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Novità pensioni: ecco le condizioni per essere esonerati dall’innalzamento a 67 anni

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Novità pensioni: ecco le condizioni per essere esonerati dall'innalzamento a 67 anni

Novità pensioni: ormai decise le categorie di lavoratori e le condizioni per l’esclusione dal meccanismo dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Arrivano novità pensioni dal tavolo tecnico in corso e per i lavoratori le notizie non sembrerebbero essere delle migliori. Come auspicato anche dalla Fornero in una recente intervista, il governo infatti non intende fare nessuna marcia indietro sull’innalzamento dell’età pensionabile né tantomeno riaprire il discorso in merito ad altri temi.

Al momento quindi si starebbe discutendo soltanto a riguardo delle categorie di lavori considerati gravosi che saranno esonerate dall’applicazione del meccanismo. Altre novità pensioni dell’ultim’ora comunque andrebbero a riguardare soltanto le ulteriori condizioni per poter “sfuggire” ai 67 anni.

Novità pensioni: prosegue la trattativa

Il primo round del tavolo tecnico che vede impegnati governo e parti sociali ha lasciato più che scontenti i sindacati. Non ci sono infatti buone novità pensioni riguardo alcuni temi che sono stati esclusi dalla riforma e che si sperava si potesse riaprire il discorso.

La Cgil in particolare nei giorni scorsi confidava molto di poter strappare un accordo anche per quanto riguarda la pensione di garanzia per i giovani, il riconoscimento del lavoro di cura e altri benefici in favore delle donne oltre allo sconto di sei mesi per ogni figlio fino a un massimo di due anni già presente nella riforma.

L’esecutivo però ha risposto in maniera negativa riguardo queste richieste: l’oggetto di discussione del tavolo tecnico è soltanto l’innalzamento dell’età pensionabile, con tutte le altre proposte che non saranno prese in considerazione.

Anche sul fronte dei 67 anni però le parti sono ancora distanti. Per capire al meglio la situazione però è necessario fare maggiore chiarezza riguardo quello che potrebbe avvenire nei prossimi giorni.

La riforma delle pensioni è stata inglobata nella legge di Bilancio 2018 che è appena approdata in Parlamento. Al momento il testo è al vaglio delle commissioni per le ultime modifiche, con i voti nelle due Aule per l’approvazione definitiva che inizieranno la prossima settimana.

L’attuale tavolo tecnico in corso, che si concluderà lunedì 13 novembre, vede impegnati i sindacati assieme al governo, che da tempo ha escluso in maniera categorica qualsiasi stop o sospensione del meccanismo.

Più che scontato quindi che difficilmente lunedì prossimo si possa arrivare a un accordo che possa soddisfare appieno le parti sociali, che al massimo potranno riuscire a ottenere un allargamento delle categorie che verranno escluse dall’innalzamento.

Di pari passo però potrebbe intervenire il Parlamento. In caso di una rottura nel tavolo tecnico, i partiti di maggioranza potrebbero decidere di approvare uno dei tanti emendamenti presentati in commissione e sospendere così di sei mesi la decisione finale in merito all’aumento progressivo dell’età pensionabile.

Visto che ormai siamo entrati in periodo di campagna elettorale, la maggioranza infatti potrebbe scegliere di rimandare il tutto a giugno, quando la “patata bollente” delle pensioni sarà così tra le mani del nuovo governo.

Al momento quindi tutte le trattative sono concentrate sull’età pensionabile. Novità a riguardo però sembrerebbero arrivare soltanto in merito alla platea di lavoratori che potrebbero essere esonerati e che starebbe sempre più aumentando.

Chi sarà escluso dai 67 anni?

Nonostante le forti pressioni da parte dei sindacati, il governo sembrerebbe avere le idee molto ben chiare su come intervenire per “ammorbidire” il meccanismo dell’innalzamento dell’età pensionabile.

L’esecutivo infatti è pronto a mettere sul piatto l’esclusione dai vari scaglioni di aumento di 15 categorie di lavori considerati gravosi: oltre alle 11 mansioni già previste per l’Ape Social, si andrebbero ad aggiungere anche i siderurgici, i marinai, i lavoratori del settore agricolo e di quello marittimo.

Ricapitolando, ecco nel dettaglio l’elenco delle 15 categorie di lavori che ormai sembrerebbe certo verranno escluse dal meccanismo.

  • Mestre di asilo nido
  • Maestre di scuola materna
  • Camionisti
  • Gruisti
  • Infermieri che fanno turni di notte
  • Facchini
  • Muratori
  • Badanti di persone non autosufficienti
  • Addetti alle pulizie
  • Addetti alla raccolta dei rifiuti
  • Addetti alla concia delle pelli
  • Siderurgici
  • Marinai
  • Agricoli
  • Marittimi

Sono molte altre però le categorie che negli ultimi giorni stanno mettendo pressione al governo per essere inserite anche loro nel novero degli esonerati. Ecco dunque che sta nascendo l’idea di istituire una commissione per delineare al meglio la platea degli esclusi.

In particolare gli invalidi, i metronotte, chi svolge lavori di cura e i disoccupati, hanno espresso tutto il loro disappunto per essere stati tagliati fuori dalla paventata stesura dell’elenco delle categorie esonerate.

Per non dover incappare nel meccanismo dell’innalzamento, un lavoratore comunque deve avere svolto almeno sei anni di attività in una delle categorie considerate gravose negli ultimi sette anni di lavoro, oltre ad aver un requisito contributivo che dovrebbe essere fissato a un minimo di 35 anni.

Un piano questo del governo che non soddisfa i sindacati, che parlano di “posizione distanti” ma comunque in parte ancora fiduciosi di poter ottenere qualche concessione in più in questi ultimi giorni di trattativa prima che lunedì prossimo vengano prese le decisioni definitive.

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