Anche se in Italia si parla solo delle incriminazioni dell’ex presidente Donald Trump, negli Usa è battaglia su una giustizia che sembra spietata nei confronti del tycoon e sin troppo accondiscende nei riguardi dell’attuale inquilino della Casa Bianca, Joe Biden.
Recentemente, si è registrata una svolta nell’inchiesta dei repubblicani circa gli affari del figlio Hunter Biden all’estero. Nelle scorse settimane, avevamo parlato della testimonianza-chiave fornita all’House Oversight Committee dall’ex socio di Hunter Biden, Devon Archer, il quale ha affermato che Joe Biden, in qualità di vicepresidente, aveva aiutato il figlio a rafforzare un “marchio” di famiglia tra i clienti stranieri che desideravano accrescere la loro influenza a Washington. Una strategia della famiglia che comprendeva la partecipazione dell’attuale presidente Usa a cene e o telefonate con gli affaristi di Cina, Russia, Ucraina e Kazakistan. Tale versione dei fatti smentisce completamente quanto affermato nel corso degli anni dall’anziano presidente, che ha ripetutamente giurato di non essersi mai interessato degli affari privati del figlio.
Una bugia anche secondo l’indagine portata avanti dai repubblicani. Come riportato da Fox News, sono stati rinvenuti 76 rapporti di attività sospette sui conti bancari della famiglia Biden, testimonianze di informatori che affermano di essere stati corrotti e presunte prove di 20 società di comodo che avrebbero effettuato transazioni di denaro dirette ai conti bancari della famiglia presidenziali. A complicare la situazione dei Biden, c’è anche una nuova testimonianza: quella dell’ex procuratore generale ucraino Viktor Shokin.
I repubblicani vogliono l’impeachment
Durante una recente intervista con la conduttrice Maria Bartiromo, il presidente della Camera Kevin McCarthy ha rivelato le ultime notizie sull’inchiesta in corso da parte dei repubblicani che potrebbe presto portare a una procedura di impeachment nei confronti di Joe Biden. “Il presidente - ha sottolineato l’esponente del Gop - ha giurato di non aver mai avuto a che fare con l’azienda del figlio e di non aver mai parlato di affari con soci e clienti di Hunter. Ora abbiamo scoperto che non solo ha partecipato a degli incontri, ma è andato a cena con queste persone”. E dopo una cena con degli uomini in affari con suo figlio, ha spiegato McCarthy, “Hunter Biden ha ricevuto una nuova Porsche con un trasferimento di 3,5 milioni di dollari. Abbiamo anche scoperto che, mentre era vicepresidente in carica, la famiglia Biden ha creato 20 società di comodo. Hanno ricevuto 16 dei 17 pagamenti dalla Romania mentre lui era vicepresidente.
E non finisce qui, perché i repubblicani hanno anche scoperto che il Dipartimento di Giustizia ha cercato di stringere “un accordo vantaggioso con Hunter Biden e il giudice ha detto di no. Quindi, ha ribadito lo Speaker della Camera, “se si considerano tutte le informazioni che siamo stati in grado di raccogliere finora, è naturale che si debba arrivare a un’inchiesta di impeachment”. Vi ricordate quando tutto quello che affermava Nancy Pelosi veniva preso come oro colato dai nostri media? Ebbene, il suo successore non viene nemmeno menzionato - se non in maniera saltuaria - dalle nostre agenzie stampa.
L’ex procuratore ucraino smaschera Biden
Per comprendere il ruolo dei Biden in Ucraina occorre fare un passo indietro. Nel maggio del 2016, Joe Biden - al tempo vicepresidente e responsabile dell’amministrazione Usa in Ucraina - volò a Kiev per informare l’allora presidente Pietro Poroshenko che la garanzia di un prestito ammontante a ben un miliardo di dollari americani era stata approvata per permettere a Kiev di fronteggiare i debiti. Ma si trattava di un aiuto “condizionato”. Se Poroshenko non avesse licenziato il procuratore capo, Biden avrebbe ritirato le garanzie sul prestito di cui Kiev aveva disperatamente bisogno. Si trattava del procuratore generale Viktor Shokin, il quale stava indagando sulla società ucraina di gas Burisma, nel cui consiglio d’amministrazione sedeva - guarda un po’ - Hunter Biden. Nonostante non avesse alcuna esperienza nell’ambito dell’energia, l’avvocato e lobbista figlio del presidente Usa riuscì a essere nominato nel cda percependo uno stipendio che andava dai 50 mila agli 80 mila dollari al mese. Accade proprio nel 2015, a seguito del colpo di stato di EuroMaidan, supportato dagli Stati Uniti.
Durante l’intervista con Brian Kilmeade di Fox News, Shokin ha affermato di essere stato licenziato nel 2016 perché stava indagando su Burisma, accusando i Biden di aver incassato tangenti.
“Ho detto più volte nelle mie precedenti interviste che Poroshenko mi ha licenziato su insistenza dell’allora vicepresidente Biden perché stavo indagando su Burisma”, ha detto Shokin a Fox News nell’intervista trasmessa nei giorni scorsi. «Mi avete capito bene, è andata così», ha aggiunto dopo una domanda di Kilmeade sul coinvolgimento di Biden. "Non ci sono state lamentele di sorta e nessun problema riguardo al mio rendimento sul lavoro. Ma poiché sono state ripetutamente esercitate pressioni su l’allora presidente ucraino Petro Poroshenko, questo è ciò che ha portato a licenziarmi”.