Stangata d’estate: mentre il caldo fa impennare i consumi dei condizionatori, emerge il paradosso fiscale delle bollette. Perché la luce è così tanto tassata?
Le bollette elettriche sono come il pane: più fa caldo e più lievitano.
I condizionatori accesi per ore e i frigoriferi sotto stress continuo sono solo la punta dell’iceberg: le reti elettriche sono chiamate a reggere picchi di domanda straordinari che trasformano i mesi estivi nel periodo più costoso dell’anno per le famiglie italiane, almeno sul piano energetico.
Eppure, anche se potrebbe sembrarlo non è solo una questione di consumo. Proprio mentre la domanda di elettricità cresce per far fronte alle temperature elevate, l’Italia mantiene un sistema fiscale che penalizza in modo strutturale proprio questa energia.
Il risultato è un paradosso difficile da ignorare: l’elettricità, decantata come il pilastro della transizione energetica, resta molto più tassata del gas e dei carburanti fossili.
Il caldo aumenta i consumi elettrici in tutta la casa
Controllando accuratamente i consumi in bolletta ve ne sarete di certo resi conto: le ondate di calore aumentano significativamente il consumo di energia elettrica. Studi pubblicati su riviste del calibro di Energy and Buildings mostrano come il raffrescamento ambientale sia la componente più sensibile al clima: quando la temperatura esterna cresce, i condizionatori lavorano più a lungo e con maggiore intensità per mantenere condizioni interne stabili.
L’effetto boomerang non riguarda solo l’aria condizionata. Anche i frigoriferi e i congelatori sono direttamenti influenzati dal caldo: più alta è la temperatura ambiente, più il compressore deve attivarsi per mantenere il freddo interno
A questo si aggiunge un terzo fattore spesso trascurato: non solo si utilizzano più dispositivi in estate, ma molti apparecchi diventano meno efficienti proprio perché lavorano in un ambiente caldo. Pensiamo ai dispositivi di uso quotidiano come le TV o i computer, che in estate tendono a surriscaldarsi facilmente. Quando la temperatura ambiente è elevata, i sistemi di raffreddamento interni (ventole e dissipatori) devono lavorare più intensamente per evitare il surriscaldamento dei componenti.
In estate, quindi, non cambia solo quanto si usa un dispositivo, ma anche quanto deve lavorare per mantenere le stesse prestazioni. Lo confermano gli studi tecnici del National Institute of Standards and Technology (NIST) sul frigorifero, il quale consuma molto di più rispetto ai mesi invernali perché il compressore deve attivarsi più spesso per contrastare il calore esterno, soprattutto se l’elettrodomestico è esposto a fonti di calore o non è adeguatamente ventilato.
Il paradosso fiscale: elettricità più tassata del gas
Secondo lo studio del think tank per il clima Ecco, presentato a Bruxelles in occasione della European Sustainable Energy Week, le famiglie italiane pagano sull’elettricità tasse e oneri fino a quattro volte superiori rispetto al gas. Se si prendono poi in considerazione settori industriali o del commercio, il divario arriva fino a venti volte.
Anche nei trasporti la situazione non migliora: la ricarica elettrica sostiene tasse e oneri fino a oltre il doppio rispetto ai carburanti tradizionali. rendendo come riferimento gli ultimi dati consolidati, il costo medio dell’elettricità è stato di circa 31 centesimi per kWh, di cui il 35% composto da fiscalità, oneri e sistema ETS. Al contrario, il gas, si è attestato intorno ai 10 centesimi per kWh. Lo squilibrio medio stimato è di circa 12 centesimi per kWh per l’elettrico contro 3 centesimi per il gas.
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Un sistema che rallenta la transizione
Matteo Leonardi, economista esperto in politiche energetiche, parla di un problema strutturale: il sistema fiscale italiano penalizza proprio le tecnologie più efficienti, riducendo la convenienza economica dell’elettrificazione. Questo meccanismo, precisa Leonardi, frena gli investimenti e, di conseguenza, riduce la spinta verso la transizione energetica, proprio quando l’elettrificazione dei consumi si dimostra la scelta più efficiente dal punto di vista energetico.
Stando allo studio di Ecco, la causa principale dello squilibrio risiede nella struttura degli oneri generali di sistema, che allo stato attuale delle cose ricadono esclusivamente sull’elettricità. Questi oneri sono nati per finanziare politiche energetiche e rinnovabili, ma oggi risultano distribuiti in modo incoerente rispetto all’obiettivo di decarbonizzazione.
Cosa fare per contenere i consumi in estate
Come abbiamo visto, il sistema energetico italiano continua a rendere l’elettricità relativamente più costosa rispetto al gas, un fattore che grava particolarmente sulle tasche degli italiani nei mesi estivi, quando i consumi aumentano per ragioni climatiche. Tuttavia, ci sono interventi mirati che è possibile applicare nella vita di tutti i giorni per ridurre i consumi.
Innanzitutto è importante gestire al meglio i consumi nei momenti di picco, per esempio impostando i condizionatori su temperature non eccessivamente basse, intorno ai 26–27°C. Questo riduce in modo significativo il carico elettrico perché limita la differenza tra temperatura interna ed esterna, ovvero il principale fattore di consumo. Allo stesso tempo, è opportuno chiudere tende e tapparelle nelle ore più calde per ridurre il calore che entra in casa.
Per quanto riguarda gli elettrodomestici che lavorano di continuo, come i frigoriferi, è necessario garantire una buona ventilazione posteriore ed evitare l’esposizione diretta a fonti di calore (una pratica valida anche in inverno). Per i dispositivi elettronici e i sistemi di raffrescamento secondario, il principio cardine è evitare l’uso simultaneo non necessario. Nel medio periodo, invece, la soluzione definitiva resta quella di investire sull’efficienza energetica dell’abitazione: l’isolamento termico e gli infissi adeguati riducono la necessità di raffrescamento attivo, che rimane la componente più energivora dei consumi estivi.
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