Pensione con pochi anni di contributi, ecco come andarci nel 2023

Simone Micocci

12 Gennaio 2023 - 12:04

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Nel 2023 andare in pensione con pochi contributi (meno rispetto ai 20 anni richiesti dalla pensione di vecchiaia) non è semplice, ma nemmeno impossibile. Vediamo come fare.

Pensione con pochi anni di contributi, ecco come andarci nel 2023

Hai pochi anni di contributi ma non vuoi rinunciare alla possibilità di andare in pensione nel 2023, anche perché hai ormai compiuto l’età pensionabile (67 anni se si guarda al requisito richiesto per accedere alla pensione di vecchiaia); ebbene, devi sapere che anche quest’anno ci sono delle soluzioni, seppure limitate, per andare in pensione anche quando non si raggiunge il requisito contributivo minimo pari a 20 anni.

Ad esempio, ancora nel 2023 - anche se la platea si restringe con il passare degli anni - è possibile accedere alla pensione di vecchiaia con soli 15 anni di contributi qualora si soddisfino i requisiti previsti da una delle tre deroghe Amato. E ancora, nel 2023 resta salva la possibilità di accedere in pensione con soli 5 anni di contributi; in tal caso, però, bisognerà attendere qualche anno, in quanto il collocamento in quiescenza può avvenire non prima dei 71 anni di età.

Per chi ha pochi contributi e non riesce ad andare in pensione, c’è la possibilità di ricorrere all’assegno sociale, a patto però di soddisfare determinati requisiti legati al reddito.

Infine, già prima dei 67 anni vi è la possibilità di andare in pensione con pochi contributi per quei lavoratori nei confronti dei quali viene accertata una certa percentuale d’invalidità, che a seconda dei casi possono richiedere l’assegno ordinario d’invalidità oppure la cosiddetta pensione d’inabilità.

Tenendo conto di tutte queste possibilità, quindi, scendiamo nel dettaglio su come fare ad andare in pensione nel 2023 con pochi contributi, ossia meno dei 20 anni richiesti dalla pensione di vecchiaia a 67 anni di età.

Chi può andare in pensione a 67 anni con 15 anni di contributi

La legge Amato del 1992 ha introdotto tre diverse deroghe al requisito contributivo di 20 anni richiesto per accedere alla pensione di vecchiaia, riconoscendo a un numero limitato di persone la possibilità smettere di lavorare anche con 15 anni di contributi.

Nel dettaglio, la prima deroga Amato è riservata a coloro che entro la data del 31 dicembre 1992 potevano vantare già 15 anni di contributi. Ovviamente più passano gli anni più tale platea si restringe.

Lo stesso vale per la seconda deroga Amato, riservata invece a chi entro il 31 dicembre 1992 ha ottenuto l’autorizzazione al versamento volontario dei contributi. Attenzione, per potervi accedere non è necessario che poi i contributi volontari siano stati effettivamente versati.

L’ultima deroga, la più articolata, si rivolge perlopiù a coloro che hanno avuto carriere discontinue, in quanto autorizza il pensionamento con 15 anni di contributi a coloro che:

  • hanno un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni, ossia hanno iniziato a versare il primo contributo almeno 25 anni prima dalla domanda di pensionamento. Tuttavia, dal momento che bisogna avere almeno un contributo maturato nel regime retributivo, tale l’anzianità non può comunque essere successiva al 31 dicembre 1995;
  • per almeno 10 anni hanno versato contributi non sufficienti alla copertura dell’intero anno contributivo (si pensi ad esempio ai part-time).

Pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi

Mentre le tre deroghe Amato si rivolgono a coloro che rientrano nel calcolo misto della pensione, con almeno un contributo versato nel retributivo, la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi interessa i soli contributivi puri, ossia chi ha un’anzianità assicurativa successiva al 1° gennaio 1996.

Nel dettaglio, a questi viene concesso di andare in pensione con soli 5 anni di contributi, ma non a 67 anni come previsto dalla pensione di vecchiaia: bisognerà, infatti, attendere il compimento dei 71 anni.

Pensione per invalidi con soli 5 anni di contributi

A poter andare in pensione con 5 anni di contributi sono anche i lavoratori a cui viene accertata una certa percentuale d’invalidità, anche prima del compimento dei 67 anni di età.

Ad esempio, chi - a causa d’infermità o difetto fisico o mentale - ha una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo può andare in pensione, richiedendo l’assegno ordinario d’invalidità, a patto di aver maturato almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente alla data di presentazione della domanda.

Al compimento dei 67 anni tale pensione si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia.

Il lavoratore a cui viene accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, invece, può fare richiesta della pensione d’inabilità, per la quale sono comunque richiesti i 5 anni di contributi di cui almeno 3 nell’ultimo quinquennio.

“Pensione” senza contributi a 67 anni

Il termine va virgolettato perché per l’ultima opzione non si può parlare di vera e propria pensione. Anche se viene chiamato ancora “pensione sociale”, infatti, l’assegno sociale costituisce una misura di tipo assistenziale, e non previdenziale, riconosciuta a chi all’età di 67 anni si trova in uno stato di bisogno economico.

Ne possono fare richiesta, quindi, anche coloro che non hanno raggiunto il minimo contributivo per andare in pensione, a patto di soddisfarne i requisiti reddituali previsti:

  • reddito personale pari a 0 per avere diritto al pieno importo, oppure inferiore a 6.542,51 euro nel caso del reddito coniugale;
  • reddito personale inferiore a 6.542,51 euro, o 13.085,02 euro nel caso del reddito coniugale.

L’importo, al netto dell’ultima rivalutazione, è di 503,27 euro e così come la pensione viene erogato per tredici mensilità.

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