Aumenta l’occupazione dei neolaureati a un anno e a cinque anni dal titolo, ma le retribuzioni rallentano: 2 laureati su 3 non accettano lavori sottopagati.
L’università in Italia funziona e porta risultati: questa è la sintesi estrema dell’ultimo rapporto di AlmaLaurea che evidenzia le condizioni economiche e lavorative dei laureati italiani negli ultimi anni.
Mentre il mercato del lavoro evolve tra nuovi strumenti innovativi e vecchie tradizioni popolari, le aziende sono alla continua ricerca di nuovi candidati da assumere in organico. Il paradosso, però, è questo: l’occupazione media dei laureati aumenta, ma gli stipendi non reggono il passo e tendono ad essere più bassi delle aspettative dei giovani.
Se la laurea si conferma lo scudo più efficace contro la disoccupazione, la vera notizia è una svolta culturale profonda: 2 neolaureati su 3 sono disposti a rifiutare un posto di lavoro che offre meno di 1.500 euro netti al mese. Non perché non abbiamo voglia di lavorare, ma perché si sentono sottopagati e non vogliono lavorare in perdita.
Aumenta il tasso di occupazione dei laureati: i dati
Come evidenziato dal “XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione” presentato all’università di Matera, in Basilicata, durante il convegno dal titolo “Efficacia della formazione universitaria”, il tasso medio di occupazione dei laureati italiani è in aumento sia a un anno dalla laurea sia a cinque anni.
Le rilevazioni hanno coinvolto un pubblico piuttosto ampio formato da quasi 335 mila persone che hanno completato gli studi nel 2025 in 81 atenei aderenti al Consorzio, e quasi 700mila per gli esiti occupazionali, intervistati a 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo.
A 12 mesi dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione si attesta all’81,2% per i laureati triennali e all’80,8% per i magistrali. Una tenuta solida, trainata da una maggiore regolarità negli studi (aumentano gli studenti che finiscono i corsi nei tempi previsti) e da un mercato che richiede competenze specialistiche.
Gli stipendi medi dei neolaureati italiani non soddisfano le aspettative
Guardando però dall’altro lato della medaglia, appare un segnale negativo: gli stipendi dei neolaureati italiani sono ancora insoddisfacenti per la maggior parte dei giovani. Secondo AlmaLaurea, la retribuzione media mensile netta a un anno dal titolo è di 1.491 euro per i triennali e di 1.495 euro per i magistrali. Cifre che i giovani considerano pari al minimo sindacale per la sopravvivenza e l’indipendenza in un contesto economico e sociale in cui l’inflazione è galoppante e il costo della vita erode i risparmi degli italiani.
Molti potrebbero pensare che il rifiuto di un lavoro da parte dei giovani sia legato a una mancanza di iniziativa e voglia di mettersi in gioco, ma la verità è molto più complessa. Dopo aver ottenuto un titolo di studio, i neolaureati si aspettano delle offerte di lavoro in linea con le proprie competenze e conoscenze, ma al tempo stesso in linea con l’andamento dei prezzi di mercato. Perciò, la maggior parte dei neolaureati è disposta a rifiutare offerte che scendono al di sotto dei 1.500 euro al mese.
Non si tratta di mancanza di voglia di fare, anche perché il 91% degli intervistati si dice ampiamente soddisfatto del proprio percorso di studi, ma di una lucida analisi costi-benefici. Accettare uno stipendio mensile inferiore ai 1.500 euro in una città metropolitana significa, di fatto, lavorare in perdita.
Dopo cinque anni dal conseguimento del titolo, comunque, il quadro migliora. La retribuzione mensile netta è pari a 1.796 euro per i laureati di primo livello e a 1.903 euro per quelli di secondo livello.
Lauree STEM, gap di genere e geografico
Un altro dato interessante che balza all’occhio riguarda la differenza di genere: nella maggior parte dei casi, sono più le laureate dei laureati, eccetto nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), ovvero in quei settori dove la domanda è altissima e gli stipendi sono storicamente più elevati. La componente femminile è nettamente superiore nei gruppi educazione e formazione, linguistico e psicologico e in netta minoranza nell’informatica e tecnologie Ict e nell’ingegneria industriale e dell’informazione.
Passando invece alle tempistiche degli studi, il 60,4% delle persone laureate lo ha fatto entro i tempi stabiliti, mentre quasi quattro su dieci sono arrivati al traguardo da fuori corso.
Si registra, infine, un divario anche a livello territoriale: chi risiede al Nord ha il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede nel Mezzogiorno, oltre che godere di stipendi leggermente più elevati.
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