Partite Iva, nuovi controlli in arrivo: le regole della legge di Bilancio 2023

Rosaria Imparato

24 Novembre 2022 - 13:12

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Nuovi controlli in arrivo per le partite Iva: la legge di Bilancio 2023 prevede accertamenti per le attività «apri e chiudi». Vediamo quali saranno le nuove regole.

Partite Iva, nuovi controlli in arrivo: le regole della legge di Bilancio 2023

Nuovi controlli in arrivo per le partite Iva in ottica antievasione fiscale. L’ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa esplicativa della legge di Bilancio 2023, di cui è disponibile una bozza datata 23 novembre.

Cambiano le regole per le attività che aprono e chiudono i battenti prima che lo Stato si renda conto di loro, e che quindi esiga il pagamento delle tasse. Queste stesse attività riaprono poi con un altro nome, in un loop infinito di evasione fiscale e attività illegali. Questo tipo di comportamento, dice Meloni, è “fatto soprattutto dagli extracomunitari”.

E allora la nuova manovra economica introduce un obbligo: una fideiussione per i soggetti extra Ue che vogliono riavviare un’attività da presentare all’agenzia delle Entrate all’atto della richiesta della partita Iva. Insieme a un piano di controlli mirato a individuare i fenomeni di evasione e frode fiscale collegate proprio all’apertura e alla chiusura convulse di partite Iva.

Partite Iva, nuovi controlli in arrivo: ecco per chi

Il governo non abbassa la guardia sull’evasione fiscale: lo dice Maurizio Leo, viceministro Mef con delega al fisco, in un’intervista del 23 novembre al Corriere della Sera. «Lo testimonia -continua Leo- la norma sulle partite Iva che vengono aperte e chiuse a ripetizione per non pagare le imposte. L’Agenzia delle Entrate, in questi casi, potrà cancellare la partita Iva. E se il titolare vuole riavviare un’attività, dovrà prima fornire una fidejussione bancaria a garanzia delle imposte future».

Guardando i dati dell’Osservatorio delle partite Iva del Mef, nel 2021 «la distribuzione delle nuove aperture di partite IVA sulla base del Paese di nascita evidenzia che circa il 18% degli avvianti è nato all’estero», mentre nel 2022 (i dati riguardano il secondo trimestre di quest’anno) «poco più del 20% delle aperture è operato da un soggetto nato all’estero».

Secondo il Sole24Ore per il 2021 circa un terzo è originario di Stati asiatici, mentre sotto il profilo delle attività dichiarate all’apertura da cittadini extra Ue sono commercio all’ingrosso e al dettaglio per circa il 23% e le costruzioni per poco più del 21%.

Le nuove regole della legge di Bilancio 2023 sui controlli per le partite Iva straniere

L’articolo 35 della bozza della legge di Bilancio prevede che all’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo il comma 15-bis, sia aggiunto che l’l’Agenzia delle Entrate effettua specifiche analisi del rischio connesso al rilascio di nuove partite Iva, ad esito delle quali l’ufficio invita il contribuente a presentarsi in ufficio, per esibire la documentazione di cui agli articoli 14 e 19 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica, se obbligatoria, per consentire la verifica dell’effettivo esercizio dell’attività e per dimostrare, sulla base di documentazione idonea, l’assenza dei profili di rischio individuati.

In caso di mancata presentazione in ufficio del contribuente ovvero di esito negativo dei riscontri operati sui documenti eventualmente esibiti, l’ufficio emana provvedimento di cessazione della partita Iva.

La partita Iva può essere successivamente richiesta dal medesimo soggetto, come:

  • imprenditore individuale;
  • lavoratore autonomo;
  • rappresentante legale di società;
  • associazione od ente, con o senza personalità giuridica, costituite successivamente al provvedimento di cessazione della partita Iva.

La condizione è che prima venga rilasciata una polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per la durata di tre anni dalla data del rilascio e per un importo non inferiore a 50mila euro.

La legge di Bilancio 2023 contro le attività «apri e chiudi»

L’idea alla base di questa nuova norma è quella di intensificare il monitoraggio su soggetti a rischio evasione, visto che negli anni non sono mancati casi di imprese «apri e chiudi» scoperti da operazioni della Guardia di Finanza.

Non che manchino i mezzi per gli accertamenti: le banche dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate è ampissima, basti pensare alla fattura elettronica o agli scontrini telematici, che da soli forniscono un esteso elenco di preziose informazioni.

Bisognerà stilare liste mirate di soggetti su cui calibrare i controlli ed eventualmente estendere anche il raggio d’azione, guardando a chi fa solo operazioni passive e nessuna o pochissime operazioni attive, perfette per coprire operazioni di riciclaggio di denaro sporco o di finanziamento del terrorismo. Senza dimenticare l’eventuale ruolo delle «apri e chiudi» in illeciti più ampi, specifica il Sole24Ore, come emerso anche di recente in quelle legate alle fittizie cessioni dei crediti edilizi.

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