Per la Cnn “erano 25 anni che la Cina non spaventava così gli investitori”. Reuters ha invece acceso i riflettori sul primo deficit della Cina negli investimenti esteri che segnalerebbe la volontà dell’Occidente di “ridurre i rischi” nell’avere a che fare con un Paese rivale degli Stati Uniti. Il Wall Street Journal, infine, ha evidenziato un altro aspetto: “Il denaro cinese fugge dal mondo occidentale”.
Unendo queste tre tendenze in atto, otteniamo il nuovo mosaico degli investimenti globale.
Tre sono le sue caratteristiche di fondo:
1) alcuni investitori occidentali – non certo tutti - stanno lentamente smarcandosi dalla Cina;
2) dal canto suo, Pechino sta spostando i suoi investimenti dall’Occidente al resto del mondo;
3) a godere di una crescita inaspettata potrebbero presto essere i Paesi del cosiddetto Global Rest, e cioè quelle nazioni che potremmo quasi definire come non allineate nella contesa tra Usa e Cina.
Questo, dunque, è quanto sta accadendo nel mondo degli affari globali. Urgono tuttavia importanti precisazioni.
Il rapporto economico tra Cina e Occidente
Affermare che i grandi investitori occidentali stiano abbandonando in massa il mercato cinese è una semplificazione grossolana. Dire però che le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina abbiano, almeno in parte, alimentato le preoccupazioni di multinazionali che avevano puntato sul Dragone, è invece corretto.
Lo scorso ottobre, l’indicatore degli investimenti diretti esteri (IDE) in Cina è sceso in rosso per la prima volta dal 1998, sottolineando l’incapacità del Paese di arginare i deflussi di capitali esteri. Secondo i dati pubblicati dalla State Administration of Foreign Exchange (SAFE), le passività per gli investimenti diretti si sono attestate a meno 11,8 miliardi di dollari nel terzo trimestre. Nel terzo trimestre del 2022, le passività per investimenti diretti della Cina ammontavano invece a 14,1 miliardi di dollari. E ancora: il principale indicatore cinese degli investimenti diretti esteri, pubblicato dal ministero del Commercio, ha mostrato un calo dell’8,4% nei primi nove mesi di quest’anno, accelerando rispetto al calo del 5,1% rilevato nei primi otto mesi.
Non è un caso che il presidente cinese Xi Jinping abbia sfruttato la trasferta negli Stati Uniti, nonché l’incontro con il suo omologo Joe Biden, per rassicurare i ceo delle più importanti aziende statunitensi affinché continuino ad investire oltre la Muraglia. Se le aziende occidentali medio-piccole navigano nell’incertezza, i colossi Usa – da Tesla a Starbucks - sono ancora ben lieti di puntare sull’immenso mercato del Dragone.
La strategia della Cina
L’economia cinese, già in difficoltà a causa degli strascichi della pandemia di Covid e per via del suddetto braccio di ferro con gli Usa, si trova insomma ad affrontare un problema non da poco. Le aziende straniere, alcune in Cina da svariati anni, stanno ripensando i loro piani e hanno iniziato ad inviare i loro profitti in patria, in altri Paesi asiatici o, addirittura, in altre regioni. Secondo l’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, le società straniere hanno portato fuori dalla nazione cinese un totale di 160 miliardi di dollari di utili nei 18 mesi fino a settembre.
Pesa la guerra commerciale, silenziosa ma ancora in atto, tra Stati Uniti e Repubblica popolare cinese. Washington ha bloccato la vendita di alcune tecnologie alla Cina e ha anche vietato agli americani di investire in iniziative tecnologiche cinesi. Il gigante asiatico ha risposto bloccando l’esportazione di materiali vitali verso l’Occidente e il Giappone. Tali politiche tutt’altro che amichevoli, anche se ben lontane da un conflitto aperto, aumentano incertezze e rischi, e rendono la Cina un luogo meno attraente per gli stranieri in cui fare affari.
Vale però anche viceversa, perché allo stesso tempo il governo cinese ha interrotto il flusso di denaro verso l’Occidente, riorientando altrove. E così, se solo pochi anni fa i soldi cinesi penetravano in Europa e Stati Uniti – lunga e clamorosa la lista di affari andata in porto: da case di lusso e hotel a cinque stelle, da aziende di primo piano a squadre di calcio – ora quell’epoca è finita. Gli investimenti cinesi si stanno ritirando dall’Occidente a causa della crescente ostilità nei confronti del capitale cinese. Sempre più spesso, Pechino preferisce adesso investire nelle fabbriche del Sud-Est asiatico e nei progetti minerari ed energetici in Asia, Medio Oriente e Sud America.