Pensioni: quali agevolazioni per gli invalidi?

Per gli invalidi l’accesso alla pensione è più breve: esistono infatti diverse agevolazioni a seconda della percentuale di invalidità riconosciuta dall’Inps.

Pensioni: quali agevolazioni per gli invalidi?

Pensioni: a coloro che si trovano in una condizione di invalidità - così come anche per chi assiste un familiare disabile - sono riservate delle strade più brevi e agevoli per l’accesso alla pensione.

Nel dettaglio, per chi si trova in una condizione di invalidità (che deve essere riconosciuta dall’Inps) vi è la possibilità di andare prima in pensione ricorrendo ad alcune opzioni per il pensionamento anticipato.

Non tutti gli invalidi però possono anticipare l’accesso alla pensione: per usufruire delle agevolazioni previste, infatti, bisogna avere un certo grado di invalidità variabile a seconda della misura a cui si vuole accedere.

Vediamo quali sono le agevolazioni che consentono agli invalidi di andare prima in pensione rispetto alla generalità dei lavoratori, soffermandoci sui requisiti richiesti da ciascuna di queste misure.

Pensione di vecchiaia a 60 anni

La prima misura di cui vogliamo parlarvi è la pensione di vecchiaia anticipata introdotta dall’articolo 1 - comma 8 - del D.lgs. 503/1992, con il quale è stata riconosciuta agli invalidi la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione di diversi anni.

Nel dettaglio, mentre per la generalità dei lavoratori il diritto alla pensione di vecchiaia si matura al compimento del 67° anno di età (nel contempo bisogna aver raggiunto almeno 20 anni di contributi) per gli invalidi si scende a 61 anni di età.

In realtà il suddetto decreto aveva previsto il pensionamento a 60 anni, ma nel tempo il requisito anagrafico è aumentato di un anno per effetto dell’adeguamento con le aspettative di vita. Ancora più breve la strada che porta alla pensione per le donne con invalidità: per loro, infatti, il requisito anagrafico scende a 56 anni.

Il requisito contributivo, invece, è per entrambi di 20 anni (con la possibilità, qualora ne sussistano i requisiti, di scendere a 15 anni per coloro che rientrano nelle deroghe Amato).

È bene precisare, però, che questa agevolazione è riservata a coloro che hanno una percentuale di invalidità non inferiore all’80%.

Nel caso in cui il lavoratore sia non vedente, l’età anagrafica si riduce ancora: per l’accesso alla pensione, infatti, oltre ai soliti 20 anni di contributi, sono sufficienti 56 anni di età per gli uomini e 51 per le donne.

C’è un’altra precisazione da fare prima di vedere le agevolazioni successive: per i lavoratori invalidi all’80% la pensione decorre 12 mesi più tardi dal raggiungimento dei suddetti requisiti, per effetto della finestra mobile annuale.

Pensione invalidi: agevolazioni con percentuale più bassa dell’80%

Nel caso in cui al lavoratore venisse riconosciuta una percentuale di invalidità più bassa dell’80% non potrebbe quindi accedere alla pensione di vecchiaia anticipata: per lui, però, potrebbero esserci altre due possibilità.

Qualora la percentuale di invalidità fosse pari ad almeno il 74%, infatti, si potrebbe ricorrere a Quota 41 o all’Ape Sociale per anticipare l’accesso alla pensione.

Nel primo caso, questo potrebbe andare in pensione - indipendentemente dall’età - al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione. Tuttavia, essendo Quota 41 riservata ai lavoratori precoci, è necessario che almeno 12 mesi di contribuzione facciano riferimento al periodo antecedente al compimento dei 19 anni di età.

Anche per Quota 41 c’è una finestra mobile che tuttavia è più breve di quella prevista per la pensione di vecchiaia anticipata: in questo caso, infatti, la pensione decorre dal terzo mese successivo al raggiungimento dei requisiti.

Infine c’è l’Ape Sociale riconosciuta ad alcune categorie svantaggiate di lavoratori, tra cui figurano appunto gli invalidi con una percentuale pari o superiore al 74%.

Con questa misura si può smettere di lavorare all’età di 63 anni, percependo negli anni che mancano al raggiungimento della pensione di vecchiaia un prestito erogato da un istituto finanziario (di cui si farà interamente carico lo Stato). Per ricorrere all’Ape Sociale, però, è necessario che il lavoratore abbia maturato almeno 30 anni di contributi.

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