Obbligazioni o Azioni ad alto dividendo: cosa scegliere con i tassi alti?

Tommaso Scarpellini

24 Settembre 2023 - 08:13

Di fronte ai recenti cambiamenti economici, molti investitori si stanno domandando quale sia la scelta d’investimento migliore per i propri portafogli. Uno sguardo alle alternative.

Obbligazioni o Azioni ad alto dividendo: cosa scegliere con i tassi alti?

Con l’aumento dei tassi di interesse, gli investitori si trovano nuovamente a dover prendere decisioni cruciali sul proprio portafoglio. Uno dei dilemmi più comuni è se optare per obbligazioni o azioni ad alto dividendo. A seguito della dichiarazione di Powell di mercoledì e dell’interruzione (momentanea) degli aumenti nel livello dei tassi Fed, il pubblico degli investitori si sta domandando: «Quando ancora i tassi d’inflazione resteranno alti?»

Tassi d’interesse: siamo vicini a un’inversione?

La posticipazione delle aspettative dei ribassi, evidenziata dalle previsioni del FOMC, si è rapidamente riflessa anche nel mercato dei futures, alimentando fra i vari canali mediatici l’idea che l’economia statunitense, così come quella europea, possa trovarsi di fronte a un cambiamento strutturale abbastanza decisivo rispetto agli ultimi 10 anni, altresì caratterizzati da tassi d’interessi rasenti lo zero. La resilienza economica, specialmente verificata nel mercato del lavoro, con tassi di disoccupazione minimi, accompagnata da un lento ma progressivo abbattimento del tasso d’inflazione (se considerato su base annuale), ha alimentato l’idea fra gli operatori che il tasso naturale di equilibrio possa essersi alzato tra il 2020 e il 2023, palesando l’ipotesi che i tassi d’interesse resteranno alzati più a lungo del previsto, per emulare l’espressione utilizzata da molti canali mediatici, «per sempre».

Ed ecco che l’allarmismo ha divagato rapidamente fra gli operatori di mercato, i quali erano stati fino a ora abituati a porsi un’altra domanda: «Quando abbasseranno i tassi?» Questo cambio di paradigma complica le cose, specie se si considera l’ammontare di debito che negli ultimi 10 anni a tassi nulli è stato accumulato da famiglie, imprese e stati.

Obbligazioni o azioni ad alto dividendo: cosa è meglio scegliere?

Ma tornando al focus del discorso: «Dove ha senso allocare i propri capitali?». Attualmente, le obbligazioni e i fondi obbligazionari hanno rendimenti (nominali) sensibilmente più alti rispetto alla media degli ultimi 10 anni, ma in fin dei conti, rendimenti reali, in certi casi rasenti lo zero. Da un lato, questo permetterebbe, previo default dell’emittente, di combattere la tanto temuta pressione dell’inflazione sul proprio portafoglio di liquidità. Dall’altro, se misurato in termini reali, con tassi invariati, difficilmente, a meno di una forte spinta dal lato della domanda, si noterebbe un apprezzamento degli stessi (specie nei fondi obbligazionari), escludendo quindi l’ipotesi di guadagno in conto capitale.

Allo stesso modo, molti esperti stanno evidenziando anche il fatto che il rendimento dei titoli di stato di molti Paesi sviluppati, dovrebbe essere più alto di quello espresso dal mercato attualmente, e non considera al suo interno una componente di rischio derivante da un aumento della probabilità di default degli stessi, dato l’ammontare del debito accumulato.

Quindi, per non saper né leggere né scrivere, forse, diversificare, continua a essere la scelta migliore. Sorprende, ma l’alternativa più allettante, per chi è interessato a una rendita «perpetua», sono le azioni ad alto dividendo, sebbene ormai da tempo passate nel dimenticatoio di molti analisti. Storicamente, in momenti di questo tipo, gli investitori hanno spesso apprezzato e rivalutato l’opzione di spostarsi verso titoli che staccano dividendo, spesso coincidenti con la categoria di azioni value. I titoli value, altresì, sono asset che tipicamente vengono molto apprezzati dagli investitori in momenti di presunta o verificata turbolenza economica, in quanto considerati maggiormente in grado (rispetto ai titoli Growth) di conservare il proprio valore.

A livello ciclico, ciò che ci si aspetta è un aumento del premio per il rischio richiesto dal mercato per investire in azioni. Con tassi di rendimento dei titoli di stato più alti, aumentano i tassi di sconto da applicare ai guadagni societari per calcolare il prezzo equo, senza considerare anche un presumibile incremento delle complessità finanziarie delle società stesse. In sintesi, le società, specialmente in passato, in momenti di questo tipo, hanno optato per aumentare l’ammontare di dividendi, per attrarre investitori. Attualmente, il tasso di rendimento di un obbligazione, in media, supera quello dei dividendi dell’S&P500 ad esempio, e per questo, si sente molto parlare di abbattimento dello spread fra i due. A conferma di questo, basti domandarsi, quale è stato il momento di maggiore spinta per le azioni? Tra il 2009 (post crisi subprime) e il 2020, che guarda caso coincide con tassi di rendimento praticamente nulli, quindi ad un ciclo di espansione monetaria di un certo tipo. Seguendo questa logica, i tassi di rendimento potrebbero non aver raggiunto gli apici e potrebbe essere plausibile attendersi un aumento dei dividenti societari, ammesso che gli utili riescano a sopperire (soft landing) al peso finanziario. Per farlo, presumibilmente, le aziende dovranno ristrutturarsi finanziariamente, magari sfruttando i ritorni derivanti dall’allocazione del capitale in titoli di debito, con rendimento più alto rispetto al passato.

In sintesi, il mercato è mosso da capitali, ed i capitali si spostano seguendo spesso manie speculative (come le varie bolle che si sono susseguite negli ultimi anni), oppure le più lente, ma anche solide, variazioni economiche di fondo. Sebbene non sia una certezza che i tassi restino a lungo alti, dato che le strutture di debito moderne probabilmente non potrebbero permetterselo, allo stesso tempo questa ipotesi non esclusa e potrebbe esserci effettivamente una modifica di fondo della struttura delle scelte degli operatori nei mercati finanziari.

Argomenti