Stretta sui social, la Francia prepara una legge sugli influencer

Enrica Perucchietti

7 Febbraio 2023 - 08:00

La Francia potrebbe presto approvare una legge per regolamentare un Far West in cui si moltiplicano scandali e truffe, mentre dilaga il fenomeno degli influencer virtuali.

Stretta sui social, la Francia prepara una legge sugli influencer

Il deputato socialista Arthur Delporte presenterà giovedì all’Assemblée Nationale una proposta di legge che punta a regolamentare lo status giuridico di chi lavora sui social in modo da portare ordine in un Far West in cui si moltiplicano scandali e truffe. Molti influencer sono infatti accusati di non essere trasparenti nel presentare le pubblicità , altri di accettare qualsiasi genere di collaborazione, anche a costo di promuovere prodotti di dubbia affidabilità e provenienza o attività eticamente problematiche, come le scommesse. Si intende anche impedire la promozione di contratti finanziari a rischio, di alcuni asset digitali o di investimenti in libretti di criptovaluta o Nft.

In Francia si discute da tempo della possibilità di regolare il mercato degli influencer e, in particolare, la loro principale fonte di guadagno, i contenuti sponsorizzati. La proposta punta a vietare la promozione di prodotti farmaceutici, dispositivi medici e interventi chirurgici, in particolare quelli cosmetici. Stretta anche sulla promozione di abbonamenti a pronostici sportivi, gioco d’azzardo. La violazione di tali disposizioni potrebbe pertanto essere punita con la reclusione di cinque anni e con la multa di 75.000 euro. A fare eccezione sono invece le campagne governative per promuovere la salute pubblica.

La nuova legge intende creare le condizioni legali per riconoscere giuridicamente una professione che non è ancora contemplata dal diritto francese, e che quindi finora ha dovuto seguire regole che erano state pensate per altre professioni: regole che risultano però inadatte, se applicate a un mestiere nuovo come quello dell’influencer, e che finora hanno anche permesso la creazione di una zona grigia in cui sono proliferate pratiche viste da molti come illecite, se non addirittura «truffe».

Una iniziativa interessante che dovrà, però, col tempo prevedere anche una novità: il fenomeno degli influencer virtuali che si fa sempre più consistente. Pochi si sono ancora interrogati sui possibili risvolti che questa rivoluzione virtuale avrà nel prossimo futuro.

Gli influencer virtuali hanno un vantaggio per le aziende che li usano: il loro mondo è meno regolamentato rispetto alla controparte umana e le persone che li controllano (o meglio che li programmano) non sono tenuti a rivelare la loro presenza. I modelli e gli influencer virtuali, inoltre, sono sempre più ricercati dall’alta moda per sponsorizzare i propri prodotti: ne è la prova la top model virtuale di colore, Shudu Gram, creata dal fotografo di moda Cameron-James Wilson usando il software per la creazione di effetti speciali Daz 3D. La top è già una star di Instagram con ben 73.000 follower e una serie di collaborazioni nate con diversi brand, tra cui Fenty Puma by Rihanna.

A quanto pare, la richiesta di supermodelle digitali viene proprio dai brand più popolari, ma questo successo pone diversi interrogativi, tra cui quello riguardo la credibilità che questi personaggi irreali offrono. Gli influencer virtuali sono ideati per vendere e attirare acquirenti: com’è possibile fidarsi della parola di qualcuno che non esiste e dunque che non può nemmeno indossare l’abito o le scarpe che pubblicizza? Esso rientra, cioè, nel campo della mera pubblicità.

Se magari non sentiremo la mancanza degli influencer in carne e ossa, forse dovremmo capire che verranno soppiantati prestdovemmo iniziare a regolamentare anche il ruolo dell’intelligenza artificiale. Oltre a preferire il mondo reale a quello virtuale.