Pagamento Tari via SMS? Non rispondere, è una truffa. Ecco come difendersi

Money.it Guide

10 Aprile 2026 - 13:02

Ancora phishing, stavolta via telefono con un SMS, e la richiesta di un pagamento celere della tassa sui rifiuti. Ecco come sventare l’ennesima truffa

Pagamento Tari via SMS? Non rispondere, è una truffa. Ecco come difendersi

La regola base per evitare truffe è sempre la stessa: mai cliccare su link sospetti inviati attraverso messaggi - altrettanto sospetti - che invitano a fare un pagamento celere. Può avvenire tramite mail, notifica e anche SMS. Si passa dalle “comunicazioni ufficiali istituzionali” alle multe stradali o presunte tali e, talvolta, anche a qualche tassa pendente. Ed è proprio questo il caso dell’ultima trovata di hacker e bot, quella di sfruttare una posizione apparentemente irregolare sul pagamento della TARI.

Una truffa che si smaschera da sola: per il pagamento della tassa sui rifiuti non viene mai preso in considerazione il numero di telefono. Il messaggio, purtroppo, è l’ennesima esca svuota portafoglio, soprattutto per chi, disgraziatamente, clicca sul link all’interno o, ancor peggio, chiama i numeri presenti nel testo.

Ma come funziona la nuova truffa phishing che sta arrivando via SMS a tanti utenti? Smascheriamo la frode con i fatti.

Posizione TARI irregolare? La truffa via SMS che si sbugiarda da sola

Il meccanismo è semplice quanto efficace, e proprio per questo continua a mietere vittime. L’SMS che arriva sul telefono è costruito per sembrare una comunicazione ufficiale. Il testo è quasi sempre identico:

Posizione TARI risulta irregolare, serve tempestivo contatto al n 89347716 per evitare eventuali aggravamenti”.

Poche parole, nessun dettaglio, ma come sempre un elemento chiave: l’urgenza. Chi legge potrebbe pensare a una dimenticanza, a una rata non pagata, a una sanzione imminente. E così scatta l’errore: chiamare quel numero o cliccare eventuali link allegati.

Da quel momento in poi, il rischio è duplice. Da una parte ci sono numerazioni a pagamento: linee telefoniche che, anche solo restando in attesa pochi secondi, possono prosciugare il credito telefonico con costi di diversi euro al minuto. Dall’altra, scenari più insidiosi in cui un finto operatore cerca di ottenere dati personali, codice fiscale o informazioni bancarie con la scusa di “verificare la posizione”.

I segnali della truffa, però, sono evidenti anche prima di un eventuale azione. Innanzitutto, nessun riferimento personale: niente nome, cognome o codice utente. Poi il numero da chiamare, chiaramente non istituzionale. E ancora, la richiesta di un contatto immediato, tipica delle tecniche di smishing, che puntano a far agire senza riflettere.

Il fenomeno è tutt’altro che isolato: secondo i dati della Polizia Postale, nel 2025 in Italia sono stati trattati oltre 51.500 casi di reati informatici, con più di 27mila frodi online e danni economici che superano i 269 milioni di euro. Numeri che raccontano una realtà precisa: queste campagne sono massive, automatizzate e progettate per colpire chiunque.

Davvero la TARI arriva via SMS? No, attenzione alle comunicazioni ufficiali

Qui sta l’errore più comune: pensare che un SMS possa essere un canale valido per comunicazioni fiscali. Non lo è. E non lo sarà mai, almeno per quanto riguarda la TARI.

Il pagamento della tassa sui rifiuti segue canali ben precisi e soprattutto tracciabili. Le comunicazioni arrivano generalmente tramite raccomandata cartacea, avvisi inviati al domicilio, oppure attraverso i portali ufficiali dei Comuni o i sistemi digitali collegati ai servizi tributari locali. In alcuni casi, si può ricevere una notifica via email, ma sempre da indirizzi istituzionali verificabili.

Mai, invece, tramite SMS con richieste urgenti. E soprattutto, mai con inviti a chiamare numeri a pagamento per regolarizzare la propria posizione.

Anche gli eventuali solleciti seguono procedure formali: includono dati precisi, riferimenti personali, importi dettagliati e modalità di pagamento ufficiali. Nulla a che vedere con messaggi generici e impersonali.

Le stesse amministrazioni comunali, come dimostrano le recenti segnalazioni, ribadiscono un concetto chiave: in caso di dubbio, l’unico modo sicuro è contattare direttamente gli uffici tributi attraverso i canali ufficiali. Online o via telefono.

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