Sarà una marionetta governata dall’estero, se mai sarà riconosciuto: Francia e Gran Bretagna stanno usando la promessa di riconoscere lo Stato palestinese per rientrare nel Grande gioco diplomatico che ha come scacchiera il Grande Riassetto del Medioriente.
Naturalmente, Israele considera questa prospettiva come inaccettabile: sarebbe un premio al terrorismo che ha animato l’Operazione del 7 Ottobre.
Ci si è messa però anche la Lega Araba, in questi giorni, a chiedere ad Hamas di abbandonare le armi in vista del riconoscimento dello Stato palestinese, con una dichiarazione congiunta firmata anche dall’Unione europea: perché, in realtà, il suo vero nemico è l’Iran, che in questi anni ha finanziato ed armato Hamas che controllava Gaza e che ha architettato la strage terroristica del 7 ottobre, e che parimenti ha sostenuto gli Hezbollah presenti in Libano ed in Siria.
È la Mezzaluna sciita, l’espansione dell’Iran, il vero nemico dei Paesi arabi sunniti che hanno la grave colpa di aver lasciato soli i Palestinesi, orfani ed ostaggi di una rivendicazione fondata sulla necessità della violenza terroristica per prevalere nel conflitto politico.
Gran Bretagna e Francia, i sottoscrittori del Patto di spartizione Sykes-Picot, riemergono a loro volta dal torpido esito della fine dell’Impero Ottomano che fu da loro disegnata a tavolino, con il Mandato britannico sulla Palestina che ha portato unicamente alla nascita dello Stato di Israele ed al paradosso di un popolo, quello palestinese, che aveva una Patria ma che non ha ancora uno Stato, orfano di una Grande Potenza che lo sostenesse e che è divenuto nel tempo ostaggio di tutte le rivendicazioni antisioniste. E di tutte le pulsioni terroristiche.
Il quadro internazionale è più ampio.
Siamo di fronte al collasso della globalizzazione mercatista, un processo ultratrentennale che è stato guidato dall’unilateralismo americano, emerso come potere invincibile ed ineluttabile con il crollo dell’URSS: i punti di crisi sistemica sono rappresentati dai dazi che vengono minacciati ed imposti da Trump più o meno a tutto il resto del mondo, per tentare ancora una volta di riequilibrare la bilancia commerciale statunitense; dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia; ed dal profondo riassetto del Medioriente che riguarda non solo i rapporti tra Israele ed i Palestinesi con il controllo della Striscia di Gaza e dei Territori della West Bank ma soprattutto il futuro della Siria ed il ruolo dell’Iran.
I processi storici sono caratterizzati dalla velocità incontrollabile con cui collassano assetti politici e sociali durati per decenni e talora per secoli, in una convulsione che rende impossibile a chi ne è testimone e partecipe di prevedere il futuro assetto.
Nessuno può sapere se la divisione della Ucraina si cristallizzerà in un assetto analogo a quello che caratterizza da oltre settant’anni la Corea, con la parte settentrionale fortemente legata alla Russia ed alla Cina e quella meridionale che è parte integrante del sistema economico occidentale. Oppure se il governo di Kiev collasserà, nonostante gli aiuti finora promessi dagli europei a causa della profonda crisi economica e sociale indotta dalla attuale politica protezionistica statunitense.
Nessuno può sapere se le profonde riforme strutturali imposte da Trump con i tagli fiscali a favore dei redditi più elevati ed i tagli alle spese sociali daranno davvero un impulso positivo all’economia americana, oppure se questo sogno si tramuterà in una miscela esplosiva di inflazione e recessione.
In Medio Oriente, il Premier Netanyahu ha risposto duramente, senza concedere alcuna tregua, all’attacco terroristico del 7 ottobre: se l’obiettivo era di distruggere Hamas, che guida i Palestinesi, ci stanno probabilmente. Ma chi paga sono i Palestinesi, ostaggi e succubi, allo stremo.
La diplomazia internazionale strumentalizza l’orrore dei Palestinesi allo stremo per la fame, e degli ostaggi israeliani che sarebbero trattati alla stessa maniera, per cercare di trovare spazio di trattativa: per cercare di condizionare il governo di Gerusalemme, per compattarsi con i Paesi arabi sunniti contro l’Iran, per avere voce in capitolo sul futuro della Siria.
I Palestinesi sono ancora una volta le vere vittime della Storia, della fine della decolonizzazione e del Mandato alla Gran Bretagna sulla Palestina da cui è nato solo lo Stato di Israele, per la forza straordinaria dei Coloni ebrei e per la solidarietà del Sionismo internazionale e degli Usa. Loro, i Palestinesi, un po’ alla volta sono stati abbandonati da tutti i Paesi sunniti, anche dall’Egitto che pure aveva sostenuto a lungo la loro causa, a costo di più di una guerra, dal ’67 al ‘73. A sostenerli, ora, c’è solo l’Iran: ma sono stati strumentalizzati dalla espansione della Mezza Luna sciita, condannati ancora una volta all’isolamento internazionale.
Chi si muove ora a favore dei Palestinesi, promettendo il riconoscimento di un loro Stato, lo fa solo per cercare di stare al tavolo delle trattative del grande riassetto del Medioriente: delle loro sofferenze, non interessa nulla.
Sono solo pedine da muovere sulla scacchiera della Storia: sacrificabili, se serve.