luglio 2026 - 10:04

Quale riforma delle pensioni se il campo largo dovesse vincere le elezioni? Ecco la posizione di Fratoianni (Avs).

Pensioni, quale riforma se il campo largo vince le elezioni? La risposta di Fratoianni (Avs)

La legge di Bilancio 2027 rappresenta “l’ultimo ballo” del governo Meloni: l’occasione finale per provare a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale sul fronte pensioni. Un obiettivo tutt’altro che semplice, visto che allora si parlava di aumentare le pensioni minime fino a 1.000 euro e di cancellare la riforma Fornero, così da garantire una maggiore flessibilità in uscita.

Nessuno dei due traguardi è stato raggiunto e, al momento, non sembrano esserci le condizioni per farlo neppure con la prossima manovra. L’intervento più probabile riguarda semmai il blocco dell’adeguamento alla speranza di vita, che altrimenti porterebbe a un aumento di 1 mese dell’età pensionabile.

Dopodiché l’attenzione si sposterà inevitabilmente sulle prossime elezioni politiche, con una campagna elettorale in cui il tema pensioni tornerà con ogni probabilità a occupare un ruolo centrale. Soprattutto per l’opposizione, che farà leva anche sul fatto che il governo Meloni non è riuscito a mantenere le promesse fatte su questo fronte.

Ne abbiamo parlato con Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), protagonista della prima puntata dello speciale elezioni di Money Talks, il nostro podcast.

Nel dettaglio, a Fratoianni è stato chiesto se oggi il tema pensioni non rischi di trasformarsi in una “buccia di banana”, dalla quale sarebbe forse meglio stare alla larga. D’altronde, è vero che temi come la pensione anticipata e l’aumento degli assegni fanno presa sugli elettori, ma è altrettanto vero che oggi risultano difficili da realizzare. Il rischio, come già accaduto in passato, è che restino promesse irrisolte, con tutte le conseguenze politiche ed elettorali del caso.

Fratoianni: “Sulle pensioni non si può stare alla larga”

Fratoianni, però, non sembra intenzionato a considerare le pensioni un tema da evitare. Anzi, alla domanda se il rischio non sia proprio quello di scivolare su una promessa difficile da mantenere, il leader di Avs risponde che di “bucce di banana è pieno il mondo, ma che questo non può essere un motivo sufficiente per restare chiusi in casa, e quindi fuori dal confronto politico”.

Per Fratoianni, il punto di partenza è lo slittamento continuo dell’età pensionabile, un processo che nei prossimi anni sposterà sempre più in avanti l’uscita dal lavoro e che oggi pone un problema particolarmente serio per le nuove generazioni. Il riferimento è soprattutto a chi entra tardi nel mercato del lavoro, con carriere discontinue e stipendi bassi che rendono più difficile costruire una pensione adeguata.

Secondo Fratoianni, basta utilizzare uno dei tanti simulatori oggi disponibili per rendersi conto del problema: un giovane che entra nel mondo del lavoro intorno ai 25 anni, con una carriera precaria e sottopagata, rischia di andare in pensione ben oltre i 70 anni e con un assegno insufficiente per vivere dignitosamente.

Ed è qui che, per Avs, la questione pensioni si lega a un tema più ampio: il modello di società che si vuole costruire. Da una parte, spiega Fratoianni, c’è il rischio di andare verso un sistema sempre più simile a quello americano, dove chi ha risorse può proteggersi attraverso strumenti privati e chi non le ha resta esposto. Dall’altra, invece, c’è l’idea di una società in cui i diritti fondamentali, compreso quello a una vecchiaia dignitosa, siano garantiti a tutti.

Il nodo giovani

È proprio il sistema contributivo, applicato alle carriere deboli e discontinue, a rappresentare il principale punto critico. Se infatti l’importo della pensione dipende dai contributi effettivamente versati, chi lavora poco, male o con retribuzioni basse rischia inevitabilmente di ritrovarsi con un assegno povero.

Per questo, secondo Fratoianni, parlare di pensioni significa anche affrontare temi come lavoro, salari, precarietà e continuità contributiva. Perché non si può immaginare una riforma previdenziale credibile senza affrontare prima il problema degli stipendi bassi e delle carriere frammentate, soprattutto tra i più giovani.

Servirà quindi costruire un sistema che consenta davvero di uscire dal lavoro a un’età sostenibile e con un trattamento economico adeguato. Una sfida molto più complessa rispetto agli slogan della campagna elettorale.

Quale riforma con il campo largo al governo?

Va detto che Fratoianni non entra nel dettaglio di una proposta tecnica già definita, né indica una nuova quota o un meccanismo specifico di pensione anticipata. Tuttavia, il messaggio politico è chiaro: per Avs il tema non può essere rimosso dall’agenda del campo largo, perché riguarda la tenuta sociale del Paese e il futuro di milioni di lavoratori.

Quindi, se il centrosinistra dovesse vincere le prossime elezioni, le pensioni potrebbero tornare al centro del programma, ma con un’impostazione diversa rispetto alle promesse del centrodestra, in direzione di una riforma collegata al lavoro e al welfare.

L’obiettivo sarebbe garantire maggiore dignità a chi esce dal lavoro, ma anche evitare che le giovani generazioni si ritrovino davanti a un futuro previdenziale insostenibile. In altre parole, non solo il tema di chi oggi aspetta di andare in pensione, ma anche quello di chi rischia di arrivarci troppo tardi e con troppo poco.

Resta naturalmente il tema delle risorse, che sarà il vero banco di prova di qualsiasi proposta. Perché se è vero che le pensioni restano uno degli argomenti più forti in campagna elettorale, è altrettanto vero che ogni promessa dovrà fare i conti con i vincoli di bilancio e con la sostenibilità del sistema.