Partito Democratico: personaggi principali, storia, chi lo vota

Alessandro Cipolla

29/04/2022

10/05/2022 - 12:33

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La storia del Partito democratico, chi sono stati i suoi personaggi principali e chi sono gli elettori di questa forza politica nata dalla fusione tra i Democratici di sinistra e la Margherita.

Partito Democratico: personaggi principali, storia, chi lo vota

In una politica ormai sempre più liquida e autoreferenziale, dove i leader sono più importanti dei simboli, il Partito democratico può essere considerato come l’ultimo partito di massa rimasto in Italia.

Eccezion fatta per il Movimento 5 stelle che ha dinamiche tutte sue, il Pd è stato l’unico partito negli ultimi anni a cambiare diversi segretari, a utilizzare spesso le primarie per scegliere i propri candidati e a mantenere una sempre vivace dialettica interna.

Anzi si può dire che l’eccesso di confronto tra le varie correnti del partito, altra peculiarità del Pd, sia diventato una sorta di problema vista la sempre maggiore balcanizzazione del partito che per diversi critici avrebbe portato i dem a distaccarsi da quella realtà territoriale che rappresenta la propria ossatura.

Non è una caso che puntualmente, dopo ogni debacle elettorale, il mantra ripetuto dai vertici è stato quello del “ripartire dai circoli e ascoltare la base”. Dopo aver toccato il minimo storico alle elezioni politiche del 2018, adesso con il nuovo corso targato Enrico Letta per i sondaggi il Pd sarebbe tornato a essere la prima forza politica del Paese.

Vediamo allora la storia del Partito democratico, ripercorrendo quelle che sono state le principali fasi della sua azione politica.

La storia del Partito democratico

Il Partito democratico nasce ufficialmente il 14 ottobre 2007. La sua storia politica però ha radici molto più antiche, visto che con tutti i distinguo del caso può essere considerato come un lontano discendente del Partito comunista italiano.

Il Pd è il frutto della fusione in un unico soggetto politico da parte dei Democratici di sinistra (ex Pds a loro volta ex Pci) e della Margherita (centristi ed ex Dc). In quel periodo alla guida dei due partiti ci sono rispettivamente Piero Fassino e Francesco Rutelli.

Nel 2007 entrambi i partiti sono parte della maggioranza che sostiene il secondo governo Prodi. Il dialogo per una fusione è da tempo in corso, con l’ufficialità dell’unione che arriva a seguito di due plebisciti in occasione dei rispettivi congressi.

Il primo passo è la formazione di un comitato promotore formato da 45 persone tra cui anche Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Paolo Gentiloni, Gad Lerner, Enrico Letta, Sergio Cofferati, Romano Prodi, Lamberto Dini, Walter Veltroni e Francesco Rutelli.

Da Veltroni a Letta

Il passo successivo è quello delle primarie a cui prendono parte oltre 3,5 milioni di persone: a diventare il primo segretario è Walter Veltroni con il 75%. Piccola curiosità: tra i candidati c’è anche quel Mario Adinolf ora leader del Popolo della famiglia che in quella occasione prende lo 0,17%.

La nascita del Partito democratico però non porta bene al Prodi-bis che dopo pochi mesi cade. Alle elezioni politiche del 2008, con Veltroni come candidato e in coalizione con l’Italia dei valori, il centrosinistra capeggiato dal Pd prende il 33% e finisce all’opposizione.

La sconfitta elettorale porta alle dimissioni di Walter Veltroni e a una sorta di interregno da parte di Dario Franceschini. Alle primarie del 2009 a imporsi nettamente è Pier Luigi Bersani, che diventa il nuovo segretario del Pd provocando la fuoriuscita di diversi centristi tra cui Francesco Rutelli.

Nel frattempo sotto il peso dello spread cade anche il quarto governo Berlusconi, con il Partito democratico che a quel punto nel novembre 2011 decide di entrare a far parte della maggioranza che sostiene l’esecutivo tecnico guidato da Mario Monti.

