Come funzionano le obbligazioni subordinate? Qual è il loro grado di rischio? Ecco cosa sapere tra caratteristiche e opportunità di investimento.
Il mercato obbligazionario continua ad attirare piccoli e medi investitori in cerca di cedole più generose. Una parte non indifferente di questa realtà è rappresentata dalle obbligazioni subordinate, titoli che pagano di più proprio perché, quando le cose vanno male, chi li possiede è tra i primi a pagare il conto. Lo sanno i risparmiatori di Banca Etruria e Banca Marche nel 2015 e gli investitori di Credit Suisse, che nel marzo 2023 hanno visto azzerati circa 16,5 miliardi di franchi di bond subordinati in un fine settimana.
Un buon investitore, indipendentemente dai propri obiettivi, prima di qualsiasi operazione deve conoscere lo strumento con cui vuole operare. Ecco perché è importante informarsi su come investire in obbligazioni: in questa guida analizziamo le subordinate, le tipologie esistenti, i rischi, il rendimento e le tutele per i risparmiatori.
Obbligazioni subordinate, cosa sono? Definizione e significato
Cosa significa, in concreto, obbligazione subordinata? Si tratta di un titolo di debito a reddito fisso, emesso soprattutto da banche, assicurazioni e società, che si distingue per il livello di rischio e per la particolare gerarchia di rimborso in caso di insolvenza dell’emittente.
Queste obbligazioni, infatti, si collocano in una posizione subordinata rispetto ad altri debiti aziendali; ciò significa che, nel caso in cui l’ente emittente si trovi in difficoltà finanziarie o dichiari bancarotta, i detentori delle obbligazioni subordinate saranno rimborsati solo dopo che siano stati soddisfatti i creditori con priorità maggiore (come i detentori di obbligazioni ordinarie e altri debiti senior).
Sta qui la differenza tra obbligazioni subordinate e non subordinate: chi acquista una subordinata presta denaro all’emittente accettando una priorità di rimborso inferiore rispetto ai possessori di obbligazioni senior. Per compensare il maggiore rischio, offre un tasso di interesse più elevato: la Consob ricorda che un titolo subordinato dovrebbe rendere più di un’obbligazione non subordinata dello stesso emittente con caratteristiche simili. Non a caso, le subordinate vengono spesso chiamate «junior».
In termini di rendimento e di rischio si pongono in una posizione intermedia tra le obbligazioni tradizionali e i titoli azionari. Il punto centrale non è la cedola ma la clausola di subordinazione, che stabilisce chi perde per primo quando l’emittente entra in crisi.
Classificazione delle obbligazioni subordinate: le tipologie da conoscere
Con le regole di Basilea 3, tradotte nell’Unione europea dal Regolamento UE n. 575/2013 (CRR), le obbligazioni subordinate bancarie si dividono oggi in due famiglie: Additional Tier 1 (AT1) e Tier 2.
- Obbligazioni subordinate Additional Tier 1: sono le più rischiose. Il CRR le vuole perpetue, senza incentivi al rimborso e con call esercitabili solo a discrezione dell’emittente. Le cedole possono essere cancellate e, se il coefficiente di capitale primario (CET1) della banca scende sotto il 5,125% o sotto la soglia più alta prevista dal titolo, il capitale viene svalutato oppure convertito in azioni: per questo molti AT1 sono noti come obbligazioni subordinate convertibili, o CoCo bond.
- Obbligazioni subordinate Tier 2: restano subordinate ma sono meno esposte degli AT1. Hanno una durata originaria di almeno cinque anni e le call non possono essere esercitate prima di cinque anni, sempre previa autorizzazione dell’autorità di vigilanza.
Prima della riforma le tipologie erano quattro e alcuni titoli circolano ancora: i Tier 1, i più rischiosi, spesso senza scadenza; gli Upper Tier 2, con cedole posticipabili ma non cancellabili e capitale comunque esposto alle perdite; i Lower Tier 2, i più diffusi, spesso decennali; i Tier 3, con scadenze da 2 a 4 anni, eliminati da Basilea 3. Upper e Lower Tier 2 sono confluiti nell’attuale Tier 2.
Tra le subordinate e le senior ordinarie si collocano infine gli strumenti di debito chirografario di secondo livello (art. 12-bis del Testo unico bancario), detti senior non preferred: non sono subordinati, ma in caso di crisi assorbono le perdite prima delle obbligazioni senior.
Obbligazioni subordinate, tra rischi e rendimento
Come tutte le obbligazioni (in inglese bond), sono titoli di debito che rendono chi li compra creditore dell’emittente, con diritto al rimborso del capitale più un interesse o una cedola periodica. La differenza emerge quando l’emittente non riesce più a onorare l’impegno.
Perché sono rischiose?
A differenza delle obbligazioni ordinarie, le subordinate hanno un alto grado di rischio poiché, in caso di fallimento dell’emittente, i possessori di bond subordinati saranno risarciti solo dopo altre tipologie di creditori.
In alcuni casi l’investitore può subire perdite irrecuperabili. Con il bail-in, previsto dalla direttiva 2014/59/UE (BRRD), recepita in Italia con i decreti legislativi n. 180 e 181 del 16 novembre 2015 e applicabile dal 1° gennaio 2016, le perdite di una banca in dissesto vengono assorbite nell’ordine da azionisti, detentori di altri titoli di capitale, altri creditori subordinati, creditori chirografari (incluse le obbligazioni senior non garantite), persone fisiche e PMI per i depositi oltre i 100.000 euro e, infine, dal fondo di garanzia dei depositi. Restano esclusi i depositi fino a 100.000 euro e le passività garantite: un’obbligazione, anche se emessa dalla propria banca, non è un deposito.
