Pensioni, calcolo retributivo: le novità del 2020

Novità pensioni: l’Inps ha aggiornato le fasce di reddito per l’applicazione delle aliquote di rendimento del calcolo retributivo della pensione. Ecco le tabelle in vigore dal 1° gennaio 2020.

Pensioni, calcolo retributivo: le novità del 2020

Pensioni: ci sono novità importanti per coloro che andranno in pensione nel 2020 e avranno l’assegno calcolato - in tutto o in una parte - con il sistema retributivo.

Ricordiamo che questo metodo di calcolo si applica per la parte di contributi antecedente al 1° gennaio 1996, o al 1° gennaio 2012 per coloro che entro il 31 dicembre 1995 hanno maturato almeno 18 anni di contribuzione; ebbene, per questi c’è una novità molto importante dal momento che i tetti pensionabili, come spiegato in queste ore dall’Inps, saranno più elevati.

Dopo la circolare con cui l’Inps ha ufficializzato i nuovi importi delle pensioni (per effetto della rivalutazione), ecco che l’Istituto ha potuto anche aggiornare le retribuzioni di riferimento, con tanto di relativi tetti pensionabili, per quei lavoratori che andranno in pensione nel 2020.

Calcolo retributivo della pensione: cosa cambia nel 2020

Nel dettaglio, l’Inps ha aggiornato le aliquote di rendimento utilizzate sia per il calcolo della quota A che per la quota B della pensione.

A tal proposito ricordiamo che nel calcolo retributivo della pensione (che potete approfondire cliccando qui) si applica la regola generale di riconoscere per ogni anno di lavoro un 2% della retribuzione pensionabile, per un massimo però di 40 anni di contributi (con un rendimento dell’80%).

Questa aliquota, però, si applica solamente entro un determinato limite di retribuzione, aggiornato nel 2020 come conseguenza dell’ultima rivalutazione (che scatterà il 1° gennaio prossimo, con un tasso dello 0,40%).

Sopra una certa soglia, che di seguito andremo ad approfondire, quindi, si applica un sistema di calcolo meno vantaggioso dal momento che l’aliquota annua di rendimento scende progressivamente fino a dimezzarsi (diventando così dell’1%).

Se chi è al di sotto del limite di retribuzione indicato - e aggiornato - dall’Inps si può arrivare a percepire una rendita pensionistica pari all’80% delle ultime retribuzioni (qualora ovviamente si possano vantare almeno 40 anni di lavoro), per chi supera questo valore la rendita sarà più bassa.

Niente di strano, semplicemente si applica il principio di solidarietà con il quale si evita che per i lavoratori che hanno avuto carriere brillanti, e molto ben retribuite, ci possa essere la concessione di prestazioni particolarmente generose.

Calcolo retributivo della pensione: le nuove fasce di reddito per il 2020

L’importo dell’assegno di pensione calcolato con il metodo retributivo, quindi, è strettamente legato al reddito e alla fascia reddituale di appartenenza.

A seconda della fascia di appartenenza, infatti, si applica un’aliquota di rendimento differente.

Più gli stipendi sono elevati e più l’aliquota di rendimento, ossia il coefficiente con cui gli importi degli stipendi si trasformano in pensione, è bassa; viceversa, per chi appartiene ad una certa fascia l’aliquota è piena e pari al 2%.

Quindi, le aliquote di rendimento sono fisse e non variano negli anni: a cambiare sono le fasce entro cui queste si applicano che appunto vengono adeguate ogni anno dall’Inps in base alla percentuale di rivalutazione rilevata.

Il risultato dell’aggiornamento di quest’anno è riassunto nella tabella pubblicata di seguito, dove trovate tutte le nuove soglie di reddito che si applicheranno nel 2020.

Prima di lasciarvi alla tabella, però, vi ricordiamo che le aliquote sono progressive, nel senso che gli abbattimenti si applicano per ogni singola fascia. Per capire il significato di questa affermazione prendiamo come esempio un lavoratore che ha una retribuzione media settimanale pari a 1.500€. Come potete vedere dalla tabella, per il 2020 l’aliquota del 2% si applica solamente per il reddito inferiore ai 910,32€ settimanali; quindi per i successivi 300€ (circa) si applica un’aliquota dell’1,50%, mentre per gli ultimi 300€ dell’1,25%.

Detto questo possiamo vedere la tabella aggiornata dall’Inps in merito alle liquidazioni delle quote retributive valide per il 2020. Si tratta di due tabelle differenti dal momento che aliquote e fasce per la Quota A (periodi fino al 31 dicembre 1992) sono differenti da quelle della Quota B (periodi dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1995 o al 31 dicembre 2011).

Quota A

Importo annuo (massimo) Importo settimanale (massimo) Aliquota di rendimento
47.332€ 910,23€ 2%
Da 47.332,01€ a 62,951,56€ da 919,24€ a 1.210,61€ 1,50%
Da 62.951,57€ a 78.571,12€ da 1.210,62€ a 1.510,98€ 1,25%
Oltre 78.571,12€ oltre 1.510,98€ 1%

Quota B

Importo annuo (massimo) Importo settimanale Aliquota di rendimento
47.332€ 910,23€ 2%
Da 47.332,01€ a 62,951,56€ da 919,24€ a 1.210,61€ 1,60%
Da 62.951,57€ a 78.571,12€ da 1.210,62€ a 1.510,98€ 1,35%
Da 78.571,13€ a 89.993,08€ da 1.510,99€ a 1.729,44€ 1,10%
Oltre 89.993,08€ Oltre 1.729,44€ 0,90%

Argomenti:

INPS Pensione

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