Se si escludono i tredici mesi del primo governo Conte, quello targato Movimento 5 stelle-Lega, in sostanza il Partito democratico in Italia è al governo in maniera ininterrotta proprio da quel novembre 2011.

Alle elezioni del 2013 il candidato Presidente del consiglio è Pier Luigi Bersani: nonostante il centrosinistra finisca in testa con il 29,5%, la coalizione non ottiene una maggioranza parlamentare e non viene trovato un accordo con i 5 stelle.

Bersani getta la spugna e si dimette da segretario, consentendo così la nascita del governo Letta sostenuto pure da Forza Italia. Pochi mesi dopo alle primarie a imporsi largamente è il rampante Matteo Renzi che, nel 2014, dopo il famoso “Enrico stai sereno”, fa le scarpe al suo compagno di partito diventando lui il nuovo Presidente del consiglio.

L’avventura a Palazzo Chigi dell’ex sindaco di Firenze dura però fino al dicembre 2016 quando, dopo la vittoria del No al referendum costituzionale da lui promosso, si dimette da ogni incarico.

A traghettare la legislatura fino alle elezioni del 2018 è così Paolo Gentoloni, con Matteo Renzi che grazie alla vittoria alle primarie dem del 2017 è ancora lui il candidato premier del centrosinistra: della coalizione però non fanno parte i dalemiani e bersaniani, che mesi prima abbandonano il Pd per dare vita ad Articolo 1-Mdp.

Alle urne il Partito democratico con il 19% fa registrare il suo minimo storico: nuove dimissioni da parte di Matteo Renzi e successive primarie per la segreteria vinte da Nicola Zingaretti.

Il presidente della Regione Lazio è l’artefice poi nell’estate del 2019 della nascita del secondo governo Conte insieme al Movimento 5 stelle. Poco dopo Matteo Renzi da vita alla scissione che porta alla nascita di Italia viva.

A inizio 2021 a seguito della crisi di governo innescata dai renziani, il Partito democratico decide di sostenere il governo Draghi con Nicola Zingaretti che, poco dopo, si dimette spianando la strada alla nomina di Enrico Letta come nuovo segretario.

Chi vota il Partito democratico

All’esordio elettorale nel 2018 il Partito democratico è riuscito a prendere 12 milioni di voti alla Camera. Nel 2018 invece il numero degli elettori si è praticamente dimezzato visti i 6,1 milioni di voti presi sempre per la Camera.

Stesso discorso per le primarie: nel 2007 3,5 milioni di cittadini si sono recati ai gazebo mentre nel 2019 solo 1,6 milioni. Per quanto riguarda il numero degli iscritti, l’ultimo dato certo è quello del 2019 con 412.000 tesserati.

Come detto il Partito democratico è nato dalla fusione dei Democratici di sinistra, che avevano un elettorato prettamente proveniente dal fu Pci, e della Margherita di provenienza invece più centrista e moderata.

L’idea era quella di creare un partito unico del centrosinistra, sul modello dei Democratici negli Stati Uniti, che potesse imporsi come una affidabile forza politica di governo. L’exploit alle europee del 2014 sotto il regno di Matteo Renzi (11 milioni di voti) è arrivato proprio grazie alla conquista dell’elettorato moderato che ha compensato la fuga degli anni precedenti di quello più orientato a sinistra.

La crescita del Movimento 5 stelle è stata poi una delle cause del flop alle politiche del 2018, con i sondaggi che adesso danno il Partito democratico in ripresa ma ancora lontano dai fasti di un tempo.

L’ultima analisi del flusso elettorale del Pd, fatta nel 2021 da Ipsos, ha evidenziato come il partito ora abbia un discreto seguito tra le fasce più anziane e più giovani della popolazione, perdendo però appeal tra le casalinghe e soprattutto tra gli operai che, una volta, rappresentavano il fortino elettorale della sinistra.

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