Pensioni, il governo può ancora bloccare l’aumento dell’età pensionabile. Ce lo ha rivelato una fonte interna alla maggioranza.
La fonte è autorevole, anche se per il momento resta riservata. Basti sapere che il governo sta lavorando alla possibilità di bloccare l’aumento dell’età pensionabile nella prossima legge di Bilancio.
In queste ore abbiamo infatti avuto modo di parlare con un importante esponente della maggioranza, il quale ci ha confermato che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti potrebbe individuare a breve una soluzione per evitare che dal prossimo anno sia necessario lavorare un mese in più prima di andare in pensione.
Il nodo, come noto, è legato al meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, che nel prossimo biennio comporterà un aumento complessivo di tre mesi.
Con l’ultima legge di Bilancio il governo è riuscito a distribuire l’incremento su due anni, evitando così un impatto immediato più pesante per coloro che matureranno i requisiti nel 2027. Il risultato, però, resta comunque penalizzante: un mese di lavoro in più dal prossimo anno, a cui se ne aggiungeranno altri due nel 2028, con la sola eccezione per i lavoratori gravosi e usuranti che continueranno ad andarci secondo le regole attuali.
Un effetto politicamente delicato per una maggioranza che aveva promesso di superare la legge Fornero e che, invece, rischia di concludere la legislatura con requisiti pensionistici più elevati rispetto a quelli trovati al momento dell’insediamento.
Da qui l’ipotesi di un intervento correttivo in extremis, che al momento non può essere escluso.
“Diamo tempo a Giorgetti”. La legge di Bilancio bloccherà l’aumento dell’età pensionabile?
I lavori per la prossima legge di Bilancio entreranno nel vivo dopo l’estate, ma già in queste settimane i tecnici del Mef sono al lavoro per cercare una soluzione ad alcuni dei dossier più delicati. Uno di questi riguarda le pensioni, e in particolare la possibilità di evitare nuovi incrementi dell’età pensionabile.
Nel dettaglio, durante un confronto privato avuto con un esponente della maggioranza, abbiamo avuto modo di affrontare il tema e di sottolineare come il governo Meloni, almeno finora, non sia riuscito a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale sulla cancellazione della legge Fornero.
Quello delle pensioni è d’altronde un tema particolarmente delicato, e rischia di esserlo anche per tutti i prossimi governi. Da una parte ci sono gli elettori, facilmente attratti da chi promette di rendere più semplice e anticipata l’uscita dal lavoro; dall’altra c’è una situazione macroeconomica che, al contrario, rende molto complicato finanziare interventi strutturali.
Nonostante ciò, soprattutto da parte della Lega, da anni si continua a evocare una riforma in grado di superare la legge Fornero. Nei fatti, però, i vincoli di bilancio non solo hanno reso impossibile una revisione complessiva del sistema, ma hanno anche costretto il governo Meloni ad accettare l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, con il conseguente incremento dei requisiti.
Il nostro interlocutore ha però difeso l’operato del governo, convinto del fatto che questo abbia già fatto molto distribuendo l’aumento su due anni, anziché lasciarlo scattare interamente dal 2027. Un’operazione che ora potrebbe essere completata con la prossima manovra. “Diamo tempo a Giorgetti”, ci è stato risposto, lasciando intendere che il ministro dell’Economia - che ricordiamo essere in quota Lega - starebbe lavorando a una soluzione per evitare il nuovo aumento dell’età pensionabile.
Una possibilità che, al momento, non può essere data per certa, ma che conferma come il dossier pensioni abbia ancora molto da dire. E soprattutto come il governo sia consapevole del peso politico che avrebbe un ulteriore innalzamento dei requisiti, a pochi mesi dalle nuove elezioni dove inevitabilmente non si potrà più raccontare la storiella della cancellazione della Fornero.