Oro, petrolio e altre 25 materie prime: Trump insegue riserve da 400 miliardi di dollari

Claudia Cervi

18 Gennaio 2025 - 11:22

La Groenlandia nasconde 400 miliardi di dollari sotto al ghiaccio (in ritirata per il cambiamento climatico). Ecco la strategia di Trump per mettere le mani sulle riserve di oro e materie prime.

Oro, petrolio e altre 25 materie prime: Trump insegue riserve da 400 miliardi di dollari

Oro, petrolio e altre 25 materie prime sono indispensabili per molte applicazioni tecnologiche moderne, dalle auto elettriche agli smartphone, dalla produzione di energia rinnovabile all’industria aerospaziale e militare.
La Groenlandia, con risorse dal valore stimato di 400 miliardi di dollari, è diventata l’epicentro di una competizione globale per il controllo delle sue ricchezze.

Petrolio, gas naturale, oro, rubini, diamanti, zinco e terre rare rappresentano solo una parte del tesoro nascosto sotto i ghiacci, che il cambiamento climatico sta lentamente rendendo sempre più accessibile. Il rapido scioglimento del permafrost e delle calotte glaciali, innescato dal riscaldamento globale, sta rivelando giacimenti un tempo inaccessibili, trasformando la Groenlandia in un Eldorado dell’Artico.

Ecco perché gli Stati Uniti vorrebbero mettere le mani su queste risorse strategiche, essenziali per l’industria tecnologica e la transizione energetica: la Groenlandia non è solo una terra lontana, ma rappresenta un elemento cruciale per il futuro geopolitico ed economico globale.

Materie prime, riserve Materie prime, riserve Fonte Reuters

Oro, petrolio e altre 25 materie prime: quanto vale il tesoro nascosto in Groenlandia

Il sottosuolo groenlandese è una miniera d’oro, letteralmente. Le stime parlano di 36,1 milioni di tonnellate di terre rare, 6 milioni di tonnellate di grafite, 235 mila tonnellate di litio e 106 mila tonnellate di rame. Su stima che alcuni dei più ricchi giacimenti di gas, oro e petrolio del pianeta si trovino qui.

Queste risorse sono essenziali per la produzione di tecnologie all’avanguardia, dalle batterie per veicoli elettrici ai microchip, rendendo la Groenlandia uno snodo cruciale per l’industria globale. Il progressivo scioglimento della calotta glaciale, pur rappresentando una catastrofe climatica, ha reso accessibili giacimenti minerari un tempo irraggiungibili, innescando un’intensa competizione tra Stati Uniti, Europa e Cina. Quest’ultima, che già controlla il 95% della produzione mondiale di terre rare, guarda alla Groenlandia come una nuova frontiera per consolidare il proprio dominio.

La Groenlandia, che dal 1953 è diventata una provincia della Danimarca, ha ottenuto l’autonomia nel 1979, mantenendo comunque la sovranità danese. Nel 1985 ha deciso di uscire dall’Unione Europea, separandosi economicamente, ma continuando a mantenere forti legami politici con la Danimarca, soprattutto per quanto riguarda la difesa. Oggi è un territorio autonomo con una propria identità.

Dal 2023, l’Unione Europea ha intensificato la cooperazione con la Groenlandia firmando un Memorandum d’intesa per lo sviluppo di catene di valore sostenibili per le materie prime. Gli investimenti europei, pari a 225 milioni di euro tra il 2021 e il 2027, puntano a ridurre la dipendenza da fornitori esterni e a favorire lo sviluppo economico dell’isola. Tuttavia, l’interesse americano, spinto da Trump, potrebbe rappresentare una sfida per le relazioni tra Groenlandia e Unione Europea.

La strategia di Trump per il controllo dell’oro e delle materie prime

La Groenlandia rappresenta oggi il cuore di una sfida che unisce ambizioni geopolitiche, questioni ambientali e interessi economici. Ma non sono solo le mire espansionistiche di Donald Trump a poter ridisegnare i rapporti tra le principali potenze mondiali. L’interesse per la Groenlandia si inserisce in un contesto geopolitico più ampio, dove il controllo delle materie prime è diventato un elemento chiave delle strategie nazionali. La Cina è il principale competitor, ma anche la Russia, sempre più attiva nelle regioni artiche, e l’Unione Europea stanno cercando di rafforzare la propria posizione attraverso investimenti strategici e partnership mirate. In questo senso un intervento diretto degli Stati Uniti potrebbe destabilizzare gli equilibri attuali, portando a nuove tensioni tra i principali attori globali.

Donald Trump non ha mai nascosto la sua volontà di acquisire la Groenlandia, arrivando a dichiarare che sarebbe un ottimo investimento per gli Stati Uniti. Al centro della strategia americana, però, non ci sono solo le risorse minerarie, ma anche il valore strategico dell’isola nell’Artico. La base militare di Pituffik, ex Thule Air Base, è una delle installazioni più importanti del sistema di difesa missilistica americano, oltre a garantire il monitoraggio dello spazio e l’allerta missilistica. La posizione della Groenlandia, tra l’Oceano Atlantico e l’Artico, la rende cruciale anche per il controllo delle nuove rotte marittime che si stanno aprendo a causa del riscaldamento globale.

Tuttavia, l’approccio americano si scontra con la forte sensibilità ambientale del governo groenlandese. Nel 2021, l’isola ha vietato nuove esplorazioni petrolifere e ha rafforzato il proprio impegno verso un futuro green, con il 67% dell’elettricità già generata da fonti rinnovabili. Questo approccio sostenibile potrebbe rappresentare un ostacolo per i piani espansionistici americani, ma evidenzia anche le opportunità per una collaborazione basata su standard ambientali elevati.

In questo scenario complesso, il futuro della Groenlandia appare strettamente legato alla sua capacità di negoziare con le potenze globali senza compromettere la propria sovranità e sostenibilità.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.