Occhio al 30 giugno. Se l’Italia non fa in fretta dovrà restituire €60 miliardi all’UE

Ilena D’Errico

26 Maggio 2026 - 20:12

L’Italia corre per superare la scadenza del 30 giugno. Se non farà in fretta dovrà restituire, anche indirettamente, 60 miliardi di euro all’Ue per il Pnrr.

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Sta per concludersi, almeno formalmente, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Sembrerebbe una notizia positiva, se non fosse che così parte un disperato countdown per rispettare la scadenza. Entro il 30 giugno 2026, infatti, buona parte dei progetti Pnrr dovranno essere conclusi. Una parte che per l’Italia ammonta a circa 60 miliardi di euro, di cui quasi la metà già pagati.

C’è solo da scoprire se la brusca accelerata degli ultimi mesi si rivelerà sufficiente a ultimare i lavori in tempo, altrimenti tutti i progetti della quota in scadenza sono a rischio. Secondo gli ultimi dati disponibili non sembra verosimile che la scadenza verrà rispettata e l’Unione europea ha già escluso l’ipotesi di eventuali proroghe dei termini, pertanto l’Italia, che in questi mesi ha rappresentato l’esempio più virtuoso d’Europa, potrebbe essere costretta a rinunciare a una parte consistente delle risorse.

Come funziona la scadenza del Pnrr del 30 giugno 2026

Districarsi nella complessa architettura normativa del Pnrr non è affatto facile, anche se l’Italia ha cercato di definire un quadro quanto più chiaro possibile. Le direttive del ministero dell’Economia e delle Finanze, come pure la circolare diffusa dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani e, soprattutto, la legge n. 50/2026 sono strumenti fondamentali in tal senso. La data del 30 giugno 2026 è molto importante, non soltanto perché è la scadenza che si è dato il Belpaese per soddisfare gli obiettivi che sbloccano la decima rata.

Il 30 giugno 2026 rappresenta anche la scadenza ultima per svariati progetti del Pnrr, ma non per tutti. Gli ultimi chiarimenti forniti dalla Commissione europea sottolineano infatti che gli Stati membri potranno richiedere i pagamenti fino al 31 agosto 2026, quindi questa rappresenta la scadenza per la raccolta e la validazione della documentazione da inviare alle istituzioni europee. L’erogazione dei fondi potrà invece avvenire fino al 31 dicembre 2026. Ciò significa che l’Italia ha ancora un po’ di tempo a disposizione, anche perché per molti progetti il Pnrr non prevede l’obbligo di completamento alla scadenza, bensì il raggiungimento di obiettivi minimi percentuali legati al finanziamento ricevuto.

Non è tutto, perché le opere più grandi possono essere divise in lotti, finanziati attraverso il Pnrr se completati entro il 2026, altrimenti ricorrendo ad altre forme di finanziamento europeo o nazionale. Un altro elemento importante da considerare è che il fondo prevede anche strumenti finanziari appositi per non perdere le risorse destinate all’investimento in alcuni ambiti. In queste ipotesi, è sufficiente che i fondi siano istituiti alla scadenza, indipendentemente dai tempi previsti per il completamento dell’opera. Secondo le previsioni del governo circa 23,5 miliardi di euro delle risorse Pnrr saranno gestiti in questo modo, così da poter essere completate anche dopo il 2026. La scadenza del 30 giugno 2026, tuttavia, resta perentoria per alcuni progetti, su cui l’Italia dovrebbe compiere uno sforzo notevole se vuole rispettare i termini.

L’Italia dovrà restituire 60 miliardi di euro se non farà in fretta

Come anticipato, una parte dei progetti finanziati con il Pnrr è effettivamente soggetta alla scadenza perentoria del 30 giugno. Nel dettaglio, entro questa data devono essere completate tutte le opere che richiedono il certificato di ultimazione dei lavori come prova del raggiungimento degli obiettivi europei. Si tratta per lo più dei progetti di competenza degli enti locali, su cui infatti lo Stato italiano è pronto a rivalersi in caso di inadempimento, come di fatto è previsto dalle regole. Si parla di un totale di 45.506 progetti dal valore totale di 96,4 miliardi di euro, di cui 60,4 miliardi finanziati dal Pnrr.

Al momento questi interventi, che comprendono il potenziamento ferroviario e l’edilizia scolastica, sono a uno stato di completamento medio intorno al 48,5%, con picchi vicini al totale (come per la linea ad alta velocità che collega con l’Europa del Nord) e altri appena avviati (come il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura). Certo, resteranno comunque i 60 giorni successivi alla scadenza per completare le lavorazioni (ma solo quelle di poco conto) e raccogliere la documentazione. Il mancato raggiungimento dei traguardi prefissati compromette l’accesso alle risorse e quindi, per i progetti finanziati, l’Italia potrebbe perdere fino a 60,4 miliardi di euro.

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