Un mercato che ha premiato la calma potrebbe presto dover fare i conti con nuove correnti globali. Le certezze restano, ma i segnali iniziano a contraddirsi.
È stato un anno d’oro per le obbligazioni europee. Uno di quelli che difficilmente passano inosservati, soprattutto per un investitore italiano. Lo spread sul BTP è sceso verso minimi pluriennali, il Bund tedesco ha compresso il differenziale con l’OAT francese fino quasi ad annullarlo, e il mercato ha premiato chi aveva scommesso su duration e debito sovrano dell’Eurozona.
Eppure, mentre in Europa la superficie appare calma, dall’altra parte dell’Atlantico iniziano a soffiare venti diversi. Venti che non hanno ancora cambiato la direzione della rotta, ma che potrebbero farlo entrando nel 2026. È solo un’ipotesi, certo. Ma è una domanda più che sensata: cosa aspettarsi ora dalle obbligazioni europee?
Il contesto americano: tassi in discesa e inflazione sotto controllo
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