E’ arrivata l’ora anche in Italia di discutere l’adozione di un quadro normativo per gli influencer, grazie alla decisione unanime del consiglio dell’Agcom di indire una consultazione pubblica sulle misure per garantire il rispetto delle disposizioni da parte dei soggetti che creano e diffondono contenuti audio-visivi.
Questo segna un importante passo avanti nel riconoscimento dell’attività degli influencer come analoga a quella dei fornitori di servizi di media audiovisivi, con una responsabilità editoriale sui contenuti condivisi sulle piattaforme.
L’interesse delle istituzioni pubbliche nei confronti degli influencer è motivato dall’impatto che essi hanno sugli utenti, i consumatori e la società nel loro complesso. La crescente rilevanza e diffusione di queste figure, spesso denominate come «influencer», «vlogger», «streamer» o «creator», ha portato all’avvio di iniziative regolamentari in numerosi Paesi europei.
La decisione dell’Agicom
Ora, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha avviato una riflessione sulle disposizioni normative e regolamentari applicabili agli influencer al fine di favorire una maggiore trasparenza e consapevolezza nei confronti degli stakeholder e del pubblico. Pertanto, il Consiglio dell’Agcom ha deciso di sottoporre a consultazione pubblica un documento che propone misure per garantire il rispetto delle disposizioni del Testo unico da parte degli influencer.
Il documento oggetto della consultazione pubblica potrà trovare un adeguato veicolo regolamentare nella forma delle Linee-guida, che presentano il vantaggio di essere più flessibili rispetto a un regolamento e si adattano meglio alla specifica situazione degli influencer.
L’Autorità ritiene che gli influencer svolgano un’attività analoga o assimilabile a quella dei fornitori di servizi di media audiovisivi soggetti alla giurisdizione nazionale, pertanto devono rispettare le misure previste dal Testo unico, quando ricorrono i requisiti indicati nel documento sottoposto a consultazione.
È importante notare che l’Autorità ha riconosciuto la natura peculiare degli influencer e dei servizi audiovisivi che offrono.
Pertanto, si è deciso di differenziare tra soggetti che propongono contenuti audiovisivi in modo continuo, simili a un catalogo di un servizio di media on-demand (come i canali YouTube), e soggetti che operano in maniera meno continuativa e strutturata. Per i primi, si applicheranno tutti gli obblighi previsti dal Testo unico, compresa l’iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione (ROC), la promozione di opere europee e indipendenti, la presentazione di una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), mentre per i secondi non sarà giustificata l’applicazione completa del regime giuridico dei servizi di media audiovisivi a richiesta.
L’estensione del quadro giuridico e regolamentare agli influencer risulta compatibile con la natura delle loro attività e con la somiglianza delle stesse alla fornitura di servizi di media audiovisivi. Con l’avvio della consultazione pubblica, l’Autorità mira a individuare un quadro chiaro e trasparente delle disposizioni applicabili agli influencer, assicurandosi di non introdurre oneri burocratici non necessari.
È importante sottolineare che le disposizioni degli articoli 41 e 42 del Testo unico e i relativi regolamenti attuativi dell’Autorità continuano a essere applicabili alle piattaforme di condivisione video, le quali rappresentano semplicemente lo strumento tramite il quale gli influencer rendono disponibili i propri contenuti al pubblico. La disciplina delle piattaforme rimane ferma, come stabilito nel Testo unico.
La consultazione pubblica avrà una durata di 60 giorni a partire dalla pubblicazione del provvedimento sul sito internet istituzionale dell’Autorità. Questo periodo consentirà a tutti i soggetti interessati di fornire le proprie osservazioni, garantendo così un ampio coinvolgimento e contributo da parte degli stakeholder.
La stretta social in Francia
Qualcosa di simile sta accadendo in Francia, dove il deputato socialista Arthur Delporte ha presentato all’Assemblée Nationale una proposta di legge che punta a regolamentare lo status giuridico di chi lavora sui social in modo da portare ordine in un Far West in cui si moltiplicano scandali e truffe.
Molti influencer sono infatti accusati di non essere trasparenti nel presentare le pubblicità, altri di accettare qualsiasi genere di collaborazione, anche a costo di promuovere prodotti di dubbia affidabilità e provenienza o attività eticamente problematiche, come le scommesse. Si intende anche impedire la promozione di contratti finanziari a rischio, di alcuni asset digitali o di investimenti in libretti di criptovaluta o Nft.
La nuova legge intende creare le condizioni legali per riconoscere giuridicamente una professione che non è ancora contemplata dal diritto francese, e che quindi finora ha dovuto seguire regole che erano state pensate per altre professioni: regole che risultano però inadatte, se applicate a un mestiere nuovo come quello dell’influencer, e che finora hanno anche permesso la creazione di una zona grigia in cui sono proliferate pratiche viste da molti come illecite, se non addirittura «truffe».
Una iniziativa interessante che dovrà, però, col tempo prevedere anche una novità: il fenomeno degli influencer virtuali che si fa sempre più consistente.
Pochi si sono ancora interrogati sui possibili risvolti che questa rivoluzione virtuale avrà nel prossimo futuro.