Il boom dell’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase. Dopo anni in cui gli investimenti nel settore si sono concentrati prevalentemente sul venture capital e sui mercati privati, alcune delle aziende di maggior valore del comparto stanno ora valutando l’accesso ai mercati pubblici dei capitali. Tra queste, OpenAI occupa una posizione di assoluto rilievo, non solo per la sua influenza tecnologica, ma anche perché è diventata la società più strettamente associata all’affermazione dell’intelligenza artificiale generativa come fenomeno economico di massa.
Le notizie secondo cui OpenAI avrebbe presentato la documentazione necessaria alla Securities and Exchange Commission hanno alimentato le speculazioni su una possibile quotazione in Borsa, che potrebbe concretizzarsi nel giro di pochi giorni. Pur ribadendo che nessuna decisione definitiva è stata ancora presa, questa iniziativa riflette comunque una tendenza più ampia: il progressivo passaggio dell’intelligenza artificiale da fenomeno sostenuto dal venture capital a tema centrale per gli investitori dei mercati pubblici.
Dalla rivoluzione tecnologica all’asset finanziario
L’interesse per una potenziale IPO di OpenAI è facilmente comprensibile. Dal lancio di ChatGPT alla fine del 2022, l’azienda è diventata il volto pubblico di una trasformazione tecnologica le cui implicazioni economiche sono ancora oggetto di dibattito.
L’intelligenza artificiale generativa sta già esercitando un impatto significativo su settori che spaziano dallo sviluppo software ai servizi professionali, dalla sanità all’istruzione, attirando per questo enormi flussi di investimento.
In questo contesto, il valore di OpenAI va ben oltre i suoi prodotti o i suoi ricavi. L’azienda è diventata, sotto molti aspetti, un indicatore della fiducia degli investitori nel futuro stesso dell’intelligenza artificiale. Per questo motivo, il mercato tende a considerare OpenAI come una rappresentazione dell’intero settore AI.
La natura ad alto capitale dell’IA
Dietro l’entusiasmo, tuttavia, si nasconde una realtà più complessa. A differenza di molte precedenti rivoluzioni del software, l’intelligenza artificiale richiede investimenti enormi in capitale. E, sebbene la crescita attuale appaia molto positiva, tali risorse provengono in larga misura dagli stessi attori del settore, alimentando quella che sempre più osservatori descrivono come una possibile bolla.
Lo sviluppo di modelli sempre più sofisticati richiede investimenti colossali in infrastrutture di calcolo, semiconduttori avanzati, consumo energetico e personale altamente specializzato. La corsa verso sistemi sempre più potenti si è di fatto trasformata in una competizione sulle risorse computazionali, imponendo esigenze di finanziamento estremamente elevate persino alle aziende di maggior successo.
Per OpenAI, l’accesso ai mercati pubblici potrebbe quindi offrire vantaggi che vanno ben oltre il prestigio o la liquidità finanziaria. Un’IPO di successo rafforzerebbe infatti la capacità dell’azienda di finanziare lo sviluppo futuro, riducendo al contempo la dipendenza da un numero ristretto di investitori privati e partner strategici.
Allo stesso tempo, però, la trasformazione in società quotata introdurrebbe nuovi vincoli. Gli azionisti tendono infatti a privilegiare crescita prevedibile, redditività e trasparenza, obiettivi che non sempre si conciliano con la natura sperimentale e di lungo periodo della ricerca sull’intelligenza artificiale di frontiera. Resta inoltre da capire se il settore sarà in grado di conquistare la fiducia di investitori esterni alla stessa «bolla» tecnologica.
La concorrenza si fa sempre più intensa
Un ulteriore fattore destinato a influenzare il sentimento degli investitori è la crescente competitività del panorama dell’intelligenza artificiale.
Due anni fa OpenAI sembrava godere di un vantaggio considerevole rispetto ai concorrenti. Oggi, invece, lo scenario appare profondamente mutato. Anthropic si è affermata come un serio rivale nelle applicazioni destinate alle imprese, mentre Google e Meta continuano a destinare enormi risorse finanziarie e tecnologiche allo sviluppo delle proprie ambizioni nel settore.
Nel frattempo, le aziende tecnologiche cinesi stanno rapidamente riducendo il divario, nonostante le restrizioni sull’accesso ai semiconduttori più avanzati.
Le implicazioni sono evidenti: chi valuta OpenAI non sta semplicemente analizzando le prospettive di una singola società, ma la sostenibilità del suo vantaggio competitivo in un mercato in cui la leadership tecnologica rimane estremamente fluida e le barriere all’ingresso, pur significative, non sono insormontabili.
La storia dei mercati tecnologici è ricca di esempi simili. Alla fine degli anni Novanta, molti dei primi motori di ricerca non riuscirono a sopravvivere all’ascesa di Google, che nel tempo ha conquistato una posizione largamente dominante sul mercato.
Valutazioni e redditività
La questione centrale che circonda una futura IPO riguarda inevitabilmente la valutazione della società.
Gran parte dell’ottimismo che circonda l’intelligenza artificiale si basa sulle aspettative di futuri guadagni economici piuttosto che su una redditività già consolidata. Seppur i ricavi del settore crescano rapidamente, i costi associati allo sviluppo e all’implementazione dei modelli rimangono elevati, anche per via della continua evoluzione tecnologica richiede investimenti costanti.
Questa tensione tra aspettative di crescita e fondamentali economici non rappresenta certo una novità. La storia finanziaria è costellata di esempi di tecnologie rivoluzionarie che hanno infine giustificato l’entusiasmo degli investitori, ma solo dopo periodi di eccessiva speculazione e profonde correzioni di mercato.
Il paragone con la bolla delle dot-com appare quindi inevitabile. Se da un lato l’intelligenza artificiale dispone già oggi di applicazioni concrete che molte startup di Internet alla fine degli anni Novanta non possedevano, dall’altro le valutazioni attuali incorporano aspettative sulla futura diffusione della tecnologia, sugli incrementi di produttività e sulla generazione di ricavi che restano ancora difficili da verificare.
E se quanto avvenuto durante l’era delle dot-com rappresenta un’indicazione di ciò che potrebbe accadere, è probabile che il settore attraversi inizialmente una fase di forte instabilità, caratterizzata dall’ingresso e dalla scomparsa di numerosi operatori, prima che, nel corso degli anni successivi, i mercati si stabilizzino e gli investitori acquisiscano maggiore fiducia.
Un banco di prova per l’economia dell’intelligenza artificiale
Sotto questa prospettiva, un’eventuale IPO di OpenAI rappresenterebbe molto più della semplice quotazione di una società tecnologica di grande successo.
Costituirebbe infatti uno dei primi grandi test di mercato sulla reale convinzione degli investitori che la rivoluzione dell’intelligenza artificiale possa generare rendimenti proporzionati agli straordinari capitali che oggi vengono investiti nel settore.
Se è altamente probabile che l’intelligenza artificiale rappresenti una delle principali direttrici dello sviluppo economico e tecnologico del futuro, OpenAI, così come l’intero settore, dovrà ancora lavorare per guadagnare la fiducia dei potenziali investitori.
Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale. Titolo originale: OpenAI and the IPO Race: Why Wall Street’s AI Bet Is Entering a Critical Phase?