Novità per chi va in pensione nel 2027: ecco come cambia l’età pensionabile se hai iniziato a lavorare prima del 1996.
Hai iniziato a lavorare prima del 1996, come gran parte di coloro che andranno in pensione il prossimo anno, e, preso dalle notizie sul cambio delle regole per l’età pensionabile, ti stai chiedendo cosa cambierà per te a partire dall’anno prossimo.
Ebbene, è importante chiarire che oggi il quadro per poter rispondere a questa domanda rischia di essere incompleto, visto che con la prossima legge di Bilancio potrebbero esserci novità in grado di modificare le regole attualmente previste, offrendo a coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1996 un maggior numero di opzioni di pensionamento.
Per adesso, il novero delle opzioni possibili resta quello attuale: pertanto, il diritto al collocamento in quiescenza si raggiunge una volta maturati i requisiti per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata, con quest’ultima che prevede anche una seconda opzione riservata ai cosiddetti lavoratori precoci.
Tutte misure che, da gennaio 2027, subiranno l’incremento dovuto all’adeguamento alla speranza di vita, meccanismo che porterà l’età pensionabile a crescere progressivamente con il passare degli anni. Un primo passaggio ci sarà appunto da gennaio prossimo, al netto di possibili cambiamenti con la legge di Bilancio, quando per l’età pensionabile è previsto un primo aumento di 1 mese.
Ecco quindi un quadro completo su cosa può cambiare, tra certezze e ipotesi, per l’età pensionabile di coloro che, avendo iniziato a lavorare prima del 31 dicembre 1995, rientrano nel sistema di calcolo misto.
Come cambia l’età pensionabile per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996
Come anticipato, a oggi per chi ha iniziato a lavorare prima del 31 dicembre 1995 le opzioni di pensionamento possibili sono:
A queste tre si aggiunge poi l’Ape Sociale, per quanto non si tratti di un vero e proprio pensionamento: ricorrendo all’anticipo pensionistico, infatti, si smette di lavorare e, al contempo, si percepisce un’indennità sostitutiva pari all’importo maturato fino a quel momento, fino a un massimo di 1.500 euro e per un totale di 12 mensilità.
Ma concentriamoci sulle prime tre opzioni che, come anticipato, dal prossimo anno subiranno l’incremento di 1 mese, a cui seguirà un ulteriore aumento di 2 mesi nel 2028.
Questo significa che, per la pensione di vecchiaia, il diritto al collocamento in quiescenza si raggiunge a 67 anni e 1 mese, fermi restando i 20 anni di contributi, che scendono a 15 anni nel caso di coloro che rientrano nelle casistiche descritte dalla legge Dini.
Confermato lo sconto a 66 anni e 7 mesi per i lavoratori gravosi e usuranti, a patto che siano stati maturati almeno 30 anni di contributi e che l’attività lavorativa gravosa risulti svolta per almeno 7 anni negli ultimi 10, o in alternativa per metà della vita lavorativa. Chi invece l’ha svolta per almeno 6 anni negli ultimi 7 può andare in pensione a 67 anni.
Ricordiamo poi che, per chi ha un’invalidità di almeno l’80%, la pensione di vecchiaia anticipata resta accessibile a 61 anni e 1 mese di età per gli uomini e a 56 anni e 1 mese per le donne, oltre ad almeno 20 anni di contributi versati e a una finestra mobile di attesa pari a 12 mesi.
Per la pensione anticipata, invece, si smette di lavorare indipendentemente dall’età anagrafica con 42 anni e 11 mesi di contributi, 41 anni e 11 mesi per le donne. Per i gravosi, invece, resta il requisito attuale: 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.
Ecco poi la terza opzione: Quota 41. Si tratta di una misura che rientra nel più ampio novero della pensione anticipata, ma è riservata ai cosiddetti precoci, ossia coloro che al compimento dei 19 anni di età potevano vantare almeno 12 mesi di contribuzione. Oggi questi possono andare in pensione con 41 anni di contributi, che diventano 41 anni e 1 mese nel 2027. A potervi accedere sono disoccupati, invalidi almeno al 74%, caregiver e gravosi/usuranti, con questi ultimi che possono continuare ad andarci a 41 anni.
Pensione a 64 anni (e 1 mese) per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996?
Nella parte iniziale abbiamo precisato che ci stiamo rivolgendo a coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 31 dicembre 1995, visto che altrimenti, per i contributivi puri, si applicherebbero misure differenti.
Una di queste è la pensione anticipata contributiva, che consente di smettere di lavorare all’età di 64 anni con 20 anni di contributi e un assegno almeno pari a 3 volte il valore dell’assegno sociale. Soglia che si riduce a 2,8 volte per le lavoratrici con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli.
Anche questa misura, dal prossimo anno, prevede un incremento dell’età pensionabile di 1 mese, con il requisito anagrafico che sale quindi a 64 anni e 1 mese.
Non è da escludere, però, che possano esserci altri cambiamenti destinati a interessare questa opzione: uno di questi potrebbe essere proprio l’estensione anche a coloro che rientrano nel sistema misto, avendo iniziato a lavorare prima del 31 dicembre 1995. Siamo ancora nel campo delle ipotesi e fino all’approvazione della legge di Bilancio 2027 non ne avremo certezza: quindi, per il momento, va considerata solo come un’idea, da non prendere in considerazione se si sta programmando l’uscita dal lavoro.