Patrimoniale in arrivo con Mario Draghi?

Pierandrea Ferrari

5 Febbraio 2021 - 15:20

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Le consultazioni sono ancora in corso, ma il consenso bipartisan sulla figura di Mario Draghi potrebbe favorire la nascita di un nuovo Governo. E già montano i primi sospetti: rischio patrimoniale con l’ex numero uno della BCE?

Patrimoniale in arrivo con Mario Draghi?

La patrimoniale - ovvero l’imposta che colpisce il patrimonio, mobile e immobile - sarà al centro dell’agenda del nuovo Governo Draghi?

L’ex presidente della BCE, per sei anni governatore della Banca d’Italia, è ancora impegnato nelle consultazioni dopo l’incarico esplorativo affidatogli ad inizio settimana dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Ma il consenso bipartisan che una figura di spessore internazionale come Mario Draghi è in grado di incassare potrebbe favorire nel breve termine la formazione di un nuovo Governo, dopo il fallimento del Conte ter e del mandato esplorativo del presidente della Camera, Roberto Fico.

E una parola, con il passare delle ore, torna a fare capolino nel dibattito politico: patrimoniale, ma anche le sue degenerazioni più temute, come quel prelievo forzoso che vide il Governo Amato attingere ai risparmi degli italiani nel 1992.

Ora, l’interrogativo è d’obbligo: le forze politiche che sosterranno Mario Draghi sono favorevoli ad una nuova patrimoniale? E cosa ne pensa l’ex numero uno della BCE dell’imposta sul patrimonio?

Patrimoniale in arrivo con un Governo Draghi?

In fondo, è una questione di equilibri. Mario Draghi, nei prossimi giorni, dovrà trovare in Parlamento una maggioranza in grado di sostenere il suo Governo: un passaggio chiave, questo, che permetterà all’Italia di redigere il Recovery Plan, ovvero il documento necessario per accedere ai fondi europei concordati con i partner continentali la scorsa estate (a luglio la prima tranche).

Al momento, M5S, Partito Democratico, Lega e Forza Italia hanno aperto uno spiraglio, e la composizione delle forze governative – ancora avvolta da un alone di mistero – sarà cruciale per delineare le strategie del nuovo corso Draghi.

L’ex numero uno della BCE, infatti, dovrà tenere conto dell’orientamento dei partiti politici che decideranno di sostenere la sua candidatura a Palazzo Chigi. E, in ambito tributario, la situazione si fa già ingarbugliata.

Il M5S, dopo aver accarezzato a lungo l’idea di un Conte ter, è ora in prima fila nel sostenere Mario Draghi. Galeotta fu, secondo gli ultimi retroscena politici, una telefonata di due ore con il leader dei grillini, Beppe Grillo. E qui vengono i nodi: tra i diktat del M5S, infatti, non figura solo la difesa dei provvedimenti targati Conte e Conte bis, ma anche l’introduzione di una nuova patrimoniale (per i super ricchi?).

Una condizione, questa, che viene respinta dalla Lega - “No alla patrimoniale, sì alla flat tax”, il refrain che ripete da giorni Matteo Salvini – e dagli alleati del centrodestra. Una questione di equilibri, come detto: una nuova patrimoniale dipenderà in buona parte dalla sintesi politica che Draghi riuscirà a trovare, ma i numeri, senza l’appoggio della Lega e di Forza Italia, rimangono deboli. E nel compromesso di Governo l’idea patrimoniale potrebbe cadere.

Cosa ne pensa Draghi della patrimoniale?

I partiti, dunque, giocheranno un ruolo fondamentale nella definizione delle politiche tributarie del nuovo Governo. Patrimoniale sì, patrimoniale no: il dibattito incalza, ma aldilà degli equilibri di palazzo, l’influenza – e il prestigio – di Mario Draghi potrebbero avere un peso altrettanto cruciale sul capitolo imposte.

E allora, chi è Mario Draghi? E cosa ne pensa della patrimoniale? Il background dell’ex numero uno della BCE dice molto: non un tecnico austero alla Monti, Dini o Ciampi, né un fautore di politiche “lacrime e sangue”. Piuttosto, un uomo risoluto, che dai suoi uffici di Francoforte ha battezzato l’ancora in voga Qe, programma artefice di un finanziamento miliardario dei deficit pubblici continentali, come mai avvenuto nella storia.

Maglie larghe, dunque, che sembrano tenersi a debita distanza dall’approccio del fu Governo Monti: allora, in piena recessione, la ricetta del senatore a vita puntava su nuove tasse e contenimento del debito. Con Draghi, invece, probabile un aumento del credito a famiglie e imprese per riportare il sistema Italia in linea con la media continentale. E in questo impianto, bypassando il probabile ostruzionismo dei grillini, non sembra trovare spazio una imposta sul patrimonio.

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