Cambiano gli importi delle pensioni, da marzo arriva la nuova Irpef. Ecco una spiegazione dei cambiamenti e la tabella con il netto aggiornato.
Da marzo, come ufficializzato dall’Inps, cambia il calcolo della pensione netta per effetto della nuova aliquota Irpef applicata al secondo scaglione di reddito, quello compreso tra 28.000 e 50.000 euro. In questa fascia l’imposta scende dal 35% al 33%, con una riduzione del 2% sulla parte di reddito interessata.
L’aumento dell’assegno netto riguarda quindi solo chi percepisce una pensione annua superiore a 28.000 euro, ma per chi si colloca appena sopra questa soglia il beneficio resta molto limitato. Ad esempio, con una pensione lorda annua di 30.000 euro, la quota soggetta alla riduzione d’imposta è di 2.000 euro, con un risparmio complessivo di circa 40 euro l’anno, pari a pochi euro al mese.
Vediamo quindi come cambiano gli importi netti da marzo in base al livello di pensione percepita.
Come viene tassata oggi la pensione
Anche la pensione, al pari degli altri redditi, è soggetta a tassazione Irpef. Come nel caso del lavoro dipendente, il pensionato non versa direttamente le imposte: è l’Inps a svolgere il ruolo di sostituto d’imposta, trattenendo mese dopo mese le somme dovute e accreditando sul conto l’importo netto.
La tassazione della pensione si basa su un sistema di aliquote progressive, suddivise in scaglioni di reddito. Attualmente sui primi 28.000 euro annui si applica l’aliquota del 23%. Per la parte di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro l’aliquota sale al 35%, mentre per la quota eccedente i 50.000 euro si applica il 43%. Questo significa che l’imposta cresce all’aumentare dell’importo della pensione, poiché ogni scaglione è tassato con la propria percentuale.
L’Irpef teorica, tuttavia, non è l’imposta effettivamente dovuta. Sul reddito da pensione si applicano infatti specifiche detrazioni, che riducono il carico fiscale in base all’importo percepito. Grazie a questo meccanismo, le pensioni più basse beneficiano di uno sconto maggiore: in particolare, i trattamenti fino a circa 8.500 euro l’anno rientrano nella cosiddetta no tax area, dove l’Irpef viene di fatto azzerata.
Oltre all’Irpef, sulla pensione si applicano anche le addizionali regionali e comunali. Si tratta di imposte locali che variano in base al luogo di residenza e alle aliquote decise da Regioni e Comuni. Anche queste vengono trattenute direttamente dall’Inps, contribuendo a determinare l’importo netto mensile effettivamente percepito dal pensionato.
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Le nuove regole da marzo
Da marzo entra in vigore la modifica al secondo scaglione Irpef, quello compreso tra 28.000 e 50.000 euro di reddito annuo. In questa fascia l’aliquota scende dal 35% al 33%, con una riduzione di due punti percentuali sulla parte di pensione che rientra in questo intervallo.
Il meccanismo resta quello della tassazione progressiva: non cambia l’imposta sull’intero importo della pensione, ma solo sulla quota compresa tra i 28.000 e i 50.000 euro. Chi percepisce un assegno inferiore a questa soglia non beneficia della riduzione, mentre per gli importi superiori il vantaggio dipende dalla porzione di reddito interessata dal nuovo scaglione.
L’effetto sul netto sarà quindi proporzionale all’importo della pensione. Per chi si colloca appena sopra i 28.000 euro lordi annui, la riduzione dell’Irpef incide su una quota limitata e produce un aumento contenuto. Al contrario, avvicinandosi ai 50.000 euro, la parte di reddito soggetta all’aliquota ridotta cresce e l’incremento mensile diventa più evidente.
Si tratta comunque di un intervento circoscritto, che non modifica le altre aliquote e non incide sulle addizionali regionali e comunali, le quali continuano a essere applicate secondo le regole ordinarie. L’aumento del netto dipende quindi esclusivamente dalla riduzione dell’Irpef sul secondo scaglione.
Ad esempio, chi percepisce una pensione lorda annua di 30.000 euro beneficia della riduzione solo su 2.000 euro. Il risparmio è quindi di circa 40 euro l’anno, pari a poco più di 3 euro al mese. Con una pensione di 35.000 euro, la parte interessata sale a 7.000 euro e il vantaggio diventa di circa 140 euro annui, poco più di 10 euro al mese.
L’aumento cresce progressivamente al crescere del reddito, fino a raggiungere il beneficio massimo per chi ha una pensione pari o superiore a 50.000 euro, dove la quota interessata è di 22.000 euro e il risparmio annuo arriva a circa 440 euro, cioè poco più di 30 euro al mese.
A tal proposito, la tabella seguente mostra, in modo indicativo, come cambia l’importo netto della pensione a partire da marzo in base al lordo percepito. I valori tengono conto esclusivamente della riduzione dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% sulla quota di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro, senza considerare detrazioni personali o le addizionali regionali e comunali, che possono far variare l’importo effettivo accreditato.
Gli aumenti indicati rappresentano quindi una stima media dell’effetto della nuova tassazione.
| Lordo mensile | Nuovo netto mensile | Aumento mensile |
|---|---|---|
| 2.150€ | 1.700€ | 0€ |
| 2.300€ | 1.805€ | +3€ |
| 2.700€ | 2.060€ | +11€ |
| 3.080€ | 2.290€ | +18€ |
| 3.460€ | 2.510€ | +26€ |
| 3.850€ | 2.740€ | +34€ |
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