Pensioni più povere in futuro: saranno metà dello stipendio. Lo studio

Pensioni: in futuro saranno più povere e per i giovani trentenni di oggi diventeranno metà dello stipendio. Uno studio spiega come. Necessari fondi integrativi.

Pensioni più povere in futuro: saranno metà dello stipendio. Lo studio

Le pensioni saranno sempre più povere e la metà dello stipendio con una riduzione del tasso di sostituzione percentuale.

A mettere nero su bianco il futuro incerto delle pensioni di uomini e donne giovani e meno giovani è uno studio recente realizzato da Progetica con la società Moneyfarm.

Il grande contributo all’assottigliarsi delle pensioni venture lo dà la pandemia di Covid e l’inevitabile crisi economica conseguente. In particolare si evidenzia come le pensioni saranno molto ridotte, almeno al di sotto dei 1.400 euro mensili e che sarà sempre maggiore la necessità di ricorrere a un sistema integrativo e questo perché con il tempo si andrà inevitabilmente a imporre il calcolo totalmente contributivo dell’assegno.

A oggi tuttavia, nonostante le pensioni in futuro dovranno essere integrate, solo un italiano su quattro ricorre a quella complementare.

Abbiamo già detto del rischio del crollo del PIL in questo anno infausto sulle pensioni di domani, ricordando tra le altre cose che proprio nel 2020 il rapporto tra spesa previdenziale e prodotto interno lordo è salito al 17% e ogni punto percentuale vale almeno 17 miliardi. Vediamo nel dettaglio cosa ha evidenziato lo studio sulle pensioni.

Pensioni povere: lo studio

Che le pensioni saranno sempre più povere in futuro lo ha spiegato lo studio di Progetica analizzando otto profili di cittadini italiani corrispondenti a 3.251.626 abitanti, un campione di uomini e donne di 30, 40, 50 e 60 anni quindi quelli nati nel 1960, 1970, 10980 e nel 1990.

Costoro presumibilmente andranno in pensione tra il 2027 e il 2062. Tra questi il 44%, 1.430.877 lavoratori, sono occupati e andranno in pensione con un età che potrebbe oscillare tra i 66 e 11 mesi e i 72 anni. Coloro che andranno in pensione oltre i 70 anni sono chiaramente i trentenni di oggi. Le pensioni dovrebbero, secondo lo studio, essere di:

  • 1.227 euro per le donne nate nel 1980;
  • 1.560 euro per gli uomini nati nel 1960.

Per tutti gli otto profili che lo studio ha utilizzato la media complessiva della pensione dovrebbe essere di 1.337 euro netti al mese.

Lo studio mette in evidenza anche il tasso di sostituzione percentuale quindi tra le pensioni e gli ultimi stipendi e questo si rivela in picchiata per le generazioni più giovani e in continua diminuzione:

  • 71% per i nati nel 1960;
  • 40% per le donne 1990.

Stime che i ricercatori definiscono tuttavia ottimistiche ipotizzando continuità lavorativa e contributiva confermando che un tasso di sostituzione tra pensioni e stipendio dell’80% è una realtà ormai lontana e da dimenticare.

Pensioni: la necessità della previdenza integrativa

In questo scenario delle pensioni povere del futuro per i giovani di oggi già ampiamente penalizzati dal mercato del lavoro e dalla pandemia, si afferma la necessità di una pensione integrativa che però pochi a oggi sostengono. Al momento solo un lavoratore su quattro ha una pensione integrativa:

  • il 35% dei dipendenti ha deciso di destinarvi il TFR;
  • il 23% degli italiani versa ai fondi pensione.

Di fronte alle pensioni sempre più povere secondo i pronostici sarebbe fondamentale già per i trentenni di oggi pensare a un fondo complementare che permetterebbe di avere assegni più sostanziosi e affrontare con più tranquillità le incertezze future.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories