Patrimoniale in Italia: le 17 tasse che portano 37 miliardi di euro allo Stato

Anna Maria D’Andrea

12 Febbraio 2021 - 17:21

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La patrimoniale in Italia non dovrebbe essere un tabù, afferma Confindustria, che nell’Audizione del 12 febbraio 2021 sulla riforma fiscale evidenzia che sono ben 17 le tasse sul patrimonio attualmente in vigore, che portano nelle casse dello Stato 37 miliardi di euro all’anno.

Patrimoniale in Italia: le 17 tasse che portano 37 miliardi di euro allo Stato

Patrimoniale in Italia? Non un incubo ma un’amara realtà.

Sono ben 17 le tasse sul patrimonio attualmente vigenti, che portano nelle casse dell’Erario ben 37 miliardi di euro all’anno.

È Confindustria a fare il punto, nel corso dell’Audizione sulla riforma fiscale del 12 febbraio 2021, presso le Commissioni Finanze di Camera e Senato.

Parlare di tassa patrimoniale in Italia non dovrebbe essere un tabù, afferma Emanuele Orsini, Vice Presidente per il Credito, la Finanza e il Fisco di Confindustria, che evidenzia la necessità non tanto di una nuova imposta sui patrimonio, quanto di riorganizzare quelle che già abbiamo.

Patrimoniale in Italia: le 17 tasse che portano 37 miliardi di euro allo Stato

Il tema della patrimoniale torna ciclicamente al centro dibattito pubblico, ancor di più in periodi di “ristrettezze” economiche.

Si è tentato di introdurre una tassa sui grandi patrimoni con la Legge di Bilancio 2021, e c’è chi ha erroneamente accostato il rischio di nuove tasse all’entrata in scena dell’ormai quasi Premier Mario Draghi.

In tutti i casi, il rischio di una tassa sui patrimoni preoccupa gli italiani, per la maggior parte ostili a tale tipologia di tassazione.

Parlare di patrimoniale in Italia però non dovrebbe essere un tabù, afferma nel corso dell’Audizione Parlamentare Emanuele Orsini di Confindustria. Nell’intricato sistema fiscale del Bel Paese se ne contano già ben 17, tra “quelle che incidono sul mero possesso e quelle che impattano il trasferimento del patrimonio mobiliare e immobiliare”.

Il rappresentante di Confindustria, audito dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale, fornisce alcuni esempi di tasse sul patrimonio attualmente in vigore.

Non c’è solo l’IMU, la tanto odiata tassa sulla casa. Rientra tra le patrimoniali anche il bollo auto, il superbollo, il canone Rai, così come le imposte di registro, l’imposta di bollo, l’imposta catastale, l’IVIE e l’IVAFE, così come l’imposta di successione e donazione.

Si tratta di un elenco soltanto esemplificativo. In tutto, le 17 tasse sul patrimonio che pesano sulle tasche dei contribuenti portano nelle casse dell’Erario ben 37 miliardi di euro all’anno.

È evidentemente insensato parlare di nuove patrimoniali ma, evidenzia Confindustria, è necessario riorganizzare quelle che già abbiamo.

Confindustria - Audizione del 12 febbraio 2021
Audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario. Emanuele Orsini - Vice Presidente per il Credito la Finanza e il Fisco

Patrimoniale in Italia: Confindustria chiede di riorganizzarle

Nell’ambito della riforma fiscale, Confindustria chiede quindi di rivedere le tante tasse patrimoniali già vigenti in Italia.

Nel corso dell’Audizione del 12 febbraio 2021, vengono evidenziate le seguenti proposte:

  • coordinare il prelievo patrimoniale con le nuove regole di tassazione dei redditi che saranno definite, in particolare con quelle relative ai redditi di natura finanziaria ed immobiliare;
  • ricomporre l’imposizione sul patrimonio a livello territoriale, prevedendo l’uniformità delle regole su tutto il territorio nazionale, a parità di ricchezza;
  • introdurre una dichiarazione patrimoniale unica, su base familiare, coordinata con l’ISEE, che possa agire da riferimento unico per la tassazione.

Nuova patrimoniale sulla casa con l’aggiornamento dei valori catastali, un rischio da soppesare

C’è poi il tema della tassazione sulla casa, e della tanto auspicata riforma del catasto.

L’attuale scenario di crisi economica e sociale rende difficile immaginare una nuova imposta patrimoniale sugli immobili residenziali.

Come evidenziato da Confindustria, la patrimoniale immobiliare si basa su valori catastali ormai ritenuti obsoleti, che sono stati oggetto negli anni di:

“riallineamenti forfettari con applicazione di coefficienti moltiplicativi, peraltro svincolati da criteri oggettivi.”

Un modo agevole di recuperare gettito, si evidenzia, che ha però aumentato le distorsioni dovute al mancato aggiornamento del catasto. Se quindi la riforma catastale viene ritenuta ormai fondamentale, Confindustria evidenzia che è necessaria un’opera capillare sul territorio, “senza cedere alla tentazione di un aggiornamento automatico dei valori catastali”, per pure esigenze di gettito.

Si ricorda quindi quanto segnalato anche dall’Agenzia delle Entrate:

“i processi di rivalutazione automatici del passato, effettuati peraltro in congiunzione con contrazioni economiche (e cadute del PIL inferiori a quella corrente), hanno contribuito a deprimere il mercato immobiliare in maniera significativa, innescando spirali negative per l’intera economia”

Il Vice Presidente Orsini evidenzia quindi la necessità di soppesare tutti i rischi di un’azione che potrebbe danneggiare il mercato immobiliare, in un periodo di crisi e di imprevedibilità circa l’evolversi di stili di vita e di lavoro.

Insomma, non solo questioni di gettito: serve una riforma fiscale che sia in grado di accompagnare il Paese verso la ripartenza.

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