Pensioni minime, rivalutazione e bonus nel 2023: chi ne ha diritto e di quanto aumenta l’importo

Simone Micocci

24 Novembre 2022 - 16:13

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Le pensioni d’importo inferiore al minimo garantito dalla legge godranno nel 2023 di un aumento aggiuntivo oltre a quanto già previsto dalla rivalutazione. Ecco cosa prevede la legge di Bilancio 2023.

Pensioni minime, rivalutazione e bonus nel 2023: chi ne ha diritto e di quanto aumenta l'importo

Con la legge di Bilancio 2023 viene introdotto un bonus che aumenta le pensioni minime. Un bonus - che si aggiunge all’integrazione già prevista dal nostro ordinamento, ma limitata a coloro che hanno almeno una parte di pensione calcolata con il sistema retributivo - che contribuirà a tutelare il potere d’acquisto dei pensionati che percepiscono un assegno molto basso.

Stando a quanto si legge nella bozza della legge di Bilancio 2023, però, l’importo della pensione minima non godrà di una rivalutazione al 120%, come invece aveva annunciato Giorgia Meloni in conferenza stampa, bensì di un aumento aggiuntivo che si applicherà sull’importo già rivalutato.

Il risultato non è molto differente, visto che in ogni caso si tratta di un incremento massimo di poco più di 8 euro al mese, centesimo più o meno, ma a cambiare è la procedura.

Siamo dunque lontani dal raggiungimento dell’obiettivo indicato da Silvio Berlusconi in campagna elettorale, quando il leader di Forza Italia annunciò di voler portare le pensioni minime a un importo di 1.000 euro al mese, in quanto si tratta di un piccolo incremento di qualche euro che verrà riconosciuto per tredici mensilità, tanto nel 2023 quanto - ma in misura maggiore - nel 2024.

Vediamo, dunque, come cambia la pensione minima, e i trattamenti previdenziali il cui importo è persino inferiore, nel gennaio 2023 e come calcolare il nuovo importo percepito.

Pensione minima 2023: il nuovo importo

Prima di tutto le pensioni godranno di un incremento dovuto alla rivalutazione, ossia quello strumento che ne adegua l’importo tenendo conto dell’andamento dell’indice dei prezzi rilevato nei 12 mesi precedenti.

Il tasso di rivalutazione accertato per il 2023 è pari al 7,3%. Questa percentuale si applica per intero ai trattamenti inferiore a 4 volte il trattamento minimo; per ovvi motivi, quindi, anche sulla stessa pensione minima, laddove con il termine “pensione minima” si intende la soglia al di sotto della quale i trattamenti previdenziali, ma solamente quelli liquidati con il sistema retributivo o misto, godono di una certa integrazione, variabile in base all’ammontare di tutti i redditi percepiti.

Nel dettaglio, nel 2022 l’importo di tale misura è stato portato, visto l’aumento dello 0,2% dovuto al conguaglio dell’ultima rivalutazione, a 525,38 euro mensili. Applicandovi un ulteriore incremento del 7,3%, ne risulterà che dal prossimo gennaio l’importo mensile della pensione minima sarà pari a 563,73 euro, a fronte di un aumento mensile di 38,35 euro.

L’importo annuo sale così a 7.328,49 euro.

Ciò comporterà una serie di novità, una su tutte la possibilità per coloro che si trovano al di sotto della suddetta soglia di godere di una certa integrazione.

Integrazione al trattamento minimo 2023

Chi ha una pensione d’importo inferiore a 563,73 euro potrebbe avere diritto a un’integrazione tale da permettergli di raggiungere la suddetta soglia.

La pensione, quindi, salirebbe fino a 563,73 euro.

Bisogna utilizzare il condizionale perché non basta che la pensione risulti inferiore al suddetto importo per avere diritto all’integrazione, in quanto bisogna soddisfare una serie di requisiti.

Intanto, è necessario che la pensione sia stata calcolata almeno per una parte con il sistema retributivo. L’integrazione al trattamento minimo, infatti, non spetta ai cosiddetti contributivi puri, ossia a coloro che hanno iniziato a versare contributi successivamente alla data dell’1 gennaio 1996.