Il rischio c’è, quindi. Nel novembre 2015, poco prima del debutto del bail-in, la risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e Carife ha azzerato azioni e subordinate in applicazione del burden sharing. Nel marzo 2023 la FINMA svizzera ha imposto l’azzeramento degli AT1 di Credit Suisse nell’operazione con UBS: nell’ottobre 2025 il Tribunale amministrativo federale ha giudicato la decisione priva di base legale, ma FINMA e UBS hanno fatto ricorso e l’ultima parola spetta al Tribunale federale.
Remunerative ma non sempre sicure
Il principale vantaggio è il rendimento superiore rispetto a strumenti più sicuri. Il rendimento extra, però, è il compenso di un rischio reale: l’investitore potrebbe non essere rimborsato, o esserlo solo in parte, e l’emittente può sospendere o cancellare il pagamento degli interessi. Per questo le subordinate sono adatte a investitori con una maggiore tolleranza al rischio e una conoscenza approfondita del mercato, per una quota limitata del portafoglio.
Come funzionano le obbligazioni subordinate
Nel funzionamento ordinario si acquista il titolo, si incassano le cedole e alla scadenza si ottiene il rimborso, se l’emittente è solvibile. Le differenze stanno in alcune caratteristiche chiave.
1) Sono strumenti molto complessi
- Non sempre il grado di rischio si evince dalla documentazione. Per capirli bisogna conoscere le logiche delle autorità di vigilanza e degli intermediari creditizi: il rimborso anticipato di un AT1 o di un Tier 2, ad esempio, richiede il via libera dell’autorità competente. Prospetto e condizioni definitive vanno letti verificando livello di subordinazione e tipo di cedola (fissa, variabile, cumulativa o non cumulativa).
2) Non hanno sempre una data certa di rimborso del capitale: «extension risk»
- La durata delle obbligazioni subordinate è spesso incerta: la scadenza manca (come negli AT1) o è molto lontana, ed è prevista una call, un’opzione di rimborso anticipato che è una facoltà dell’emittente e non un diritto dell’investitore. Banco BPM, ad esempio, ha richiamato alla prima data utile, il 14 gennaio 2026, un Tier 2 con scadenza 2031. Se la call non viene esercitata, il prezzo può scendere: è l’extension risk, l’incertezza sull’effettiva durata che rende difficile stimare il rendimento.
3) La maggior parte dei bond subordinati sono «illiquidi»
- Chi ha bisogno di rivenderli prima della scadenza può trovare pochi compratori e dover accettare uno sconto significativo. Si aggiunge il rischio di mercato: se i tassi salgono o il mercato teme una crisi bancaria, il prezzo di un subordinato cala più rapidamente di quello di una senior della stessa banca.
4) Hanno un alto grado di rischio difficile da diversificare
- In caso di dissesto o risoluzione si può perdere il 100% del capitale o vederlo convertito in azioni, con un profilo simile a quello di un portafoglio azionario.
Chi può comprarle e come sono tassate
Dopo le crisi bancarie, l’accesso dei piccoli risparmiatori è stato ristretto. L’articolo 12-ter del Testo unico bancario fissa il valore nominale unitario delle obbligazioni subordinate emesse da una banca ad almeno 200.000 euro (150.000 euro per i senior non preferred) e il Testo unico della finanza prevede la nullità dei contratti con cui clienti al dettaglio acquistano questi strumenti sotto il taglio minimo.
Sul fronte fiscale, la tassazione delle obbligazioni subordinate segue quella delle obbligazioni societarie: interessi e plusvalenze scontano l’aliquota del 26%, contro il 12,5% riservato ai titoli di Stato italiani ed equiparati. Per approfondire, ecco come funziona la tassazione delle obbligazioni.
Obbligazioni subordinate bancarie: emittenti e mercato
Il tasso di rischio dipende anche dalla qualità dell’emittente: una società piccola o alle prime emissioni offrirà subordinate più rischiose e più remunerative. Prima di comprarle conviene valutarne solidità patrimoniale, settore, rating e sentiment degli investitori.
Il mercato delle obbligazioni subordinate è dominato dalle banche, che le usano perché computabili nei fondi propri, rafforzando i requisiti patrimoniali senza aumenti di capitale. Un esempio recente: a maggio 2026 UniCredit ha collocato presso investitori istituzionali un Tier 2 da 1,25 miliardi di euro, a 10 anni e richiamabile dopo 5, con cedola fissa del 4,231% fino a maggio 2031. Il titolo ha rating attesi Baa3/BBB-/BBB, più bassi dell’A3/A-/A- dell’emittente: è il prezzo della subordinazione.
Arbitrato obbligazioni subordinate: le tutele per i risparmiatori
Chi ritiene di aver acquistato subordinate senza informazioni adeguate o con una profilatura incoerente può rivolgersi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) della Consob. Il ricorso è gratuito, online e per richieste fino a 500.000 euro: serve prima un reclamo all’intermediario rimasto senza risposta per 60 giorni o con risposta insoddisfacente, il ricorso va proposto entro un anno dal reclamo e su fatti dei dieci anni precedenti. Non ogni perdita dà diritto a un risarcimento: contano documenti firmati, profilatura e informazioni ricevute.
Per i crac del passato esiste il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR), istituito dalla legge n. 145/2018 per gli investitori di banche poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018: agli obbligazionisti subordinati spetta il 95% del costo di acquisto, fino a 100.000 euro per risparmiatore.