Pensioni, nel cedolino di maggio ci saranno aumenti e arretrati? Probabile che l’Inps corregga subito l’errore commesso per gli ex Indpap, ma non è certo. Ecco cos’altro aspettarsi.
Una platea ristretta di pensionati potrebbe ricevere un aumento - che in alcuni casi può essere anche consistente - della pensione in pagamento a maggio. A confermarlo è stato l’Inps con il messaggio n. 787 del 5 marzo scorso, con il quale l’Istituto ha ammesso l’errore commesso nei confronti di alcuni ex dipendenti pubblici, per i quali la pensione è stata calcolata in maniera errata.
Ecco quindi che ci sarà il ricalcolo con conseguente pagamento degli arretrati, il che dovrebbe avvenire già nel cedolino di maggio (per quanto al momento non venga comunque data ufficialità della data), il quale quindi sarà più consistente per i lavoratori interessati.
Attenzione però, perché eccezion fatta dei pensionati che rientrano nella platea di coloro che sono stati penalizzati dall’Inps, per gli altri non sono previsti aumenti. Anzi, ci sono anche cattive notizie: il pagamento della pensione di maggio, infatti, viene ritardato di qualche giorno per il fatto che il primo del mese è un giorno di festa.
In attesa quindi che l’Inps pubblichi l’apposito cedolino nell’area personale, il che avverrà tra un paio di settimane, ecco cosa sappiamo sul cedolino Inps in arrivo a maggio, in particolare per quanto riguarda aumenti e arretrati annunciati.
Pensioni, ecco per chi arrivano aumenti e arretrati a maggio
Già a maggio - per quanto manchi ancora una conferma ufficiale da parte dell’Inps - potrebbero arrivare gli aumenti e gli arretrati per chi è stato vittima dell’errore nel calcolo della pensione di cui vi abbiamo già parlato qualche giorno fa. Importi che, a seconda dei casi, possono essere anche molto consistenti: d’altronde, l’errore risale al 1° gennaio 2024, quindi in alcune situazioni si accumulano oltre due anni di differenze non corrisposte.
Ma chi ne è interessato? Si tratta dei pensionati iscritti alle quattro gestioni ex Inpdap - enti locali, sanità, ufficiali giudiziari e insegnanti d’asilo - che sono andati in pensione di vecchiaia (quindi a 67 anni) con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e ai quali, al momento della prima liquidazione, sono state applicate le nuove aliquote di rendimento introdotte dalla legge di Bilancio 2024, più svantaggiose rispetto a quelle ordinarie.
Per loro, però, quella stretta non doveva scattare. Come chiarito dall’Inps, infatti, le nuove regole si applicano esclusivamente alle pensioni anticipate, mentre per le pensioni di vecchiaia continuano a valere le vecchie aliquote, generalmente più favorevoli. Ed è proprio questo errore di applicazione ad aver determinato assegni più bassi del dovuto.
Il risultato è che ora l’Istituto dovrà intervenire con una ricostituzione d’ufficio delle pensioni, ricalcolando correttamente la quota retributiva e riconoscendo tutte le differenze maturate. Non solo: insieme agli arretrati saranno pagati anche gli interessi legali e, nei casi previsti, la rivalutazione monetaria.
Ribadiamo comunque che non c’è certezza per l’arrivo degli aumenti a maggio, visto che l’Inps potrebbe impiegare più tempo per effettuare il ricalcolo. Non è da escludere, pertanto, un rinvio a giugno.
Cos’altro c’è nella pensione di maggio?
Per la generalità dei pensionati non sono previste novità di rilievo nel cedolino Inps di maggio 2026. Gli aumenti legati alla rivalutazione annuale e alle modifiche Irpef introdotte con le ultime leggi di Bilancio sono già stati applicati nei mesi scorsi, quindi l’importo resta sostanzialmente stabile.
Nel frattempo ovviamente continuano le trattenute fiscali ordinarie: oltre all’Irpef mensile, prosegue il recupero delle addizionali regionali e comunali relative all’anno precedente, rateizzate da gennaio a novembre. In alcuni casi possono essere ancora presenti conguagli fiscali a debito. Il cedolino, consultabile online nella seconda metà del mese sul sito dell’Inps, resta quindi lo strumento principale per verificare nel dettaglio tutte le voci che determinano l’importo della pensione.
Pensione pagata in ritardo, ecco perché
Come noto le pensioni non vengono pagate nei giorni festivi. Per questo motivo venerdì 1 maggio, primo del mese, non ci sarà alcun accredito, rimandato già al giorno dopo - sabato 2 maggio - esclusivamente per coloro che hanno la pensione pagata su conto corrente postale (o in pagamento in contanti presso gli uffici postali che ricordiamo essendo un sabato saranno aperti solo mezza giornata).
Per chi invece la riceve su conto corrente bancario l’attesa sarà più lunga, in quanto la pensione verrà pagata lunedì 4 maggio.
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