Pensioni, Cottarelli smentisce l’Inps. “Dobbiamo preoccuparci”

Simone Micocci

15 Aprile 2026 - 09:43

Pensioni, Cottarelli smentisce il presidente dell’Inps. Ecco perché è arrivato il momento di essere preoccupati.

Pensioni, Cottarelli smentisce l’Inps. “Dobbiamo preoccuparci”

Carlo Cottarelli, tra i più importanti economisti in Italia, ha lanciato un allarme sulle pensioni. Lo ha fatto ai microfoni di Money Talks, dove - dopo il “caso Conte” - si torna a parlare di uno dei temi più seguiti dalla nostra redazione: la sostenibilità dei conti pubblici.

Un tema che non può prescindere da un’analisi del sistema previdenziale, dalla quale emerge - almeno secondo Cottarelli - uno scenario preoccupante. Rispetto a quanto dichiarato dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, l’economista sposta però il focus: più che guardare ai conti attuali, invita a ragionare su ciò che può accadere nel lungo periodo.

Come più volte abbiamo avuto modo di spiegare, infatti, il problema sta nel meccanismo che finanzia le pensioni in Italia, basato sull’equilibrio tra lavoratori e pensionati. In un contesto in cui si fanno sempre meno figli, è evidente perché questo equilibrio sia sempre più fragile, ed è proprio qui che si inserisce l’allarme lanciato da Cottarelli.

Tanto che, alla domanda diretta posta da Marco Gaetani - che per età rientra esattamente tra coloro che rischiano di più - Cottarelli non lascia spazio a interpretazioni: “Sì, devi preoccuparti”. Una risposta che non lascia spazio a interpretazioni, che sintetizza il senso della sua analisi.

Cottarelli lancia l’allarme pensioni

Per capire l’allarme lanciato da Carlo Cottarelli bisogna partire da un chiarimento che lui stesso mette subito al centro: il problema delle pensioni non è, almeno oggi, nei conti pubblici. Non si tratta di una questione legata al bilancio dell’Inps o comunque alla tenuta immediata della spesa pubblica, quanto più di un equilibrio più profondo che riguarda il funzionamento del sistema nel tempo di lungo periodo.

Come più volte abbiamo avuto modo di spiegare, infatti, il modello previdenziale italiano si basa sul principio secondo cui le pensioni vengono pagate con i contributi di chi lavora. È quindi il rapporto tra lavoratori e pensionati a determinare la sostenibilità del sistema, pertanto il sistema funziona solo finché questo equilibrio regge.

Quando invece il numero di chi lavora si riduce rispetto a chi percepisce una pensione, iniziano le difficoltà.

Ed è proprio questo il punto su cui insiste Cottarelli. Il calo delle nascite, ormai strutturale, sta progressivamente riducendo la platea dei futuri lavoratori e allo stesso tempo, l’aumento dell’aspettativa di vita fa crescere il numero dei pensionati e la durata delle prestazioni. Due dinamiche che si muovono nella stessa direzione e che, nel lungo periodo, rischiano di mettere sotto pressione l’intero sistema.

“Se i giovani si riducono rispetto al numero di anziani, diventa un problema.”

In questo scenario, il contributo della produttività può aiutare ad attenuare lo squilibrio, dal momento che se ogni lavoratore produce di più è possibile sostenere un numero maggiore di pensionati.

Tuttavia, Cottarelli invita a non considerarla una soluzione definitiva, in quanto i livelli di crescita necessari per compensare completamente il calo demografico sarebbero molto elevati rispetto a quelli registrati negli ultimi anni.

Il rischio è che, senza interventi, il sistema diventi progressivamente più fragile, scaricando il peso sulle generazioni più giovani.

Cottarelli “smentisce” il presidente dell’Inps

Sul tema delle pensioni, il confronto con il presidente dell’Inps, Gabriele Fava è inevitabile. Fava, sempre a Money Talks, aveva indicato tre condizioni per garantire la sostenibilità del sistema: più partecipazione al lavoro, continuità contributiva e maggiore capacità del Paese di sostenere i giovani.

Una lettura che Carlo Cottarelli non contesta nel principio, ma ridimensiona nella portata. L’economista invita infatti infatti a non considerare queste leve come risolutive, perché già incorporate nelle analisi ufficiali di lungo periodo.

“Queste cose qui sono già previste. Quando si fanno le previsioni a medio e lungo termine si parte proprio da ipotesi su aumento dell’occupazione, maggiore partecipazione al lavoro, continuità contributiva.”

È qui che emerge la distanza rispetto alla posizione di Fava, poiché Cottarelli ritiene che anche assumendo che queste condizioni si realizzino, il quadro resta comunque fragile perché queste variabili sono già incluse negli scenari più ottimistici.

Cottarelli richiama infatti le stime della Ragioneria generale dello Stato, sottolineando come il vero limite sia altrove:

“Le previsioni della Ragioneria generale dello Stato sono basate su ipotesi ottimistiche su tutti questi aspetti, si assume che aumenti il tasso di occupazione, che le persone lavorino di più e in modo più continuo.”

Il nodo resta quello demografico, dal momento che anche con più occupati e carriere più stabili, il calo delle nascite continua a pesare sull’equilibrio tra lavoratori e pensionati. Ed è qui che si concentra la sua critica. secondo cui le leve indicate sono necessarie, ma non sufficienti. Senza intervenire su fattori più profondi, il rischio per la sostenibilità nel lungo periodo resta aperto.

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