Pensione a 62 anni nel 2023, ecco tutte le opzioni possibili per il prossimo anno

Simone Micocci

18 Novembre 2022 - 15:39

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Pensione a 62 anni nel 2023, dopo quota 100 c’è quota 103. Pensione anticipata meno conveniente.

 Pensione a 62 anni nel 2023, ecco tutte le opzioni possibili per il prossimo anno

Con la Legge di bilancio 2023 verrà permesso, a circa 50 mila italiani, di andare in pensione all’età di 62 anni, ben cinque anni prima rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia.

Appena un anno dopo dalla scadenza di quota 100, quindi, nel panorama delle opzioni di pensionamento torna a esserci una strada che consentirà l’uscita anticipata già all’età di 62 anni. Tale misura si chiamerà quota 103, valore che identifica il risultato che deve raggiungere la somma tra età anagrafica e contributi affinché se ne possa usufruire.

Ma non sarà l’unica possibilità per poter accedere alla pensione a 62 anni; a questa, infatti, se ne affiancheranno altre come ad esempio la misura riservata ai lavoratori con grave disabilità o anche Opzione donna, anch’essa rifinanziata con la Legge di bilancio 2023 (con la quale ci sarà un’estensione della platea).

In pensione a 62 anni con quota 103

Quota 103 è la misura che dovrebbe essere introdotta con la Legge di bilancio 2023 al fine di consentire l’accesso alla pensione al compimento del 62° anno di età. Questa opzione prevede anche un requisito contributivo fisso che indipendentemente dall’età è pari a 41 anni.

Per andare in pensione con quota 103, quindi, bisognerà avere 62 anni di età e 41 anni di contributi, con la somma che dà appunto come risultato 103.

Il requisito contributivo non varia con l’avanzare dell’età: quindi anche chi nel 2023 compirà 63 anni dovrà aver maturato 41 anni di contributi per andare in pensione (quindi si parla di quota 104), così come chi ha 64, 65 e 66 anni. A 67 anni, invece, basterà avere 20 anni di contributi per andare in pensione visto che in tal caso si potrà accedere alla pensione di vecchiaia.

Per chi ricorre a quota 103, come è stato per quota 100, per anticipare il pensionamento non si applicano riduzioni o penalizzazioni sull’assegno previdenziale, quindi non dovete temere per un taglio della pensione.

Quota 103 limiterà gli accessi alla pensione anticipata

Di fatto, quota 103 andrà a limitare la platea di coloro che accedono alla pensione anticipata Inps, misura per cui non è richiesta un’età anagrafica precisa, poiché basta aver maturato un determinato numero di contributi.

Nel dettaglio, per il 2023 il requisito è:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Sono più anni di quelli richiesti da quota 103, il che rende quest’ultima opzione più conveniente. Anche se la pensione anticipata non richiede alcun requisito anagrafico, permettendo l’accesso alla pensione a qualsiasi età, è pur vero che soddisfare il suddetto requisito contributivo prima dei 62 anni di età non è per nulla semplice: bisognerebbe aver iniziato a lavorare almeno all’età di 19 anni (20 anni per le donne) e aver mantenuto una carriera lavorativa stabile e senza interruzione alcuna.

In pensione a 62 anni con Quota 41

Quota 103 ricalca, almeno sul fronte dei contributi, quanto previsto dalla cosiddetta quota 41, misura che oggi consente l’accesso alla pensione con soli 41 anni di contributi, e indipendentemente dall’età, a coloro che soddisfano determinati requisiti.

Soddisfare il requisito contributivo, infatti, non è sufficiente per andare in pensione con quota 41: parimenti bisogna essere dei lavoratori precoci (ossia aver maturato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento del 19° anno di età) e rientrare in uno dei seguenti profili di tutela:

  • disoccupati;
  • invalidi al 74%;
  • caregivers (assistere parenti invalidi);
  • lavoratori usuranti o gravosi.

I requisiti per accedere alla quota 41 quindi sono molto restrittivi, ecco perché ne è stato richiesto un ampliamento della platea dei beneficiari per i prossimi anni.

Tuttavia, il progetto di estendere l’accesso a quota 41 a tutti i lavoratori già nel 2023 è fallito, in quanto il governo per il momento ha preferito limitarsi a una quota 41 con requisito anagrafico minimo, diventando così quota 103. La promessa è che un nuovo tentativo verrà effettuato per il 2024, quando il governo spera di avere le risorse sufficienti per attuare una tale riforma.

In pensione a 62 per gli invalidi

Si ricorda poi che per gli invalidi con percentuale almeno all’80% vi è la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione di vecchiaia. Questa possibilità è riservata a coloro che hanno compiuto 61 anni (se uomini), 56 anni se donne. Al compimento dei 62 anni, dunque, siete abbondantemente dentro a quanto richiesto dal requisito anagrafico.

Lato contributi sono richiesti 20 anni, al pari appunto di quanto previsto dalla pensione di vecchiaia.

Pensione a 62 anni, quanto perdo?

Nessuna delle suddette opzioni prevede una penalizzazione in uscita; tuttavia, è ovvio che anticipare la quiescenza di cinque anni comporta delle perdite “in prospettiva”.

Già alla fine del 2018 Tito Boeri, l’allora presidente dell’Inps, aveva annunciato che con la quota 100 a 62 anni, rispetto alla pensione di vecchiaia a 67 anni, si andavano a perdere 500 euro sull’assegno pensionistico. La misura della perdita indicata da Boeri era pari al 21% dell’importo dell’assegno.

Le motivazioni? Accedendo alla pensione a 62 anni si versano cinque anni di contributi in meno nel proprio montante contributivo, ma non è solo questo ad abbassare l’eventuale importo.

Sulla quota contributiva della pensione, infatti, hanno effetto i coefficienti di trasformazione che trasformano, appunto, il montante contributivo in pensione spettante. Tali coefficienti crescono tanto più si ritarda l’accesso alla pensione e ciò, chiaramente, a parità di montante contributivo permette di avere una pensione più alta a chi decide di accedere con qualche anno in più.

In pensione a 62 con Opzione Donna

Come si intuisce dal nome, questa misura è riservata esclusivamente alle donne. Questa va trattata separatamente dalle altre in quanto in questo caso esiste una penalizzazione in uscita.

L’Opzione Donna è una misura sperimentale che il governo Meloni sembra aver deciso di prorogare anche per il 2023 consentendo alle lavoratrici di andare in pensione all’età di 58 anni (un anno in più per le autonome) purché abbiano maturato 35 anni di contributi. Questi requisiti, però dovranno essere stati maturati entro la data del 31 dicembre 2022 (dovrebbe essere questa, infatti, la nuova scadenza indicata in manovra).

Chi ha 62 anni, quindi, rientrerà abbondantemente in questa misura, sempre se ovviamente ha maturato i 35 anni di contributi previsti. È bene sottolineare, però, che si può accedere a Opzione Donna a una condizione: accettare il ricalcolo contributivo dell’assegno previdenziale che, a seconda della posizione contributiva dell’interessata, può comportare una penalizzazione più o meno elevata.

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