Pensione a 62 anni: ecco chi potrà andarci grazie alla riforma

Pensioni: il Governo apre al pensionamento a 62 anni, ma solo per determinate categorie di lavoratori.

Pensione a 62 anni: ecco chi potrà andarci grazie alla riforma

Riforma delle pensioni: venerdì 25 settembre ci sarà un nuovo incontro tra Governo e sindacati per provare a gettare le basi per il dopo Quota 100.

Non mancano le proposte sul tavolo: l’obiettivo risaputo è quello di prevedere una misura di flessibilità che renda più soft la fine di Quota 100, poiché questa misura non sarà confermata al termine del triennio di sperimentazione. Si parla, ad esempio, della possibilità di facilitare per alcune categorie di lavoratori fragili l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi (Quota 41), mentre i sindacati vorrebbero che il Governo preveda una misura di flessibilità tale da permettere il pensionamento a 62 anni.

Quest’ultima ipotesi non è da prendere in considerazione, se non prevedendo un severo taglio dell’assegno per coloro che decidono di anticipare l’accesso alla pensione. Ma attenzione, perché nelle ultime ore si sta facendo strada una seconda ipotesi: nel dettaglio, il Governo starebbe pensando alla possibilità di consentire esclusivamente ad alcune categorie di andare in pensione a 62 anni, mentre per tutti gli altri l’opzione preferita resta quella di una Quota 102 con taglio del montante contributivo.

Pensione a 62 anche dopo la riforma: ecco per chi

Se il Governo non interverrà sul sistema previdenziale, dal 1° gennaio 2022 non si potrà più andare in pensione a 62 anni (e con 38 anni di contributi) vista la scadenza di Quota 100. Tuttavia, si vuole evitare che si venga a creare uno scalone di cinque anni tra il 31 dicembre 2021 e il 1° gennaio 2022, a svantaggio di tutti quei lavoratori che per pochi mesi non sono riusciti a rientrare nell’ultima finestra utile per l’accesso a Quota 100.

Per questo motivo sindacati e Governo stanno discutendo, con non poche difficoltà, sulla misura di flessibilità che potrebbe rendere più morbido questo passaggio. A tal proposito, è stata ribadita l’importanza di avviare il prima possibile la commissione sui lavoratori gravosi, con la quale verrà fatta un’analisi di quali professioni presentano le caratteristiche per essere incluse nella lista dei lavori gravosi.

Questo perché si sta valutando la fattibilità di un progetto che mantenga la possibilità di andare in pensione a 62 anni (o al massimo a 63 anni) a coloro che negli ultimi anni di carriera hanno svolto delle professioni gravose. Per questi il pensionamento a 62 anni sarebbe ancora una possibilità, ma solo se nel contempo hanno maturato un’anzianità contributiva di 36 o 37 anni (dipenderà dai costi e dalle risorse a disposizione per la riforma). Ci sarebbero comunque delle penalizzazioni sull’assegno, ma non eccessive.

In alternativa questi potrebbero comunque andare in pensione con l’Ape Sociale, smettendo di lavorare a 63 anni. Questa misura, infatti, sarà confermata (e probabilmente anche potenziata) con la prossima Legge di Bilancio, con la quale potrebbe anche essere resa strutturale.

Pensione a 64 anni per gli altri lavoratori

Per chi non rientra nella categoria dei lavoratori gravosi, invece, l’ipotesi preferita dal Governo è quella di una Quota 102 con pensionamento a 64 anni (e con 38 anni di contributi). Una Quota 102 che tra l’altro prevede un taglio di circa il 3% del montante contributivo per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia.

Una proposta che non convince del tutto i sindacati, i quali continuano a spingere per Quota 41 per tutti. Una misura che però costa troppo e su cui il Governo non è disposto a cedere se non prevedendo un ricalcolo interamente contributivo della pensione per coloro che vanno in pensione, indipendentemente dall’età anagrafica, con 41 anni di contribuzione alle spalle.

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