Olio extravergine di oliva, cambiano le etichette con la circolare del Masaf

Ilena D’Errico

19 Luglio 2026 - 22:57

La circolare del Masaf cambia le regole sulle etichette e la classificazione dell’olio extravergine di oliva. I consumatori italiani sono più tutelati, ma ci sono dei rischi per l’industria.

Olio extravergine di oliva, cambiano le etichette con la circolare del Masaf

Sono cambiate le regole sull’etichettatura dell’olio extravergine d’oliva, uno degli alimenti più caratteristici della cucina italiana, fiore all’occhiello della produzione agroalimentare nostrana in tutto il mondo. Ci sono tanti tipi di olio ricavato dalle olive in commercio, tutti sicuri e apprezzati sulle tavole, ma le qualità dell’olio extravergine non conoscono paragoni. I consumatori possono scegliere quello che preferiscono, ma devono sapere esattamente cosa stanno acquistando e, soprattutto, cosa stanno per ingerire. Consideriamo inoltre che proprio per le sue caratteristiche e i maggiori costi produttivi l’olio extravergine d’oliva ha il prezzo mediamente più elevato.

Di conseguenza, i clienti devono avere accesso a informazioni corrette, precise, complete e trasparenti sulla classificazione dell’olio anche per poter valutare correttamente il prezzo. Le etichette devono quindi rispettare rigidi requisiti, che una circolare del Masaf ha appena reso ancora più precisi, pur distaccandosi dalle direttive dell’Unione europea. La misura potrà tutelare maggiormente la clientela italiana, ma rischia anche di compromettere significativamente la competitività delle industrie nostrane, ora sottoposte a vincoli penalizzanti.

Cosa cambia nelle etichette dell’olio extravergine di oliva

Grazie alla nuova circolare del ministero dell’Agricoltura le miscele di olio extravergine di oliva e olio vergine non potranno più essere vendute con la dicitura di “olio extravergine d’oliva”. Secondo il Masaf, sollecitato da Coldiretti e Unaprol, non è corretto vendere ai consumatori un prodotto definendolo come extravergine di oliva se contiene anche solo una parte di olio vergine, che inevitabilmente diluisce il prodotto e ne abbassa, seppur limitatamente, la qualità.

Secondo il ministero e le associazioni, quindi, la presenza di olio vergine deve essere immediatamente percepibile dal consumatore e il prodotto deve in ogni caso essere presentato con una classificazione di qualità inferiore rispetto all’olio extravergine d’oliva al 100%. La legge non impedisce la miscelazione di oli, ma non per questo si devono ammettere denominazioni potenzialmente fuorvianti e “in contrasto con i principi di lealtà delle pratiche informative”. Nel frattempo, l’olio già confezionato potrà continuare a essere venduto così com’è fino a esaurimento scorte, mentre quello sfuso dovrà essere debitamente segnalato come “olio di oliva vergine”.

Pro e contro della nuova denominazione

Una nota di Coldiretti e Unaprol conferma la soddisfazione delle associazioni per il risultato ottenuto e anche la richiesta di rafforzamento dei controlli sulla provenienza dell’olio extravergine di oliva in commercio. Viene inoltre auspicato l’utilizzo di alcuni esami, come la risonanza magnetica e la mappatura isotopica, per verificare in modo certo la classificazione dell’olio e provarla in tribunale all’occorrenza. Così, si vuole massimizzare la protezione dei produttori italiani e salvaguardare i prodotti Made in Italy, ma l’industria non ha affatto apprezzato l’intervento.

Come anticipato, infatti, la misura non trova riscontro nell’ampia normativa europea e per questo motivo il provvedimento nazionale rischia di penalizzare i produttori italiani nel mercato internazionale. Un olio di oliva con le stesse percentuali di olio vergine al suo interno potrà continuare a essere venduto come extravergine di oliva almeno in tutto il mercato dell’Unione europea se prodotto da uno Stato estero, mentre quello italiano dovrà essere indicato diversamente, con accento sulla minore qualità.

Il problema paventato dall’industria è quindi particolarmente accentuato e stupisce che la questione non sia stata preventivamente discussa con le istituzioni Ue, anche perché la miscela degli oli è stata legittimata con sicurezza nella normativa comunitaria (come pure in quella nazionale). È d’altra parte vero che da ora in poi l’olio extravergine di oliva italiano sarà immediatamente associato a una maggiore garanzia di qualità, non solo per l’etichettatura ma anche per i controlli aumentati. Nessuno però può essere certo che ciò si riveli sufficiente nel contesto europeo.