Pensioni, in arrivo il fondo per i nuovi nati. Ma chi paga?

Simone Micocci

24 Agosto 2026 - 11:50

Pensioni, in arrivo il fondo per i nuovi nati. Ma ci sono delle criticità, in particolare riguardo a come finanziarlo.

Pensioni, in arrivo il fondo per i nuovi nati. Ma chi paga?

Il governo le sta pensando tutte per evitare che, in futuro, possano esserci sempre più nuovi poveri a causa di pensioni sempre più basse.

La consapevolezza è che le regole del sistema contributivo, unite alle difficoltà del mercato del lavoro, non saranno certo d’aiuto.

Per questo motivo si sta puntando su quella che viene considerata la soluzione migliore, anche se - come vedremo analizzando la nuova proposta avanzata dalla ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone - non mancano le criticità: la pensione integrativa, il cosiddetto secondo pilastro.

D’altronde, le pensioni sono destinate a essere sempre più basse, mentre lo Stato difficilmente potrà fare di più, visto l’assottigliarsi del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati sul quale si regge la sostenibilità del nostro sistema previdenziale. Per questo motivo si chiederà ai lavoratori, spesso già in difficoltà a causa di stipendi che faticano a tenere il passo con il costo della vita, di contribuire alle pensioni del futuro finanziandosi autonomamente una seconda entrata.

Lo si è già fatto con le nuove regole sul conferimento del Tfr al fondo pensione, che servono ad aumentare le adesioni alla previdenza complementare e il suo finanziamento attraverso la liquidazione dei lavoratori. Ma nel 2027 potrebbe esserci un nuovo passaggio con quella che, come anticipato da Calderone, potrebbe essere la creazione di un vero e proprio fondo pensione per i nuovi nati. Prima si comincia a contribuire, infatti, maggiori saranno le possibilità di assicurarsi una pensione adeguata in futuro.

Ma chi verserà i soldi in questo fondo pensione? D’altronde, in un contesto in cui molti lavoratori guardano già con diffidenza alla previdenza complementare perché considerano la pensione un traguardo ancora molto lontano, come si possono convincere le persone a investire persino per i propri figli? Si tratta di un sistema che, per funzionare in Italia, richiederebbe un profondo cambio di mentalità, che tuttavia oggi sembra essere ancora molto lontano.

Cos’è il fondo pensione per i nuovi nati

L’Italia guarda alla Germania per quella che potrebbe essere l’istituzione di un nuovo fondo pensione, destinato a determinare un vero e proprio cambio di paradigma: per iniziare a versare i contributi previdenziali non sarebbe più necessario essere già in età lavorativa.

Come spiegato dalla ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, la legge di Bilancio 2027 potrebbe portare all’istituzione di un fondo pensione per i nuovi nati, assicurando così un’anzianità contributiva fin dalla nascita. In questo modo, il “tesoretto” previdenziale avrebbe più tempo per crescere, beneficiando di una crescita potenzialmente maggiore e, allo stesso tempo, di un rischio più contenuto.

D’altronde, la regola di ogni buon investimento è proprio questa: più ampio è l’orizzonte temporale, maggiori sono le possibilità di ottenere rendimenti vantaggiosi.

Per questo motivo, iniziare a versare i contributi già dalla nascita rappresenterebbe certamente un aiuto per assicurarsi una pensione integrativa più elevata al momento del pensionamento. Ed è proprio per questa ragione che il governo potrebbe puntare sulla misura per mettere al sicuro le pensioni di domani, quando il passaggio al sistema contributivo sarà ormai completo.

Il fondo dovrebbe essere gestito dall’Inps, mentre alla Covip spetterebbe il compito di vigilare sul suo funzionamento. Resta invece da capire se sarà prevista anche la partecipazione di fondi privati.

Il meccanismo sarebbe molto semplice: un vero e proprio fondo pensione intestato al nuovo nato o alla nuova nata che, una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento, garantirebbe una rendita aggiuntiva. Ma la domanda che più ci interessa è: chi pagherà?

Chi finanzia il nuovo fondo pensione per i nuovi nati

L’idea è che sia lo Stato a effettuare un primo, piccolo versamento nel fondo pensione intestato al nuovo nato. Secondo Calderone, le coperture potrebbero essere individuate senza sottrarre risorse ad altri strumenti. D’altronde, spiega la ministra, in Germania è stato appena varato un sistema simile che prevede un contributo pubblico di appena 10 euro al mese.

Se anche in Italia si adottasse lo stesso importo e lo si versasse fin dalla nascita, si arriverebbe a 120 euro l’anno e a 2.160 euro al compimento dei 18 anni, senza considerare gli eventuali rendimenti maturati nel frattempo.

Va detto, però, che una somma del genere, pur beneficiando di un orizzonte temporale molto lungo, non potrebbe da sola rappresentare la salvezza delle pensioni future. Per trasformare questo capitale iniziale in una rendita integrativa adeguata servirebbero ulteriori versamenti, effettuati prima dai genitori o dagli altri familiari e, successivamente, dallo stesso beneficiario una volta entrato nel mondo del lavoro.

Ed è proprio qui che emerge la principale criticità. In un Paese in cui le adesioni alla previdenza complementare crescono ancora molto lentamente e molti lavoratori non riescono a mettere da parte risorse neppure per la propria pensione, come si può pensare che le famiglie investano anche per quella dei figli?

Sicuramente ci sarà chi lo farà, ma saranno soprattutto i nuclei con una maggiore capacità di risparmio, ossia quelli già meglio attrezzati per proteggere i figli dal rischio di una vecchiaia povera. Al contrario, i bambini nati nelle famiglie economicamente più fragili rischierebbero di ritrovarsi con il solo contributo pubblico e, quindi, con un fondo dal valore poco più che simbolico.

Il rischio, insomma, è che uno strumento nato per contrastare la povertà previdenziale finisca per ampliare ulteriormente le differenze tra chi può permettersi di alimentarlo e chi no.