Pensione dai 63 anni, le risorse ci sono: la proposta di Proietti (UIL)

Antonio Cosenza

02/04/2021

12/04/2021 - 17:10

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Riforma delle pensioni: flessibilità a partire dai 63 anni di età. La richiesta di Domenico Proietti (UIL) al Governo Draghi.

Pensione dai 63 anni, le risorse ci sono: la proposta di Proietti (UIL)

La riforma delle pensioni continua a far discutere: nonostante il Ministro per il Lavoro, Andrea Orlando, abbia spiegato che questa non è tra le priorità del Governo, i sindacati continuano a fare pressione affinché venga immediatamente riaperta la fase di concertazione avviata durante il secondo Governo Conte.

A tal proposito, nelle ultime ore è intervenuto Domenico Proietti, responsabile delle politiche fiscali e previdenziali per la UIL. Questo - intervistato da Tiscali.it - ha fatto chiarezza sulle richieste dei sindacati in merito alla riforma delle pensioni.

Nel dettaglio, questi chiedono una misura di flessibilità che non solo prenda il posto di Quota 100 - in scadenza, ricordiamo, il 31 dicembre prossimo - ma che vada ad intervenire anche laddove questa non ha funzionato. Ad esempio, spiega Proietti:

Quota 100 può essere utile a tanti lavoratori però è come fare un ambo secco: vai in pensione solo se hai 62 anni di età e 38 di contributi. Se ne hai 61 con 39 di contributi non ci vai. Alcuni sono fortunati, altri restano esclusi. Invece occorre dare la possibilità a tutte le persone con determinati requisiti di scegliere se accedere al pensionamento.

Riguardo alla riforma delle pensioni, quindi, la UIL ha già le idee chiare su cosa deve essere fatto e cosa no. Non sarà però una trattativa semplice, in quanto - come vedremo di seguito - le proposte sono piuttosto ambiziose e dal Governo non sembra esserci l’intenzione di stanziare ulteriori risorse per la riforma.

Pensione a 63 anni: la proposta della UIL

Domenico Proietti ha spiegato quale sarebbe il miglior modo possibile - lato età anagrafica e anni di contributi - per garantire maggiore flessibilità al sistema previdenziale.

Nel dettaglio, bisognerà partire da un accesso alla pensione intorno ai 63 anni, quindi quattro anni in meno rispetto a quanto previsto oggi dalla pensione di vecchiaia. Ad esempio, l’Ape Sociale potrebbe essere una misura da cui partire ed è per questo che, secondo Proietti, va resa assolutamente strutturale.

Anche l’Ape Sociale, però, ha i suoi problemi: ad esempio, Proietti critica il requisito che obbliga gli addetti ai lavori gravosi a raggiungere una contribuzione di 36 anni per andare in pensione (mentre per le altre categorie ne sono sufficienti 30). Ebbene, così dovrebbe essere anche per i gravosi, abbassando quindi l’asticella dei contributi richiesti fino a 30 anni.

Bisognerà, quindi, partire dal pensionamento a 63 anni per pensare ad una “flessibità di accesso alla pensione molto più diffusa di quanto non abbia consentito Quota 100”. Inoltre, bisognerà “riconoscere che 41 anni di contribuzione bastano e avanzano per andare in pensione”.

Ancora una volta tutto gira intorno a Quota 41 per tutti, con i sindacati che fanno pressione affinché venga consentito ad ogni lavoratore di accedere in pensione al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione (e non solo ai precoci come avviene oggi).

E, aggiunge Proietti, “nel definire la flessibilità più diffusa, occorre tener conto della gravosità e usurabilità di certi lavori”.

Pensione a 63 anni senza penalizzazioni

Secondo le ultime anticipazioni, semmai ci sarà una riforma delle pensioni sarà solamente prevedendo delle penalizzazioni sull’assegno per chi anticipa l’accesso alla pensione.

Proietti ci tiene a precisare, però, che dalla UIL - così come hanno già fatto sapere gli altri sindacati confederali - non c’è interesse ad accettare penalizzazioni in cambio di flessibilità, in quanto “c’è già una penalizzazione implicita nel meccanismo flessibile. Il lavoratore, invece di andare in pensione alcuni anni dopo e maturare quindi più contributi, ci va prima e prende di conseguenza leggermente meno”.

D’altronde, spiega Proietti, il sistema contributivo già permette allo Stato di non farsi carico del costo dell’anticipo, in quanto in definitiva il neo pensionato andrà a percepire una pensione pari a quanto versato. Sul tema della compatibilità economica non ci sono problemi:

Se la commissione varata per separare assistenza e previdenza verrà fatta lavorare, arriverà sicuramente alla conclusione che in Italia per le pensioni si spende come nella media dei Paesi europei.

Non è, quindi, un problema di risorse, quanto di volontà politica. Ma il Governo non potrà nascondersi, in quanto la riforma delle pensioni è necessaria per dare risposte a tutti i lavoratori, specialmente ai gravosi, alle donne (per le quali bisognerà rendere “strutturale Opzione Donna” e intervenire riconoscendo un bonus contribuzione figurativa per il lavoro di cura e la maternità) e per i giovani (per cui è “indispensabile riprendere subito il tema delle loro future pensioni”).

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