Parigi sfrutta un innovativo sistema di climatizzazione sotterraneo contro il caldo record e riesce ad abbattere emissioni e consumi energetici
La seconda metà di giugno 2026 passerà alla storia come una delle più calde di sempre. In Germania e Regno Unito le temperature hanno superato i 40 gradi, a Milano, il termometro ha sfiorato i 39 gradi, mentre in Francia quasi 60 dipartimenti sono stati messi in allerta rossa, Parigi compresa.
Ma proprio nella capitale transalpina è al lavoro uno dei sistemi di climatizzazione più innovativi della storia: un’infrastruttura sotterranea centralizzata che sfrutta l’acqua della Senna per rinfrescare le case. Il tutto tagliando drasticamente i consumi energetici e le emissioni di CO2 prodotte dai condizionatori privati.
Come funziona il climatizzatore sotterraneo di Parigi
Il Fraîcheur de Paris è un’infrastruttura simile a una rete fognaria creata sotto la superficie della città. Il suo funzionamento è molto semplice: tramite una rete di tubature lunga 120 km fa arrivare acqua di temperatura compresa tra 2 e 4°C a circa mille edifici.
Una volta arrivato a destinazione, il liquido assorbe calore tramite uno scambiatore e viene poi nuovamente raffreddato in una delle 15 stazioni di produzione e stoccaggio presenti lungo il percorso.
Il segreto è l’acqua della Senna che funziona come un dissipatore di calore. Anche se l’acqua del fiume e quella del climatizzatore sotterraneo non si mescolano, la prima permette il raffreddamento naturale con notevoli risparmi di energia elettrica.
Il sistema, inoltre, è in grado di immagazzinare aria fredda nelle ore notturne in serbatoi in cui viene raffreddata con del ghiaccio per poi essere reintrodotta nella rete nei momenti più torridi della giornata.
Il progetto Fraîcheur de Paris è nato addirittura nel 1991 quando Climespace, società controllata da ENGIE, ottenne una concessione trentennale per la gestione del servizio. Nel 2022 il passaggio a una realtà pubblico-privata composta dalla stessa ENGIE e dall’Autorità Autonoma dei Trasporti di Parigi (AAT) con un contratto operativo ventennale, dal valore di circa 2,4 miliardi di euro, che comprende la realizzazione, lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione di apparecchiature di refrigerazione.
La buona notizia per i parigini è che è già stato approvato il progetto di espansione della rete di distribuzione che prevede l’aggiunta di 158 chilometri di tubature e 20 nuove unità produttive. Obiettivo dichiarato quello di raggiungere tutti i quartieri della città e portare il servizio alle piccole imprese, agli ospedali, agli asili e alle case di riposo.
Un sistema difficile da esportare
Da molte parti in Europa si guarda alla soluzione adottata da Parigi, ma replicare l’infrastruttura è molto più difficile di quanto si pensi.
Il gasdotto è stato progettato appositamente per la capitale della Francia e sta dando ottimi risultati, sia a livello di contenimento delle emissioni che di risparmio energetico. Questo, però, non significa che sia possibile introdurlo in tutte le grandi città investite dalle ondate di calore.
Perché sia davvero efficace, il sistema deve poggiare su 3 requisiti base: una densità di popolazione tale da giustificare gli investimenti nella creazione di gasdotti sotterranei, un fiume abbastanza grande da riuscire a funzionare come dissipatore di calore e, soprattutto, un’amministrazione lungimirante in grado di stipulare contratti di tale portata e lunghezza.