Pensioni: quando l’INPS restituisce i contributi versati inutilmente

Che fine fanno i contributi versati inutilmente, poiché insufficienti per maturare il diritto alla pensione? Scopriamolo.

Pensioni: quando l'INPS restituisce i contributi versati inutilmente

Si possono chiedere indietro i contributi previdenziali versati all’INPS?

Come noto ci sono dei requisiti ben precisi per ottenere il riconoscimento della pensione: a seconda dello strumento che si richiede, infatti, ci possono essere requisiti anagrafici e contributivi da rispettare.

Potrebbe accadere, quindi, che nonostante un lavoratore abbia versato per anni i contributi previdenziali non riesca a maturarne abbastanza ai fini del riconoscimento della pensione.

Ci si chiede a tal proposito che fine fanno questi contributi versati ma inutili ai fini della pensione; si può chiedere la restituzione oppure vanno persi per sempre? Purtroppo, l’INPS non riconosce il diritto ad avere indietro i contributi non validi ai fini previdenziali e la stessa giurisprudenza negli anni si è rivelata sempre contraria a questa possibilità.

Secondo i giudici chiamati a decidere sull’argomento (si segnalano ad esempio le sentenze della Cassazione n° 3613/2002 e 13/2006), infatti, è sufficiente che i contributi versati siano potenzialmente utili alla pensione per non dar luogo alla restituzione, anche nel caso in cui questi non siano stati utili ai fini dell’ottenimento di assegno previdenziale.

Quindi se quei pochi contributi versati all’INPS non possono essere utilizzati ai fini della totalizzazione, oppure non possono essere cumulati o ricongiunti, vengono persi poiché l’INPS non riconosce la loro restituzione.

L’unico caso in cui ciò è possibile è quello dei contributi versati in maniera errata, ad esempio oltre quanto dovuto o per periodi nei quali non era necessario.Vediamo quindi in quali (pochi) casi è possibile ottenere il rimborso dei contributi previdenziali non utilizzati ai fini previdenziali.

Lavoratori autonomi: quando i contributi vengono restituiti

Per i lavoratori dipendenti vale quanto detto in precedenza; non possono essere restituiti i contributi previdenziali che potenzialmente sono utili alla pensione, ma solamente quelli non dovuti.

Tuttavia anche in questo caso ai fini della restituzione c’è una regola ben precisa da tenere in mente: possono essere rimborsati solamente i contributi non dovuti versati negli ultimi 5 anni precedenti all’accertamento INPS. Quelli versati prima di questa data non possono essere restituiti, ma sono comunque validi ai fini del diritto alla pensione.

Ciò vale anche per i contributi dei lavoratori agricoli; non hanno diritto alla restituzione, invece, i lavoratori appartenenti ai fondi speciali sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria (vale a dire fondo trasporti, dazieri, fondo elettrici, fondo telefonici, fondo volo, fondo FPLS per lavoratori dello spettacolo e fondo pensione dei giornalisti).

Lavoratori autonomi e Co.Co.Co.

Anche per i lavoratori autonomi i contributi versati (perché obbligatori) non vengono restituiti, anche qualora non abbiano dato luogo alla pensione. Vale invece quanto affermato per i lavoratori dipendenti, ovvero che i contributi non dovuti possono essere restituiti.

A differenza dei lavoratori dipendenti, però, commercianti, artigiani e liberi professionisti senza cassa possono ottenere indietro tutti i contributi non dovuti, indipendentemente dal periodo in cui sono stati versati. Quelli non restituiti, infatti, non valgono ai fini del diritto alle prestazioni previdenziali.

I contributi sono restituiti senza alcun onere per l’interessato, e non sono soggetti ad interessi; l’unico caso in cui il rimborso non è consentito è quello del versamento avvenuto per dolo.

Queste regole valgono anche per i parasubordinati - anche detti collaboratori coordinati e continuativi (Co.Co.Co.) - per i quali la restituzione della contribuzione non dovuta deve essere ripartita nelle rispettive quote di competenza tra committente e collaboratore.

Niente restituzione per la Gestione Separata

Non è invece consentita la restituzione dei contributi per i lavoratori appartenenti alla Gestione Separata poiché non ci sono disposizioni che lo prevedono. L’unica norma a riconoscere questa ipotesi era un decreto attuativo della Legge Dini, che tuttavia limitava la restituzione ai contributi non dovuti versati nel periodo compreso tra giugno 1996 e aprile del 2001.

Si trattava di una possibilità introdotta esclusivamente per permettere a coloro che si erano iscritti alla neonata Gestione Separata in età avanzata, e che quindi non avevano possibilità di maturare abbastanza contributi ai fini del riconoscimento di un assegno previdenziale, di recuperare quanto inutilmente versato.

Contributi versati erroneamente

Può capitare inoltre che un lavoratore abbia versato i contributi in un fondo diverso da quello in cui avrebbe dovuto; in questo caso, ovvero qualora la cassa previdenziale nella quale ha avuto luogo l’accredito sia differente da quella competente per il proprio rapporto di lavoro, i contributi non vengono persi né tanto meno restituiti, poiché sono semplicemente trasferiti all’ente previdenziale competente.

Se invece i contributi sono stati versati per quella che in realtà è un’attività inesistente, è possibile annullare in qualsiasi momento tutti i contributi versati e chiederne il rimborso (entro un termine di 10 anni). Così come per i lavoratori autonomi, anche in questo caso non è possibile ottenere la restituzione qualora venga accertato il dolo del contribuente.

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