Dopodiché, bisogna soddisfare dei requisiti reddituali, tenendo conto di tutti i redditi percepiti dal pensionato. Nel dettaglio, per avere diritto a un’integrazione totale, quindi fino al raggiungimento dei suddetti 563,73 euro, è necessario che l’ammontare complessivo dei redditi del pensionato non superi la soglia di 7.328,49 euro, ossia l’ammontare annuo della pensione minima.

Entro le due volte il trattamento minimo, quindi, 14.656,98 euro, l’integrazione spetta ma solo in misura parziale. In tal caso l’integrazione viene così calcolata:

(Due volte la pensione minima annua - reddito del pensionato)/13

Prendiamo come esempio un pensionato che percepisce un assegno di 300 euro al mese, ma la cui somma di tutti i redditi dà come risultato 12.000 euro. Calcoliamo l’integrazione:

(14.656,98 - 12.000)/13

Il risultato è 204,38 euro, che porta così la pensione a un importo di 504,38 euro, di poco sotto all’ammontare della pensione minima.

Bonus pensione minima nella legge di Bilancio 2023

Come anticipato, però, non c’è solo la rivalutazione ad aumentare la pensione minima. Nella legge di Bilancio 2023, infatti, si legge che:

“Al fine di contrastare gli effetti negativi delle tensioni inflazionistiche registrate e attese per il biennio 2022-2023 per le pensioni di importo pari o inferiore al trattamento minimo INPS, in via eccezionale con decorrenza 1° gennaio 2023, con riferimento al trattamento pensionistico lordo complessivo in pagamento per ciascuna delle mensilità da gennaio 2023 a dicembre 2024, ivi inclusa la tredicesima mensilità spettante, è riconosciuto in via transitoria un incremento, limitatamente alle predette mensilità e rispetto al trattamento mensile determinato sulla base della normativa vigente prima dell’entrata in vigore della presente legge, di 1,5 punti percentuali per l’anno 2023 e di 2,7 punti percentuali per l’anno 2024”.

Quindi, una pensione il cui importo risulterà inferiore al minimo, ossia 563,73 euro. godrà di un ulteriore aumento, pari all’1,5% dell’importo (del 2,7% nel 2024). Ne risulta, quindi, che al massimo l’incremento garantito sarà pari a 8,45 euro, con la pensione minima che quindi raggiungerà la soglia di 572,18 euro.

L’incremento spetterà, ma in forma parziale, a coloro che hanno una pensione superiore a 563,73 euro ma inferiore a 572,18 euro. In tal caso l’importo spettante è dato dalla differenza tra l’importo della pensione percepita e 572,18 euro. Ad esempio, una persona che percepisce 570 euro di pensione avrà diritto a 2,18 euro di incremento.

È bene specificare che l’incremento non è rilevante, per gli anni 2023 e 2024, ai fini del superamento dei limiti reddituali previsti nel medesimo anno per il riconoscimento delle prestazioni collegate al reddito.

La pensione minima cambia i requisiti di accesso alla pensione

Va detto che l’aggiornamento della pensione minima comporta anche un cambio in alcuni requisiti per l’accesso alla pensione.

È il caso ad esempio dei contributivi puri che, come visto sopra, non hanno diritto al trattamento. Oltre il danno la beffa, perché questi saranno persino penalizzati dalla rivalutazione della pensione minima. I contributivi puri, infatti, per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età e 20 anni di contributi previdenziali devono soddisfare anche un requisito economico, il quale stabilisce che l’assegno maturato all’età del pensionamento deve essere almeno pari a 1,5 volte il trattamento minimo di pensione. A causa della rivalutazione, quindi, tale soglia diventa più alta, salendo fino a 10.992,73 euro.

Diventa più complicato anche l’accesso alla pensione anticipata contributiva, il cui diritto si acquisisce a 64 anni di età, e sempre con 20 anni di contributi, a patto di avere un assegno pari o superiore a 2,8 volte il trattamento minimo, quindi a 20.519,77 euro stando al valore aggiornato nel 2023.

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