Pensioni, per le donne con figli spetta l’aumento del coefficiente di trasformazione. Ecco quanto spetta in più al mese.
Pochi sanno che per le donne con figli che vanno in pensione è possibile richiedere un aumento dell’importo grazie a un’agevolazione introdotta dalla legge Dini, che interviene direttamente sul coefficiente di trasformazione, uno dei parametri essenziali per determinare quanto spetta ogni mese.
Abbiamo già spiegato quanto spetta di pensione ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, i quali rientrano interamente nelle regole del sistema contributivo. Nella nostra guida abbiamo chiarito in che modo i contributi versati nel corso della carriera si trasformano in pensione attraverso l’applicazione di un coefficiente che varia in base all’età di uscita. Più si rimanda il pensionamento, infatti, più aumenta la possibilità di ottenere un assegno più alto, proprio perché viene applicato un coefficiente di trasformazione più favorevole.
Ed è proprio su questo meccanismo che si basa il cosiddetto bonus pensioni donne, uno strumento pensato per favorire le lavoratrici con figli, per le quali il lavoro di cura legato alla gravidanza, al parto e all’assistenza nei primi anni di vita del bambino o della bambina può aver comportato una riduzione dei contributi versati.
Per compensare, almeno in parte, gli effetti che la maternità può aver avuto sulla carriera lavorativa e contributiva, la normativa prevede una doppia possibilità, alternativa, per le donne con figli che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996. La prima consente di maggiorare il coefficiente di trasformazione, così da ottenere una pensione più alta a parità di montante contributivo. La seconda, invece, si rivolge a quelle lavoratrici che preferiscono anticipare l’uscita dal lavoro, rinunciando quindi al beneficio sull’importo dell’assegno.
Come funziona il bonus donne che aumenta la pensione
Abbiamo già avuto modo di spiegare come il calcolo della pensione con il sistema contributivo parta dalla costituzione del cosiddetto montante contributivo, ossia l’insieme dei contributi versati dal lavoratore nel corso della carriera. Per i lavoratori dipendenti, questi sono pari al 33% della retribuzione lorda percepita.
Una volta determinato il montante contributivo, questo viene trasformato in pensione attraverso l’applicazione dei coefficienti di trasformazione, che variano in base all’età in cui si accede al pensionamento. Più alta è l’età di uscita, più favorevole sarà il coefficiente applicato e, di conseguenza, maggiore sarà l’importo della pensione.
Oggi i coefficienti sono pari a:
| Età | Valori |
|---|---|
| 57 | 4,204% |
| 58 | 4,308% |
| 59 | 4,419% |
| 60 | 4,536% |
| 61 | 4,661% |
| 62 | 4,795% |
| 63 | 4,936% |
| 64 | 5,088% |
| 65 | 5,250% |
| 66 | 5,423% |
| 67 | 5,608% |
| 68 | 5,808% |
| 69 | 6,024% |
| 70 | 6,258% |
| 71 | 6,510% |
Ebbene, la legge Dini ha previsto un correttivo specifico per le lavoratrici madri. In particolare, per le donne con uno o due figli il coefficiente di trasformazione viene maggiorato di un anno, mentre per quelle con almeno tre figli la maggiorazione è di due anni.
Questo significa che, a parità di contributi versati, una donna con uno o due figli può vedersi applicare il coefficiente previsto per un’età superiore di un anno rispetto a quella effettiva di pensionamento. Una lavoratrice con almeno tre figli, invece, può beneficiare del coefficiente previsto per un’età superiore di due anni, con un effetto positivo sull’importo finale dell’assegno.
Quanto aumenta la pensione: alcuni esempi
Per capire meglio l’effetto di questa agevolazione conviene fare qualche esempio pratico, partendo dal presupposto che il vantaggio dipende sempre dal montante contributivo maturato. Più alto è il montante, maggiore sarà anche l’effetto della maggiorazione del coefficiente di trasformazione.
Prendiamo il caso di una lavoratrice che va in pensione a 67 anni con un montante contributivo pari a 250.000 euro. Senza alcuna agevolazione, si applica il coefficiente previsto per i 67 anni, pari al 5,608%: la pensione annua lorda sarà quindi di circa 14.020 euro, pari a poco più di 1.078 euro lordi al mese per 13 mensilità.
Se però la stessa lavoratrice ha uno o due figli, può beneficiare della maggiorazione di un anno del coefficiente. In questo caso, pur andando in pensione a 67 anni, si applica il coefficiente previsto per i 68 anni, pari al 5,808%. La pensione annua sale così a circa 14.520 euro, con un incremento di circa 500 euro lordi l’anno, pari a quasi 38 euro lordi al mese.
Il vantaggio diventa ancora più evidente per le lavoratrici con almeno tre figli. In questo caso, infatti, la maggiorazione è di due anni e quindi, sempre a fronte di un pensionamento effettivo a 67 anni, si applica il coefficiente previsto per i 69 anni, pari al 6,024%. Con un montante contributivo di 250.000 euro, la pensione annua lorda sarebbe pari a circa 15.060 euro. Rispetto al calcolo ordinario, l’aumento è quindi di circa 1.040 euro lordi l’anno, vale a dire circa 80 euro lordi al mese per 13 mensilità.
Lo stesso meccanismo vale anche per chi va in pensione prima. Una lavoratrice che lascia il lavoro a 64 anni con un montante di 200.000 euro avrebbe diritto, senza agevolazione, a una pensione annua lorda di circa 10.176 euro, applicando il coefficiente del 5,088%. Con uno o due figli, però, verrebbe utilizzato il coefficiente dei 65 anni, pari al 5,250%, portando l’assegno annuo a circa 10.500 euro. Con almeno tre figli, invece, si applicherebbe il coefficiente dei 66 anni, pari al 5,423%, con una pensione annua di circa 10.846 euro.
Lo sconto sull’età della pensione come alternativa
Abbiamo aperto spiegando come il bonus donne per la pensione preveda una doppia opzione.
Una riguarda appunto la possibilità di assicurarsi una pensione più alta attraverso la maggiorazione del coefficiente di trasformazione, mentre l’altra consente invece di anticipare l’accesso alla pensione grazie a uno sconto sull’età pensionabile.
Nel dettaglio, per le lavoratrici che rientrano interamente nel sistema contributivo, avendo iniziato a versare contributi dopo il 1996, è infatti previsto uno sconto di 4 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 16 mesi. Il beneficio massimo, quindi, si raggiunge con 4 figli.
Ricordiamo che le due agevolazioni sono alternative: pertanto non si possono avere entrambe ma bisognerà scegliere tra quella che risponde maggiormente alle proprie necessità.