Pensioni, quanto si guadagna lavorando un mese in più

Simone Micocci

31 Maggio 2024 - 10:44

Lavorare per un mese in più prima della pensione: come ne beneficia l’assegno? Ecco le cifre.

Pensioni, quanto si guadagna lavorando un mese in più

Ritardare la data del pensionamento di appena un mese può essere una buona idea in quanto consente di aumentare, seppur di pochi euro, l’assegno di pensione.

Con la quota di pensione calcolata con il sistema contributivo, infatti, anche un mese di lavoro in più può fare la differenza. E se come vedremo di seguito possono sembrare delle cifre poco rilevanti, tenendo in considerazione tutto il periodo di percezione della pensione ne risulterà un importo significativo.

Chi quindi sta riflettendo sulla possibilità di ritardare l’accesso alla pensione di qualche mese dovrebbe essere informato su qual è l’impatto che una tale decisione avrà sull’assegno. Qualche rapido calcolo aiuterà a farsi un’idea a riguardo.

Come funziona il calcolo contributivo della pensione

Ormai dal 2012 sui periodi lavorati si applica interamente il sistema contributivo per calcolare come gli anni di lavoro hanno inciso sulla pensione.

Nel dettaglio, si prendono i contributi versati nel periodo lavorato, i quali una volta rivalutati (in base all’inflazione) vengono accantonati nel cosiddetto montante contributivo che a sua volta si trasforma in pensione attraverso l’applicazione di un apposito coefficiente.

Il coefficiente di trasformazione varia in base all’età in cui si va in pensione, in quanto è tanto più elevato quanto più si ritarda il collocamento in quiescenza. I valori in uso nel 2024 sono i seguenti:

EtàCoefficienti di trasformazione 2023-2024
57 4,270
58 4,378
59 4,493
60 4,615
61 4,744
62 4,882
63 5,028
64 5,184
65 5,352
66 5,531
67 5,723
68 5,931
69 6,154
70 6,395
71 6,655

Ad esempio, con un montante contributivo di 400 mila euro a 67 anni di età ne risulta un assegno di 22.892 euro lordi l’anno, mentre a 68 anni l’importo sarebbe pari a 23.724 euro. Lavorare un anno in più, quindi, è conveniente, ancora di più quando si continua a lavorare accrescendo così anche il montante contributivo.

Ma cosa succede quando invece la data del pensionamento slitta di appena un mese? Scopriamolo.

Di quanto aumenta la pensione lavorando un mese in più

I suddetti coefficienti di trasformazione considerano non solo gli anni ma anche i mesi. Secondo quanto previsto dalla normativa, infatti, quando il pensionamento avviene a una certa età e qualche mese, allora al coefficiente previsto per quegli anni se ne aggiunge una parte così calcolata:

[(Coefficiente A - Coefficiente B)/12 ] * NUMERO DI MESI

Facciamo un esempio per capire meglio. Tizio va in pensione a 67 anni e 5 mesi. Al coefficiente previsto per questa fascia di età, 5,723%, si aggiunge una parte pari a:

[(5,931* - 5,723) /12] * 5 = 0,086
* Coefficiente a 68 anni

Il coefficiente utilizzato, quindi, sarà pari a 5,809%.

Con un montante contributivo di 400 mila euro, quindi, spetta una pensione di 23.236 euro, 344 euro in più l’anno rispetto a quanto sarebbe spettato a 67 anni con lo stesso montante contributivo.

Vediamo a questo punto quanto spetterebbe in più con un mese di lavoro. Prendiamo Tizio che all’età di 67 anni ha maturato un montante contributivo di 300 mila euro. Andando subito in pensione prenderebbe un assegno annuo di 17.169 euro lordi. Con uno stipendio di 2.500 euro lordi mensili, però, andare avanti per qualche mese potrebbe rappresentare una scelta utile a incrementare l’assegno.

Lavorando per un altro mese, infatti, avrebbe intanto un montante contributivo più alto, a fronte di 825 euro di contributi versati in più. Consideriamo quindi che grazie alla rivalutazione il montante contributivo sia salito di 1.000 euro, mentre il coefficiente di trasformazione aggiungendo un ulteriore rateo passerebbe a 5,740.

Effettuando il calcolo ne risulta un assegno di 17.220 euro, 51 euro lordi in più l’anno. Una differenza che ovviamente sarà maggiormente rilevante per chi guadagna di più e quindi con un solo mese di lavoro potrebbe incrementare ulteriormente il montante contributivo.

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