Pensioni più basse a marzo, quasi tutti sono a rischio

Simone Micocci

1 Febbraio 2026 - 10:02

Pensioni, a marzo ci saranno gli aumenti? Non è ancora detto, quel che è certo è che tornano le addizionali Irpef in acconto per il 2026. Ecco quanto si paga.

Pensioni più basse a marzo, quasi tutti sono a rischio

Si torna a parlare di aumenti delle pensioni, tra taglio dell’Irpef, incrementi sulle minime e possibili arretrati in arrivo nei prossimi mesi. Ma, mentre si rincorrono le ipotesi su quello che l’Inps potrebbe riconoscere a partire da marzo, c’è una notizia ufficiale - e meno piacevole - che riguarda milioni di pensionati: il prossimo cedolino rischia di essere più basso.

Altro che aumenti in arrivo: prima ancora di capire se gli adeguamenti della legge di Bilancio verranno caricati con gli arretrati, marzo porta con sé una riduzione certa dell’importo netto attraverso un “cambio” delle regole fiscali. Come ogni anno, infatti, tornano le trattenute fiscali delle addizionali regionali e comunali, con l’acconto per il 2026 che si somma ai saldi dell’anno precedente.

Il risultato è che per molti assegni l’importo scenderà di qualche euro, o anche di qualche decina, al netto di cosa succede per eventuali bonus o arretrati.

Come vengono trattenute le addizionali comunali e regionali

Tra le imposte dovute dal pensionato figurano, oltre all’Irpef (che cambia nel 2026 per quanto le nuove regole non siano ancora nel cedolino), anche le addizionali comunali e regionali calcolate in percentuale sul reddito percepito. Le aliquote di riferimento variano in base alla zona di residenza, in quanto sono le amministrazioni regionali e locali a definirle.

Come anticipato, le trattenute avvengono in due differenti modalità. Per quanto riguarda le addizionali regionali l’Inps le trattiene in saldo nell’anno successivo a quello a cui fanno riferimento, da gennaio a novembre. Oggi quindi i pensionati stanno già pagando alla regione di residenza quanto devono per il 2025.

Discorso differente, invece, per le addizionali comunali trattenute tanto in acconto per l’anno corrente, il 2026 quindi, quanto a saldo per quello precedente.

Nel dettaglio, dell’importo complessivamente dovuto un 30% viene trattenuto già nell’anno di riferimento, mentre il restante 70% in quello successivo. Per il saldo valgono le stesse regole delle addizionali regionali, quindi da gennaio a novembre di ogni anno, mentre per quanto riguarda quelle in acconto vengono trattenute da marzo a novembre.

Quanti soldi in meno ci sono sulla pensione di marzo

A partire dalla pensione di marzo, quindi, i pensionati si vedranno decurtare il 30% dell’imposta dovuta a titolo di addizionale comunale a titolo di acconto per il 2026. Pensiamo ad esempio a un pensionato residente nel Comune di Roma, dove l’addizionale comunale è dello 0,9% dell’imponibile (ma ne sono esenti coloro che hanno un reddito non superiore a 14.000 euro).

Prendiamo una pensione lorda di 1.500 euro: questo paga un totale di 162 euro di addizionale comunale annua, di cui 5,40 euro a titolo di acconto mensile che gli verranno sottratti a partire dal prossimo cedolino.

Adesso prendiamo invece un pensionato residente a Milano, dove l’aliquota è dello 0,8%, con soglia di esenzione fissata a 23.000 euro. Non pagherebbe nulla, quindi, chi ha una pensione di 1.500 euro lordi. Con una pensione di 2.500 euro, invece, l’addizionale annua ammonta a 240 euro, con una trattenuta mensile di circa 8 euro a partire dal mese prossimo.

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