Fai un lavoro faticoso? Potresti andare in pensione 8 mesi prima rispetto ai tuoi coetanei. Ecco come funziona l’agevolazione che esclude gravosi e usuranti dall’adeguamento con le speranze di vita,
La normativa sulle pensioni traccia una linea di confine sempre più netta tra chi svolge lavori che possiamo considerare “faticosi” o “stressanti” e la generalità dei lavoratori. Già oggi i primi possono andare in pensione con 5 mesi di anticipo rispetto agli altri, al netto di altre misure a loro riservate, come la Quota 41, per chi ha maturato 41 anni di contributi, e l’anticipo pensionistico conosciuto come Ape sociale.
Se ci limitiamo alla pensione di vecchiaia, che ancora quest’anno si matura a 67 anni di età e 20 anni di contributi, la differenza sta nel fatto che a coloro che hanno svolto per anni lavori faticosi non si applicano gli ultimi adeguamenti alla speranza di vita.
Come ben sappiamo, e chi non ne è a conoscenza se ne accorgerà nei prossimi anni, quando toccheremo le conseguenze con mano, i requisiti per l’accesso alla pensione vengono adeguati, ogni due anni, alla speranza di vita: questo significa che il tempo che si vive in più lo passeremo al lavoro. L’ultimo adeguamento importante risale al 2019, quando c’è stato uno scatto di 5 mesi, mentre il prossimo sarà nel biennio 2027-2028, quando è in programma un incremento complessivo dell’età pensionabile di altre 3 mensilità.
Ma appunto, questi incrementi non si applicano in caso di lavoro faticoso, che in termini normativi possiamo identificare come lavoro gravoso o usurante. Ed è così che nel 2028 arriveremo a una distanza di ben 8 mesi rispetto alla generalità dei lavoratori.
Quali sono i lavori “faticosi” in Italia
Ovviamente ciascun lavoratore potrebbe pensare che la propria professione presenti caratteristiche tali da poter essere considerata faticosa. Qui però dobbiamo limitarci a quei lavori che sono stati riconosciuti come tali dalla normativa vigente.
Come anticipato, bisogna distinguere tra due sottoinsiemi: da una parte i lavori usuranti, dall’altra i lavori gravosi. Entrambi danno diritto, al ricorrere delle condizioni previste dalla legge, a regole più favorevoli per l’accesso alla pensione, ma non sono la stessa cosa.
I lavori usuranti sono attività che richiedono un impegno psicofisico intenso e prolungato, spesso svolte in condizioni ambientali difficili, con turni particolarmente pesanti o con esposizione a rischi specifici. Sono stati individuati dal decreto legislativo n. 374 dell’11 agosto 1993 e poi ampliati, in particolare, con il decreto legislativo n. 67 del 2011.
Rientrano tra i lavori usuranti, ad esempio, quelli svolti in galleria, cava o miniera, in cassoni ad aria compressa, dai palombari, ad alte temperature come nelle fonderie, nella lavorazione del vetro cavo, in spazi ristretti, nell’asportazione dell’amianto, oltre al lavoro notturno, alle attività svolte alla cosiddetta “linea catena” e alla guida di veicoli adibiti al trasporto pubblico collettivo con capienza non inferiore a nove posti.
Diverso è il caso dei lavori gravosi, ossia quelle mansioni che, pur non rientrando necessariamente tra quelle usuranti, comportano comunque un carico fisico o mentale particolarmente elevato. Queste professioni sono state individuate più di recente, a partire dalla legge di Bilancio 2017, per poi essere ampliate con successivi interventi, tra cui il decreto del 5 febbraio 2018 e la legge di Bilancio 2022.
Nell’elenco dei lavori gravosi rientrano, tra gli altri, gli addetti alla concia di pelli e pellicce, gli addetti ai servizi di pulizia, i facchini, i conducenti di camion e mezzi pesanti, i conducenti di treni e il personale viaggiante, gli infermieri e le ostetriche che lavorano su turni, le maestre e i maestri di asilo nido e scuola dell’infanzia, gli operai edili, gli operatori ecologici, gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, i lavoratori marittimi, i pescatori, gli operai agricoli e siderurgici.
La lista, però, è più ampia e comprende anche tecnici della salute, addetti alla gestione dei magazzini, professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali, operatori della cura estetica, artigiani, operai specializzati, conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il trattamento dei minerali, operatori di impianti per la lavorazione dei metalli, del vetro, della ceramica, del legno e della carta, nonché addetti a macchinari fissi nell’industria, nell’agricoltura e nel settore alimentare.
Vi rientrano inoltre conduttori di veicoli, macchinari mobili e sollevatori, personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna di merci, addetti alle pulizie in uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli, portantini e professioni assimilate, oltre alle professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nella pesca, nella silvicoltura, nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni.
Con un lavoro faticoso si va in pensione 8 mesi prima
A questo punto, fatta chiarezza su quali sono le professioni gravose e usuranti, possiamo concentrarci sulle agevolazioni previste per chi svolge questi lavori.
Oggi, per questi il diritto alla pensione di vecchiaia si raggiunge a 66 anni e 7 mesi, quindi 5 mesi prima rispetto alla generalità dei lavoratori. Serve però, allo stesso tempo, aver maturato almeno 30 anni di contributi, anziché i 20 solitamente richiesti, mentre la professione gravosa o usurante deve essere stata svolta per almeno 7 anni negli ultimi 10. In alternativa, è sufficiente averla svolta per almeno la metà della vita lavorativa.
Chi soddisfa queste condizioni non subirà neppure le conseguenze del prossimo adeguamento alla speranza di vita: continuerà quindi ad andare in pensione a 66 anni e 7 mesi, mentre nel frattempo l’età pensionabile per la generalità dei lavoratori salirà prima a 67 anni e 1 mese e poi a 67 anni e 3 mesi. Lo “sconto”, quindi, passerà così a 8 mesi.
Nel solo caso di coloro che hanno svolto l’attività per 6 anni negli ultimi 7, senza arrivare a soddisfare le altre condizioni, non si applica il prossimo adeguamento, mentre resta valido quello del 2019. Significa che per loro l’età pensionabile resterà a 67 anni per tutto il prossimo biennio, con uno sconto quindi di 1 mese prima e di 2 mesi poi.
Ma non è tutto, perché, come anticipato, resteranno anche le altre forme di pensione anticipata riservate a lavoratori gravosi e usuranti. Ad esempio Quota 41, che consente loro di andare in pensione con 41 anni di contributi. In questo caso la differenza con la generalità dei lavoratori si farà ancora più consistente: questi ultimi, infatti, potranno andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica solo raggiungendo 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027 e 43 anni e 1 mese nel 2028, quindi con poco più di 2 anni di distanza.
Ricordiamo però che non basta svolgere un lavoro faticoso per accedere alla Quota 41: è necessario, infatti, che il lavoratore sia anche considerato “precoce”, avendo maturato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni.