Pensioni, l’età pensionabile aumenterà improvvisamente. Molti non se ne rendono ancora conto

Simone Micocci

27/01/2026

L’età per andare in pensione aumenterà sempre di più: ecco perché è importante esserne consapevoli così da pianificare una strada alternativa.

Pensioni, l’età pensionabile aumenterà improvvisamente. Molti non se ne rendono ancora conto

Dovremmo essere preoccupati per l’aumento dell’età pensionabile? A quanto pare sì, e a dirlo non siamo noi ma la Ragioneria di Stato che ha svelato quali sono le stime per l’adeguamento dei requisiti per la pensione con la variazione delle aspettative di vita per il biennio 2029-2030.

Se il Covid aveva messo un freno all’aggiornamento periodico delle aspettative di vita, la fine della pandemia ci ha messo davanti a una dura realtà che è bene iniziare ad accettare: l’età pensionabile aumenterà, improvvisamente e in maniera piuttosto costante. Perché dopo l’aumento già ufficializzato per il prossimo biennio, che complessivamente ci farà restare al lavoro per altri 3 mesi, ce ne sarà un’altro di pari valore. In meno di 5 anni, quindi, in Italia servirà attendere un altro semestre per il collocamento in quiescenza.

E di questo passo, per coloro che hanno iniziato a lavorare oggi l’età pensionabile sarà molto differente rispetto a quella attuale.

Un problema di cui ovviamente non si ha coscienza - d’altronde chi è che inizia a pensare alla pensione quando ha appena iniziato la sua carriera lavorativa - ma sul quale invece sarebbe opportuno iniziare a riflettere. Perché solo in questo modo si può iniziare a pianificare per evitare di dover andare in pensione persino dopo i 70 anni di età.

Perché se è vero che la vita si è allungata, e la qualità della vita è migliore, chi è che vorrebbe trascorrere gli anni in più lavorando? Ecco quindi che una gestione opportuna dei risparmi potrebbe aiutare ad anticipare l’uscita dal lavoro già prima rispetto al raggiungimento dell’età pensionabile - intesa come la somma tra età anagrafica e contributi richiesti per smettere di lavorare - prevista dalla normativa.

Pensioni, ecco perché l’età pensionabile aumenterà improvvisamente

La pandemia ci ha forse illuso del fatto che il meccanismo previsto dalla legge Fornero per dare sostenibilità alle pensioni in realtà avesse un effetto limitato. Dopo l’aggiornamento dei requisiti nel 2019, con un incremento di 5 mesi complessivi che non è stato però applicato sulla pensione anticipata, infatti, l’età pensionabile è rimasta la stessa, almeno fino adesso.

D’altronde il Covid ha portato a un brusco calo delle speranze di vita dopo i 65 anni, dato preso in considerazione per l’aggiornamento dei requisiti per andare in pensione, pertanto i 67 anni richiesti per la pensione di vecchiaia non hanno subito alcuna variazione. E tenendo conto anche delle misure di flessibilità introdotte nel frattempo, come Quota 100, 102 e 103, in media l’età effettiva non era così lontana da quella del resto d’Europa.

Ma appunto, non sarà per sempre così. Perché improvvisamente l’età pensionabile aumenterà e lo farà in maniera costante, con un incremento di 3 mesi per il prossimo biennio - suddiviso in 1 mese nel 2027 e in altri 2 mesi nel 2028 - e in altrettanti 3 mesi nel biennio 2029-2030 come da stime pubblicate dalla Ragioneria di Stato.

E rischia di non trattarsi di un episodio isolato, perché le stime di lungo periodo parlano di una crescita delle speranze di vita costante, di circa 2 o 3 mesi ogni biennio. Di questo passo porterà a superare i 70 anni per la pensione di vecchiaia (oggi ne sono sufficienti 67 appunto), intorno al 2055.

Un sistema che è stato previsto per garantire sostenibilità alle pensioni nel lungo periodo ma che di fatto rischia di farci restare al lavoro per molti più anni rispetto al passato. Anche 45 anni di lavoro, infatti, potrebbero essere una normalità tra qualche decennio.

Perché è bene essere informati

Più saranno limitate le misure di flessibilità - e lo abbiamo visto con la fine di Quota 103 e di Opzione Donna nel 2026 - e meno possibilità ci saranno di uscire dal mercato del lavoro in anticipo. A meno che non si è disposti a fare qualche sacrificio economico, facendo leva sui propri risparmi e potendo così anticipare l’uscita di qualche anno.

Già oggi di fatto è possibile: si pensi alla possibilità di combinare la Naspi e poi l’Ape Sociale, un sistema che permette di smettere di lavorare anche a 61 anni. ma nel frattempo bisogna mettere in conto che negli anni che separano dalla pensione si vanno a prendere meno soldi, una minore entrata che può essere compensata sì dal Tfr, ma potrebbe non bastare.

Ecco perché una gestione delle proprie entrate è opportuna per garantirsi il maggior risparmio possibile per quando si arriverà in età avanzata e non si vuole per forza aspettare il raggiungimento dei requisiti per la pensione per smettere di lavorare. Fondi pensione e piani di risparmio sono la soluzione, ma solo chi inizia prima ha maggiori possibilità di ritrovarsi con una bella somma con un investimento moderato (e soprattutto con il minor livello di rischio).

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