Obbligo fattura elettronica forfettari: chi non deve farla?

Claudia Cervi

5 Maggio 2022 - 18:31

Partite Iva: dal 1° luglio scatta l’obbligo di fattura elettronica anche per i forfettari. Chi non deve farla? Perché è un problema da un punto di vista contabile?

Obbligo fattura elettronica forfettari: chi non deve farla?

La fattura elettronica è stata introdotta in Italia dalla legge finanziaria 2008, ma attuata solo a partire dal 2015 per la pubblica amministrazione. Dal 2019 tale obbligo è stato esteso ai privati, limitatamente ai professionisti ed aziende private, escludendo alcuni operatori.

A dicembre 2021 il Consiglio UE ha approvato la proposta italiana di derogare gli articoli 218 e 232 della direttiva Iva, così da imporre la fatturazione elettronica fino al 31 dicembre 2024 e anche ai contribuenti forfettari. La pubblicazione della decisione sulla Gazzetta Ufficiale comunitaria, il 17 dicembre 2021, ha di fatto messo in moto la macchina legislativa italiana per recepire tale disposizione.

Il decreto Pnrr pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 100 di sabato 30 aprile 2022 ha fissato l’entrata in vigore dell’obbligo a partire dal 1° luglio, lasciando però una “scappatoia” che esonera fino al 31 dicembre 2023 le partite Iva con ricavi e compensi nell’anno di imposta precedente fino a 25mila euro annui.

Fattura elettronica forfettari: chi è esonerato

Dalla norma si evince che alcuni soggetti potranno continuare ad emettere fatture cartacee, in deroga al nuovo obbligo.
Si tratta di tutti i soggetti, non necessariamente in regime forfettario, che non superano compensi annui superiori a 25mila euro. Sebbene il regime forfettario sia considerato un regime fiscale «naturale» al momento dell’apertura della partita iva, dal quale si fuoriesce al superamento di 65mila euro annui di compensi, resta per il contribuente la scelta di optare per il regime ordinario rimanendo comunque escluso dalla fatturazione elettronica.

Questo implica che un soggetto che abbia aperto la partita iva nel 2022 sia esonerato dalla fattura elettronica, quantomeno fino al 1° gennaio 2023: se nel corso di quest’anno dovesse superare la soglia dei 25mila euro a partire dal 2023, sarà obbligato al nuovo adempimento.

Restano esclusi dall’obbligo anche le ASD in regime Legge 398/1991 con ricavi fino a 25mila euro (fino al 31 dicembre 2023) e i piccoli produttori agricoli (art. 34, comma 6, del Dpr n. 633/1972), già esonerati dall’emissione di fattura nel caso di volume d’affari inferiore a 7.000 euro.

Fattura elettronica forfettari: le critiche dei commercialisti

L’entrata in vigore dell’obbligo sembra dunque inderogabile, fissata al 1° luglio 2022, nonostante gli appelli e le critiche provenienti dalle parti politiche, dalle associazioni di categoria e dallo stesso Consiglio nazionale dei commercialisti.

I detrattori criticano principalmente le tempistiche di attuazione, non tanto lo strumento, utile nella lotta contro l’evasione fiscale e per ridurre i costi amministrativi delle imprese.

L’adozione a metà anno del sistema di fatturazione elettronica comporta complicazioni derivanti «da una modalità mista dei documenti in parte cartacei e in parte elettronici», spiega Elbano de Nuccio nuovo presidente del Consiglio nazionale.

Ancora più complessa è la gestione degli scontrini elettronici verso l’estero, dopo l’abrogazione sempre dal 1° luglio 2022 dell’esterometro, sottolinea Maria Pia Nucera, presidente dell’Associazione dottori commercialisti (Adc). Per documentare le operazioni svolte con l’estero, le piccole aziende italiane dovranno adeguarsi alla fattura elettronica, utilizzando i documenti predisposti dall’Agenzia delle entrate per emettere un’autofattura elettronica o integrazione, in base ai casi, da trascrivere nei registri IVA, in entrata e in uscita, in modo da assolvere correttamente all’imposta dovuta.

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